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LA GESTIONE DEI RIFIUTI IN PIEMONTE

PREMESSO che:

simbolo_ricicloLe linee programmatiche per la gestione dei rifiuti urbani della Regione Piemonte. (DGR 195 febbraio 2007) prevedono “prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione dei rifiuti, l’incentivazione della raccolta differenziata, con1 conseguente riutilizzo, riciclaggio e recupero di materia prima, e in secondo luogo il recupero di energia.”

Parlamento Europeo (20 aprile 2012), con la relazione approvata“sulla revisione del sesto programma d’azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma” ha chiesto alla Commissione Europea “una migliore applicazione della vigente legislazione comunitaria sui rifiuti ed obiettivi più ambiziosi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio, tra cui tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati, con riferimento alla gerarchia prevista nella direttiva quadro sui rifiuti e un divieto rigoroso di smaltimento in discarica dei rifiuti raccolti separatamente”.
SEL Piemonte ribadisce e specifica che una corretta gestione del ciclo dei rifiuti necessariamente si deve realizzare attraverso :

  • la riduzione della produzione dei rifiuti, anche attraverso la riprogettazione dei beni e il riuso;
  • la raccolta differenziata con particolare attenzione alla qualità oltre che alla quantità
  • La minimizzazione dei rifiuti residui con pretrattamenti
  • lo smaltimento in discarica o l’incenerimento, da valutare sempre in base alle differenti situazioni e solo se indispensabile, dopo aver esaurito tutte le opzioni precedenti.
  • La riduzione della produzione dei rifiuti, anche attraverso la riprogettazione dei beni e il riuso; Ridurre i rifiuti all’origine è la grande scommessa dei prossimi anni. La prevenzione della produzione dei rifiuti è la prima delle opzioni nella gerarchia della gestione integrata dei rifiuti.Il ciclo dei rifiuti sarà davvero integrato, virtuoso e sostenibile, solo se fondato su una seria politica di riduzione e riuso.Un percorso richiesto dalla normativa europea, per questo, il ministero dell’Ambiente dovrà presentare il suo Programma nazionale di prevenzione entro la fine dell’anno.

In Italia, attualmente, non esistono obiettivi di riduzione, se non in alcune realtà territoriali: la regione Toscana, con un obiettivo del 15%, la regione Piemonte con un obiettivo del 10% al 2015, la provincia di Asti con un obiettivo di “meno 100 kg procapite” .E’ tempo che obettivi e sperimentazioni siano messi a sistema e articolati in tutte le loro potenzialità con la necessaria determinazione.Occorre passare dagli interventi spot ad un vero e proprio Piano per la Prevenzione della Produzione. Un invito ad operare in tal senso è dato dalla proposta di menzione da presentare nei Consigli Comunali preparata dal Forum provinciale di Torino.

La prevenzione/ riduzione dei rifiiuti si realizza attraverso:
• minor prelievo di risorse (ovvero minor input di materiali nei processi produttivi)
• sostituzione di risorse non rinnovabili con risorse rinnovabili
• sostituzione delle sostanze pericolose con sostanze non pericolose
• maggior utilizzo di materiali recuperati (ex materie prime seconde) nei processi
• prodotti monomateriale, o con basso numero di materiali diversi
• materiali ben identificati e facilmente gestibili a fine vita
• facilità di montaggio e disassemblaggio a fine vita
• utilizzo di tecnologie più pulite
• sensibilizzazione dei consumatori
• rafforzamento dell’uso dei marchi di qualità (ecolabel).

Per questo è indispensabile che la produzione sia modificata tenendo presente la fase “fine vita” dei beni di consumo in modo da ridurre fortemente i rifiuti non riciclabili.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata al compostaggio degli scarti organici. Il “sequestro” del carbonio nel suolo, attraverso i concimi organici come quelli derivanti dal compostaggio,è stato riconosciuto dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici e dalla Commissione europea come una importante misura per ridurre le emissioni di CO2. Secondo gli esperti un aumento di appena dello 0,15% di carbonio organico nei terreni seminativi, per un anno, oltre a mantenerli fertili,in un paese come l’Italia implicherebbe il “sequestro” della stessa quantità di carbonio nel suolo, attualmente rilasciato in atmosfera.

Sarebbe inoltre fondamentale, imitando alcuni stati europei come la Germania, promulgare norme più restrittive delle attuali per limitare la presenza di imballaggi nei prodotti di consumo.

