Vanda Bonardo

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PROGETTO WASTEND, SCRIVE VANDA BONARDO

Legambiente Chivasso rende pubblica la lettera dell’ex presidente di Legambiente Piemonte

chivasso legambienteCon il presente Comunicato Stampa abbiamo deciso, come Circolo Legambiente Chivasso, di pubblicare la lettera che ci è pervenuta da Vanda Bonardo, ex-presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, ora Direttivo nazionale di Legambiente nonché esponente di Sinistra Ecologia e Libertà:
« Il progetto WastEnd è molto interessante e la presenza di un tecnico “a rifiuti zero” come Roberto Cavallo, in veste di consulente, è per certi versi una garanzia. Ambiziosi e di qualità gli obiettivi di raccolta differenziata all’80 per cento e di riciclo, più che condivisibile lo smaltimento a freddo del residuo, in particolare per quel che concerne il trattamento dell’umido. Si tratta di un’utile risposta al trattamento delle frazioni umida e verde dei rifiuti urbani. In Piemonte da tempo rileviamo sia l’insufficienza del numero di impianti sia la difficoltà a produrre compost di qualità elevata.
Non va però dimenticato che tutto questo si inserisce in un territorio che ha sofferto parecchio nel recente passato. Come scordare la terribile vicenda di alcuni anni or sono, quando il sindaco allora in carica Bruno Matola fece un’ordinanza per bloccare i camion che stavano conferendo una montagna di veleni in regione Pozzo? E’ più che comprensibile la preoccupazione di chi abita in zona e quindi la forte necessità di maggior comprensione e conoscenza di quanto sta accadendo, insieme alla giusta richiesta di garanzie.
Il dato più problematico riguarda il milione di metri cubi rifiuti in più destinati alla discarica. Proprio su questo aspetto credo che tutte le forze democratiche presenti nel chivassese debbano pretendere chiarezza cercando di entrare nel merito per capire bene cosa si sta proponendo. Ad esempio l’impianto di trattamento dell’organico di quante t/anno ha bisogno? Sappiamo che l’Acea ha conteggiato per il proprio impianto 300 mila tonnellate di residui in venti anni, qui quanto occorre? Quanto è ampio il bacino di raccolta/riciclaggio? Come questo progetto si inserisce in una
pianificazione più ampia, anche su una scala regionale, semmai all’interno di quel piano regionale rifiuti che da troppo tempo deve essere aggiornato?
Come si concilia questa scelta con la necessità di chiudere la “VASCA ZERO” (Patto fra Sindaci)?
In casi come questi mi pare ci siano tutti gli elementi che rendono indispensabile un tavolo che coinvolga una realtà più ampia di quella chivassese dove tutte le forze democratiche entrando nel merito della questione sotto tutti gli aspetti (ambientale, territoriale, economico e lavorativo) si impegnino attivamente a costruire una decisione condivisa, all’altezza delle richieste del territorio. »
Ringraziamo Vanda Bonardo per l’importante contributo. Molti aspetti evidenziati dall’illustre ambientalista ricalcano le posizioni del Circolo e le perplessità che da mesi stiamo evidenziando ad ogni incontro pubblico, speriamo che ai tavoli tecnici possano precedere delle risposte chiare e puntuali volte a sciogliere i nodi politici del Progetto WastEnd partendo dal tema del milione di metri cubi.

SEL EPOREDIESE SU TRATTAMENTI DI PIROGASSIFICAZIONE A BORGOFRANCO

Ivrea,6 ottobre 2013

pir borgoRelativamente al progetto di pirogassificazione proposto nel comune di Borgofranco nell’esprimere il proprio punto di vista Sinistra Ecologia e Libertà vuole  innanzitutto ricordare la sua posizione sul ciclo dei rifiuti.

Alla base di ogni scelta in materia di rifiuti va posta – a nostro parere – particolare attenzione al trattamento dei rifiuti stessi e alle soluzioni tecnologiche, poiché per  ogni scelta  di trattamento dei rifiuti residui occorrerebbe sempre prevedere una soluzione tecnologica che non ponga limitazioni alla riduzione e al riciclaggio.

