Vanda Bonardo

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NUBIFRAGIO A GENOVA

sbloccafuturo1La Liguria, un insieme di montagne che finiscono dritte dritte nel mare. La base delle pendici completamente ingessata dal cemento.Gli alvei dei fiumi spariti sotto innumerevoli palazzine e capannoni. Eppure l’acqua, quando cade, da qualche parte deve ben andare.

Chissà se di ciò è consapevole la povera signora che guardando l’auto di pregio appena massacrata dal nubifragio esclama ingenuamente “ Tutto questo deve finire!”.

Uso il termine “nubifragio” e non  “bomba d’acqua”, mi dà fastidio questa definizione coniata da un giornalismo esplosivo per un fenomeno che dal punto di vista scientifico non ha niente di dinamitardo. Difficile capire l’influenza dei cambiamenti climatici in termini di aumento delle precipitazioni. Ma una cosa è certa per coloro che amano fare i conti con la matematica del probabile: la presenza di molteplici  bacini separati nella stessa area come nel caso della Liguria rende molto alta la probabilità di un evento alluvionale (teorema della probabilità composta). E non bastano i pochi agricoltori  tornati a tirar su muretti per coltivare qualcosa.  Al di là dell’utile contributo puntuale dato, è impensabile arrivare a coprire la vastità di  interi bacini idrografici. I terrazzamenti, se vengono abbandonati senza prima ricostruire il pendio,  diventano pericolosissimi.

Le parole d’ordine sono oramai arcinote: rinaturalizzare affinché l’acqua rallenti nella sua corsa, mettere in sicurezza con interventi di disgaggio o quant’altro per i versanti abbandonati. Laddove il disastro urbanistico è compiuto occorre de-localizzare se possibile, o prevedere almeno casse di espansione e scolmatori.  Ma più di tanto non si può fare. Non è per niente risolutiva l’analisi grossolana di Renzi che riduce tutto ad un probabile eccesso di precipitazioni  o, semmai, a ritardi nelle opere. Questo vale solo in rarissimi casi e non può diventare un’ulteriore scusa per proseguire con interventi che quasi nulla hanno a che fare con una sana politica del territorio. Un pessimo esempio sotto gli occhi di tutti in Canavese è il ridicolo e dispendioso progetto di viadotto autostradale Pavone – Lessolo, utile unicamente ad  impedire che l’autostrada si allaghi per qualche ora ogni tot anni.

Si sa, lo Sblocca Italia non affronta quasi nulla dei reali problemi del Paese avendo preferito  accontentare per un po’ gli alleati a destra, ma anche a sinistra, tanto è forte e trasversale la lobby degli speculatori del cemento. Ben altra cosa è il rilancio della difesa del suolo e delle risorse, volta a proteggere in modo efficace le popolazioni e il territorio. In questa direzione Legambiente ha voluto dare un saggio di cosa sarebbe utile agli italiani con il corposo dossier  #sbloccafuturo www.legambiente.it/sblocca-futuro.

Last but not least è l’allerta rapida governata da un sistema pubblico di previsione e di intervento. In una situazione così fortemente compromessa diventa prioritaria, anche in considerazione di un aumento della frequenza degli eventi estremi. La popolazione deve essere aiutata a conoscere ed essere attrezzata a convivere e ad agire nel rischio. Questa è la dura verità con cui fare i conti in un periodo di cambiamenti epocali. Occorre un drastico cambio di mentalità per indirizzare gli investimenti sempre più verso un’economia dematerializzata e  dei servizi. E’ un delitto perdere altro tempo per conservare antiche rendite di posizione per  pochi. Altrettanto vale per le vecchie ideologie (pure a sinistra) che continuano a concentrare l’attenzione sul dito e non sulla luna indicata dal dito.

11 ottobre 2014

 

Vanda Bonardo

(Direttivo nazionale Legambiente)

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