Riuso.L’argomento della riparazione e riuso dei beni durevoli rappresenta un campo ancora in gran parte inesplorato sul quale bisognerebbe produrre iniziativa politica.

La raccolta differrenziata con particolarte attenzione alla qualità oltre che alla quantità e soprattutto alle frazioni recuperabili sotto forma di materia

La normativa nazionale ambientale (d.lgs. 152/06 e legge 296/2006) prevede il raggiungimento graduale del 65% di raccolta differenziata entro il 31 dicembre 2012,
La percentuale di raccolta differenziata prodotta in Piemonte nel 2010 ha superato, per la prima volta, il 50%, obiettivo fissato dalla normativa nazionale, raggiungendo il 50,4%. Un risultato che fa del Piemonte la terza regione d’Italia per raccolta differenziata.(Osservatorio regionale rifiuti ).
I rifiuti urbani prodotti in Piemonte nel 2010 ammontano a circa 2.240.000 tonnellate di cui 1.130.000 raccolte in modo differenziato ed avviate a operazioni di recupero e 1.100.000 a smaltimento. Ogni abitante piemontese ha prodotto circa 502 kg di rifiuti (-0,1% rispetto al 2009) di cui 253 kg in modo differenziato e avviati a recupero e 249 chilogrammi smaltiti. Si suppone per il 2011 una sostanziale stabilità dei dati, anche se al momento non c’è alcuna conferma da parte della Regione. I numerosi esempi di comuni piemontesi che hanno oltrepassato il 70% di raccolta differenziata e che si sono distinti per la “buona gestione” fanno sperare che gli obiettivi previsti dalla legge possano essere superati ovunque e che in molti casi si possa raggiungere la soglia dell’80% di dirrerenziata. In specifico per Torino si ribadisce che, visto il mancato avanzamento ultimamente dell’estensione del sistema di raccolta differenziata domiciliare, e visti gli ottimi risultati fin qui ottenuti con questo sistema (43% dati provincia 2011), laddove applicato, il sistema di raccolta “porta a porta” debba comunque essere portato avanti ed esteso a tutta la città, senza cadere nella trappola del “tanto c’è l’inceneritore”.

La modalità di raccolta che si è affermata come la più adatta ad elevare rapidamente e stabilmente la percentuale di raccolta differenziata è quella “porta a porta”, anche se ci sono esempi di riorganizzazione del servizio con cassonetti stradali supportata da una consistente opera di sensibilizzazione dei cittadini, che hanno dato risultati soddisfacenti.
Solo in casi limitati e circoscritti, verificata l’impossibilità dell’istituzione di questa metologia, la raccolta può avvenire con altri sistemi che prevedano il conferimento di materiali differenziati, che si rivela in ogni caso come il punto chiave per conseguire gli obiettivi.

Per quel che concerne le frazioni umida e verde dei rifiuti urbani, in Piemonte si rilevano sia insufficienza del numero di piattaforme di compostaggio, sia difficoltà a produrre compost di qualità elevata. Inoltre la collocazione del prodotto finale si inserisce in una problematica alquanto complessa. Per ottenere migliori risultati sarebbe necessario mettere in atto una seria politica di incentivazione (tariffa puntuale).

L’effettivo riciclaggio dei materiali insieme alla riduzione, costituiscono gli elementi dirimenti per una buona politica di gestione rifiuti. Il punto fondamentale, oggi, non è tanto e solamente quello di raggiungere determinati numeri, ma anche quello di produrre meno rifiuti e recuperare il più possibile materiali, così come ci richiede l’UE. Ne consegue che non si dovrebbe parlare esclusivamente di percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato, piuttosto occorrerebbe verificare la percentuale di rifiuti effettivamente riciclati.