Nella nostra prospettiva infatti la raccolta differenziata, il recupero e il riciclaggio non rappresentano un aspetto marginale ed integrativo di un altro sistema impiantistico, per noi rappresentano il sistema, il nostro futuro.  Per questo riteniamo indispensabile valutare tutte le ricadute che un impianto di riciclaggio e di trattamento a caldo, quale quello di Borgofranco, possono offrire, dall’ambito energetica, ambientale, economico e occupazionale, con relative interazioni. Adottiamo quindi un metodo di valutazione trasparente e senza pregiudiziali che non escluda un’attenta analisi di costi e benefici.

Ciò premesso, non ci vogliamo esimere dal seguire con  la dovuta attenzione l’evolversi delle nuove  tecnologie, ben sapendo che sarà molto difficile individuare una soluzione che risolva i complessi problemi legati al ciclo e riciclo dei rifiuti.In tal senso condividiamo la posizione del circolo Legambiente Dora Baltea,  impegnato nel Comitato DORA BALTEA CHE RESPIRA insieme a cittadini ed amministratori, che esprime una posizione di netta contrarietà alla realizzazione dell’impianto industriale e di intervento/controllo sulla sperimentazione.

Allo stesso modo chiediamo ai nostri amministratori, per quanto possa loro competere, di essere coerenti con questa impostazione e facciamo nostre le preoccupazioni espresse nell’appello del Comitato. Ribadiamo pertanto la necessità che:

1.nessuna decisione attinente a temi ambientali e di salute pubblica venga presa da parte della sola Amministrazione Comunale di Borgofranco;

2.pur consapevoli dei limiti di un Referendum consultivo (unico strumento previsto dalla  normativa vigente), per favorire la partecipazione si indìca un Referendum tra i cittadini di Borgofranco e dei Comuni limitrofi, nel caso venga chiesto di realizzare l’impianto industriale;

3.come già chiesto dai Comuni di Andrate, Carema, Chiaverano, Nomaglio, Quassolo, Quincinetto,Settimo Vittone e Montalto Dora, tutti i dati relativi all’impianto sperimentale (qualità del gas,quantità e qualità degli scarti), siano pubblici. Devono essere monitorate in particolare le emissioni dei motori che bruciano il gas.

Il circolo Sinistra Ecologia e Libertà Eporediese

documento Alpi di Legambiente

ecco, scaricabile, il nuovo documento Alpi di Legambiente.Documento Alpi Legambiente agosto 2013

Testo che ho coordinato in qualità di responsabile nazionale Alpi di Legambiente.

firma PETIZIONE IPLA

 

“Noi sottoscritti rivolgiamo un pressante appello al Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, affinché le competenze di elevato valore scientifico, intellettuale e operativo, residenti oggi in IPLA SpA vengano mantenute al servizio della Regione e dei suoi cittadini.

Non si tratta di salvare una sigla o una ragione sociale ma di individuare come valorizzare il lavoro ultratrentennale che l’Istituto ha svolto in ambito ambientale e sulla “green economy”.

Il futuro dell’economia regionale, nazionale ed europea da più parti è individuata nella cosiddetta “economia verde”. L’IPLA in questi anni ha garantito il rilevamento e la gestione di una mole enorme di dati su foreste, biodiversità, rifiuti, suoli, patologie ambientali (lotta alle zanzare) e tartufi e gestisce le banche dati naturalistica e pedologica della Regione. La pianificazione in ambito agrario ed ambientale utilizza giornalmente le elaborazioni e i progetti che IPLA ha nel tempo realizzato.

Disperdere questo patrimonio di conoscenze riteniamo sia una scelta poco lungimirante. Per questo Le chiediamo un intervento che possa costruire un percorso verso il futuro anche in considerazione del fatto che la recente sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la parte della legge sulla Spending Review che imponeva l’alienazione e/o la liquidazione delle società partecipate regionali.

L’IPLA del futuro potrà e dovrà supportare concretamente la realizzazione di adeguati investimenti sull’ambiente e sulle produzioni sostenibili e i possibili ritorni in termini di sviluppo economico del territorio rurale”.

FIRMA LA PETIZIONE

LA GESTIONE DEI RIFIUTI IN PIEMONTE

PREMESSO che:

simbolo_ricicloLe linee programmatiche per la gestione dei rifiuti urbani della Regione Piemonte. (DGR 195 febbraio 2007) prevedono “prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione dei rifiuti, l’incentivazione della raccolta differenziata, con1 conseguente riutilizzo, riciclaggio e recupero di materia prima, e in secondo luogo il recupero di energia.”

Parlamento Europeo (20 aprile 2012), con la relazione approvata“sulla revisione del sesto programma d’azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma” ha chiesto alla Commissione Europea “una migliore applicazione della vigente legislazione comunitaria sui rifiuti ed obiettivi più ambiziosi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio, tra cui tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati, con riferimento alla gerarchia prevista nella direttiva quadro sui rifiuti e un divieto rigoroso di smaltimento in discarica dei rifiuti raccolti separatamente”.
SEL Piemonte ribadisce e specifica che una corretta gestione del ciclo dei rifiuti necessariamente si deve realizzare attraverso :

  • la riduzione della produzione dei rifiuti, anche attraverso la riprogettazione dei beni e il riuso;
  • la raccolta differenziata con particolare attenzione alla qualità oltre che alla quantità
  • La minimizzazione dei rifiuti residui con pretrattamenti
  • lo smaltimento in discarica o l’incenerimento, da valutare sempre in base alle differenti situazioni e solo se indispensabile, dopo aver esaurito tutte le opzioni precedenti.
  • La riduzione della produzione dei rifiuti, anche attraverso la riprogettazione dei beni e il riuso; Ridurre i rifiuti all’origine è la grande scommessa dei prossimi anni. La prevenzione della produzione dei rifiuti è la prima delle opzioni nella gerarchia della gestione integrata dei rifiuti.Il ciclo dei rifiuti sarà davvero integrato, virtuoso e sostenibile, solo se fondato su una seria politica di riduzione e riuso.Un percorso richiesto dalla normativa europea, per questo, il ministero dell’Ambiente dovrà presentare il suo Programma nazionale di prevenzione entro la fine dell’anno.

In Italia, attualmente, non esistono obiettivi di riduzione, se non in alcune realtà territoriali: la regione Toscana, con un obiettivo del 15%, la regione Piemonte con un obiettivo del 10% al 2015, la provincia di Asti con un obiettivo di “meno 100 kg procapite” .E’ tempo che obettivi e sperimentazioni siano messi a sistema e articolati in tutte le loro potenzialità con la necessaria determinazione.Occorre passare dagli interventi spot ad un vero e proprio Piano per la Prevenzione della Produzione. Un invito ad operare in tal senso è dato dalla proposta di menzione da presentare nei Consigli Comunali preparata dal Forum provinciale di Torino.

La prevenzione/ riduzione dei rifiiuti si realizza attraverso:
• minor prelievo di risorse (ovvero minor input di materiali nei processi produttivi)
• sostituzione di risorse non rinnovabili con risorse rinnovabili
• sostituzione delle sostanze pericolose con sostanze non pericolose
• maggior utilizzo di materiali recuperati (ex materie prime seconde) nei processi
• prodotti monomateriale, o con basso numero di materiali diversi
• materiali ben identificati e facilmente gestibili a fine vita
• facilità di montaggio e disassemblaggio a fine vita
• utilizzo di tecnologie più pulite
• sensibilizzazione dei consumatori
• rafforzamento dell’uso dei marchi di qualità (ecolabel).

Per questo è indispensabile che la produzione sia modificata tenendo presente la fase “fine vita” dei beni di consumo in modo da ridurre fortemente i rifiuti non riciclabili.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata al compostaggio degli scarti organici. Il “sequestro” del carbonio nel suolo, attraverso i concimi organici come quelli derivanti dal compostaggio,è stato riconosciuto dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici e dalla Commissione europea come una importante misura per ridurre le emissioni di CO2. Secondo gli esperti un aumento di appena dello 0,15% di carbonio organico nei terreni seminativi, per un anno, oltre a mantenerli fertili,in un paese come l’Italia implicherebbe il “sequestro” della stessa quantità di carbonio nel suolo, attualmente rilasciato in atmosfera.

Sarebbe inoltre fondamentale, imitando alcuni stati europei come la Germania, promulgare norme più restrittive delle attuali per limitare la presenza di imballaggi nei prodotti di consumo.

Riuso.L’argomento della riparazione e riuso dei beni durevoli rappresenta un campo ancora in gran parte inesplorato sul quale bisognerebbe produrre iniziativa politica.