La minimizzazione dei rifiuti residui con pretrattamentiAnche laddove la raccolta differenziata raggiunge percentuali alte ( 65% ) si ritiene utile il pretrattamento dei rifiuti residui . L’Italia è leader mondiale del Trattamento Meccanico Biologico. Anche Paesi come il Regno Unito e l’Australia sempre più guardano a questa nostra tecnologia con interesse. Inoltre va ricordato che l’impiantistica del TMB richiede tempi di realizzazione più brevi ed è caratterizzata da un’alta flessibilità ( TMB può essere usato sia per la biostabilizzazione del rifiuto residuo sia per la produzione di compost). Oltretutto il D.Lgs. 36/03, Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche dei rifiuti, sancisce l’obbligo di pretrattamento ed esige tempi di applicazione rapidi. Ciò nondimeno occorre che la norma sul divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti non pre-trattati venga al più presto attuata anche in Italia. Questa sarebbe molto utile a ridurre i quantitativi smaltiti in discarica, abbassandone anche il carico inquinante.
Lo smaltimento dei rifiuti residui Ad oggi non si è ancora chiarito il quadro generale di necessità impiantistiche in Piemonte e, nel conseguente stato di incertezza, si rischia di giungere a soluzioni locali che predefiniscono uno stato di fatto vincolante per le strategie future, anche in termini economici.Sulla recente ridelimitazione degli Ambiti Territoriali Ottimali e sulle competenze si è sostanzialmente d’accordo, ma in ciascun ATO andrebbe ridefinita la destinazione del rifiuto residuo. Per questo occorrerebbe un Piano Regionale che attualmente la Regione non ha,non essendo stato ultimato il percorso avviato dalla precedente amministrazione.

L’invito esplicito è a che la Regione si assuma le sue responsabilità per quel che concerne la pianficazione di settore e al contempo gli enti locali evitino di costruire situazioni in cui sia più difficile ridurre e riciclare i rifiuti.

Inceneritori Dando per scontate le ben note preoccupazioni sull’impatto ambientale dell’incenerimento, si rammenta che il compito degli enti locali è pur sempre quello di cercare di ridurre le conseguenze su ambiente e salute legate allo smaltimento dei rifiuti, in qualunque forma esso avvenga.Inoltre, visti i tempi di realizzazione degli impianti di incenerimento, si può facilmente intuire che nell’arco di tempo tra la proposta e l’entrata in funzione possano intervenire modifiche nella quantità e nella composizione dei rifiuti, tali da rendere inadeguato l’impianto dopo pochi anni dalla sua costruzione. La presenza di un inceneritore condiziona il territorio su cui insiste per circa 25 anni ed è scarsamente adattabile a cambiamenti nella composizione dei rifiuti. Soprattutto si ritiene negativa la necessità di mantenere per lunghi periodi un flusso in ingresso pressocché costante per alimentare l’inceneritore, fatto che indubbiamente è di ostacolo alla diminuzione dei rifiuti e alla crescita del riciclaggio.A tal riscontro si ricordano i dati sulla raccolta differenziata della provincia di Vercelli che fino a poco tempo fa la collocavano tra le ultime dell’Italia del nord.

Per i rifiuti residui deve essere prevista una soluzione tecnologica che non ponga limitazioni alla riduzione e al riciclaggio. Per questo, se nel transitorio sono accettabili soluzioni di incenerimento in impianti esistenti, per quel che concerne la nuova impiantistica si ritiene indispensabile prima di ogni decisione, una scelta attenta ad una valutazione globale dei costi e dei benefici dal punto di vista economico e ambientale, al di fuori di ogni interesse di parte.

Chiuso l’inceneritore di Mergozzo, l’unico funzionante dall’autunno 2012 sarà il forno di Vercelli, essendo il Gebido ancora in costruzione. Si ritiene che anche Vercelli (obsoleto come Mergozzo) debba andare a chiusura in tempi brevi e, come Mergozzo, sottoposto a bonifica.

L’inceneritore del Gerbido, per il quale è previsto un volume di 421 mila tonnellate annue, aumentabili a 570 mila, probabilmente entrerà in funzione nel 2013 .Per questro impianto un ulteriore punto di attenzione è dato dalla recente notizia della dismissione dal Comune a privati dell’80% circa delle quote della Società TRM che gestirà l’impianto.

Tale fatto rende assolutamente indispensabile che i controlli sulle emissioni rispondano a particolari criteri, eventualmente superando le norme minime previste in sede UE.Va anche purtroppo segnalato che in Italia i controlli sovente sono effettuati dallo stesso gestore, con cadenze piuttosto lunghe, e, solo in caso di mal funzionamento dell’impianto, il gestore stesso ha l’obbligo di comunicare all’ARPA l’anomalia riscontrata: ma chi controlla che tutto avvenga in modo regolare, con le emissioni entro i limiti di legge?

Tra i criteri di controllo possiamo elencare:

la frequenza (almeno giornaliera );
l’esaustività territoriale, ossia che siano presenti sufficienti centraline in diverse zone e a diverse distanze, tenendo conto anche delle tipiche situazioni meteo (intensità e direzione dei venti);
la trasparenza, ossia la disponibilità dei dati alla popolazione, ad es. tramite pubblicazione su un sito internet;
la terzietà, ossia che i controlli siano affidati daqlla Società che gestisce l’impianto, a un Ente terzo competente in materia (ad es. ARPA);
il confronto attendibile con il pregresso, ossia che sia determinabile l’effetto dell’inceneritore, scorporandolo dalle altre fonti inquinanti come il traffico privato, quello merci, o il riscaldamento invernale.
A tale scopo occorre che le centraline di monitoraggio siano installate al più presto possibile per disporre di serie storiche esaustive.

L’ultimo punto ha l’obiettivo – in caso di sforamento dei limiti previsti – di evitare i rimpalli di responsabilità tra diversi attori, fatto che porterebbe facilmente a non mettere in atto le necessarie misure.

Devono essere inoltre note alla popolazione le condizioni a seguito delle quali è previsto che l’impianto venga fermato o ne venga ridotto l’utilizzo, non necessariamente per responsabilità del conduttore, ma ad es. a causa di particolari condizioni climatiche.

Sel chiede che siano aboliti gli incentivi economici per gli inceneritori favorendo ed incentivando processi alternativi più virtuosi pianificati e finalizzati a soppiantare la pratica dell’incenerimento e dello smaltimento in discarica con quelle del riciclaggio/riuso e della produzione energetica dagli scarti organici intercettati alla fonte. Non siamo degli irresponsabili, noi non diciamo spegniamo subito tutti gli inceneritori perché farlo senza aver creato e messo a regime sistemi alternativi vorrebbe dire produrre un disastro ambientale senza precedenti. Noi vogliamo creare le condizioni per liberarci
progressivamente dalla necessità degli inceneritori.
Nella nostra prospettiva la raccolta differenziata il recupero e il riciclaggio non rappresenta un aspetto marginale ed integrativo di un altro sistema impiantistico, per noi rappresenta il sistema, il nostro futuro.

Per i prossimi anni si dovrà scegliere di non costruire più nuovi impianti di incenerimento e per questo occorrerà operare sapendo confutare le previsioni e gli scenari “di parte”. La riduzione dei rifiuti (anche per il particolare momento di recessione) , l’aumento della raccolta differenziata fanno ben sperare per un quantitativo molto ridotto di rifiuto residuo per il futuro. Non va dimenticato che oggi gli inceneritori “di ultima generazione” richiedono tra 350/400.000 ton/anno per essere ammortizzati e perciò si può regionevolmente supporre che una volta messo in funzione il Gerbido , non ci sia una quantità suficiente di rifiuto per un altro inceneritore in Piemonte .

Come affermato da molti ambientalisti e tecnici, le strategie di promozione del riciclaggio e della termodistruzione dovrebbero essere comparate per tutte le loro ricadute; energetiche, ambientali, occupazionali, ed anche per le reciproche interazioni.Allo stesso modo va ricordato come la pratica dell’incenerimento sia fortemente dissipativa in termini energetici se confrontata con le pratiche di riciclo delle frazioni separate e di pretrattamento dei rifiuti indifferenziati, e eventualmente con formazione di “combustibile da rifiuto” (CDR) di qualità (intendendo con questo l’ultimo residuo del rifiuto).Si ribadisce perciò l’importanza di seguire con la dovuta attenzione l’evolversi delle nuove tecnologie, ben sapendo che sarà molto difficile individuare quella risolutiva di tutti i problemi. Da valutare con attenzione in ultima ratio sono quelle soluzioni che consentano il recupero energetico attraverso la sostituzione in impianti esistenti (cementifici, centrali termoelettriche a carbone) di combustibili fossili, anche per il fatto che lasciano maggior libertà sui quantitativi conferiti. In effetti i combustibili fossili, in molti casi, comportano un impatto ambientale maggiore o uguale rispetto a combustibili da rifiuti di qualità adeguata e certificata.

Chiediamo ai nostri amministratori di essere coerenti con questa impostazione.
Se le scelte che vengono attuate oggi rimangono tutte sbilanciate verso l’incenerimento ci precluderemo qualsiasi alternativa nel prossimo futuro e in questa prospettiva la raccolta differenziata e il riciclaggio non potranno che essere del tutto marginali.

SEL assume come orizzonte della propria azione di politica ambientale la strategia “rifiuti zero” un viaggio verso quella che a tutti oggi appare come un’utopia, sicuramente una efficace e rivoluzionaria provocazione culturale e politica che costringe ogni amministratore a muoversi, a vincere la pigrizia, a non accontentarsi dell’ordinaria amministrazione dell’esistente, sprona tutti ad andare avanti anche a piccoli passi, dritti, verso questo ambizioso traguardo fissato davanti a noi.

Il sistema della governace I cambiamenti nella normativa di questi ultimi due anni richiedono una grande attenzione da parte del mondo politico affinchè non si arrivi ad una totale destabilizzazione del sistema.

La nuova normativa regionale 7/2012 del 24 maggio 2012 (che si adegua ai mutamenti legislativi nazionali) dal punto di vista gestionale prevede la separazione delle relative funzioni amministrative di organizzazione e di controllo da quelle di erogazione dei servizi.

Il territorio del Piemonte è suddiviso nei seguenti ambiti territoriali ottimali:

– ambito 1. Novarese, Vercellese, Biellese, e V.C.O.;

– ambito 2 Astigiano e Alessandrino;

– ambito 3 Cuneese;

-ambito 4 Torinese

Tra i primi articoli della nuova Legge regionale si sono declinati principi condivisibili dal punto di vista ambientale come: la riduzione dei RSU, nonché una programmazione ed una gestione integrata dei rifiuti fondata prioritariamente sulla prevenzione e sulla riduzione della produzione, sulla raccolta differenziata , sul recupero e sul corretto smaltimento, anche al fine di un adeguato ed economico riutilizzo, reimpiego e riciclo.

Secondo questa nuova normativa le Province e i Comuni ( di ciascun ATO) esercitano in forma associata le seguenti funzioni:

– piano d’ambito – realizzazione impianti e imposizione tariffaria

– modello organizzativo

– affidamento dei servizi

Le funzioni di piano d’ambito, tariffe, modello organizzativo sono esercitate d’intesa con la Giunta regionale quando sono relative ad opere strategiche, intendendosi per tali i termovalorizzatori, gli impianti finalizzati all’utilizzo energetico dei rifiuti e le discariche a servizio dei medesimi.

Il luogo di governo delle politiche sono le “Conferenze d’ambito”(costituite da Province e Comuni) che operano in nome e per conto degli EELL associati. E’ prevedibile che questo creerà una certa problematicità per quei territori su cui insistono un gran numero di Comuni (Alessandria 190, Torino 315, Cuneo 250)

Il venire meno dei Consorzi crea analoghe problematiche a quelle che si creano nell’ambito socio-assistenziale, ovvero il venire meno di una titolarità degli EELL a gestire un servizio e determinarne le politiche.

La legge regionale presenta parecchie ambiguità perchè se è vero che stabilisce le macroaree delle ATO è altrettanto vero che all’art.6 prevede che:

“Nel caso di articolazione degli ambiti territoriali ottimali in aree territoriali omogenee, ferme restando le competenze delle conferenze d’ambito, per ciascuna di tali aree può essere istituita una assemblea composta dai sindaci o assessori delegati dei comuni appartenenti all’area interessata”

In definitiva la nuova legge regionale prevete ambiti che risultano troppo grandi per la gestione e il controllo da parte degli EELL e troppo piccoli per una seria programmazione delle politiche relative al ciclo dei rifiuti.

La soppressione del sistema ATO-Consorzi e le soluzioni normative prospettate con la legge regionale 7/2012 del 24 maggio 2012 poco soddisfano le esigenze di governo del ciclo dei rifiuti. Il nuovo ente, la Conferenza d’ambito, pare costruito per non funzionare:un’assemblea che dovrà assumere decisioni importanti e di ampio respiro probabilmente senza possedere le necessarie competenze. Un probabile esempio di come le necessarie riforme del funzionamento dello stato e delle sue articolazioni territoriali non possano e non debbano essere assunte per rispondere alle contingenze immediate ma disegnare un sistema che funzioni nel tempo (sia in termini di costi sia in termini di qualità delle prestazioni o dei servizi erogati) e che garantisca ai cittadini la gestione pubblica dei servizi essenziali e universali come è quello dello smaltimento dei rifiuti.

Tutto ciò a riprova di come un tema così delicato come quello dello smaltimento dei rifiuti (e non solo quelli urbani) necessiti di interlocuzioni serie, affidabili, che sappiano tradurre in atti quello che viene concordato e, soprattutto, non venire meno agli impegni assunti con i cittadini nel momento della richiesta del loro consenso.

Ottobre 2012

(testi a cura di Vanda Bonardo e Fabio Lavagno)

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