La raccolta differrenziata con particolarte attenzione alla qualità oltre che alla quantità e soprattutto alle frazioni recuperabili sotto forma di materia

La normativa nazionale ambientale (d.lgs. 152/06 e legge 296/2006) prevede il raggiungimento graduale del 65% di raccolta differenziata entro il 31 dicembre 2012,
La percentuale di raccolta differenziata prodotta in Piemonte nel 2010 ha superato, per la prima volta, il 50%, obiettivo fissato dalla normativa nazionale, raggiungendo il 50,4%. Un risultato che fa del Piemonte la terza regione d’Italia per raccolta differenziata.(Osservatorio regionale rifiuti ).
I rifiuti urbani prodotti in Piemonte nel 2010 ammontano a circa 2.240.000 tonnellate di cui 1.130.000 raccolte in modo differenziato ed avviate a operazioni di recupero e 1.100.000 a smaltimento. Ogni abitante piemontese ha prodotto circa 502 kg di rifiuti (-0,1% rispetto al 2009) di cui 253 kg in modo differenziato e avviati a recupero e 249 chilogrammi smaltiti. Si suppone per il 2011 una sostanziale stabilità dei dati, anche se al momento non c’è alcuna conferma da parte della Regione. I numerosi esempi di comuni piemontesi che hanno oltrepassato il 70% di raccolta differenziata e che si sono distinti per la “buona gestione” fanno sperare che gli obiettivi previsti dalla legge possano essere superati ovunque e che in molti casi si possa raggiungere la soglia dell’80% di dirrerenziata. In specifico per Torino si ribadisce che, visto il mancato avanzamento ultimamente dell’estensione del sistema di raccolta differenziata domiciliare, e visti gli ottimi risultati fin qui ottenuti con questo sistema (43% dati provincia 2011), laddove applicato, il sistema di raccolta “porta a porta” debba comunque essere portato avanti ed esteso a tutta la città, senza cadere nella trappola del “tanto c’è l’inceneritore”.

La modalità di raccolta che si è affermata come la più adatta ad elevare rapidamente e stabilmente la percentuale di raccolta differenziata è quella “porta a porta”, anche se ci sono esempi di riorganizzazione del servizio con cassonetti stradali supportata da una consistente opera di sensibilizzazione dei cittadini, che hanno dato risultati soddisfacenti.
Solo in casi limitati e circoscritti, verificata l’impossibilità dell’istituzione di questa metologia, la raccolta può avvenire con altri sistemi che prevedano il conferimento di materiali differenziati, che si rivela in ogni caso come il punto chiave per conseguire gli obiettivi.

Per quel che concerne le frazioni umida e verde dei rifiuti urbani, in Piemonte si rilevano sia insufficienza del numero di piattaforme di compostaggio, sia difficoltà a produrre compost di qualità elevata. Inoltre la collocazione del prodotto finale si inserisce in una problematica alquanto complessa. Per ottenere migliori risultati sarebbe necessario mettere in atto una seria politica di incentivazione (tariffa puntuale).

L’effettivo riciclaggio dei materiali insieme alla riduzione, costituiscono gli elementi dirimenti per una buona politica di gestione rifiuti. Il punto fondamentale, oggi, non è tanto e solamente quello di raggiungere determinati numeri, ma anche quello di produrre meno rifiuti e recuperare il più possibile materiali, così come ci richiede l’UE. Ne consegue che non si dovrebbe parlare esclusivamente di percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato, piuttosto occorrerebbe verificare la percentuale di rifiuti effettivamente riciclati.

La minimizzazione dei rifiuti residui con pretrattamentiAnche laddove la raccolta differenziata raggiunge percentuali alte ( 65% ) si ritiene utile il pretrattamento dei rifiuti residui . L’Italia è leader mondiale del Trattamento Meccanico Biologico. Anche Paesi come il Regno Unito e l’Australia sempre più guardano a questa nostra tecnologia con interesse. Inoltre va ricordato che l’impiantistica del TMB richiede tempi di realizzazione più brevi ed è caratterizzata da un’alta flessibilità ( TMB può essere usato sia per la biostabilizzazione del rifiuto residuo sia per la produzione di compost). Oltretutto il D.Lgs. 36/03, Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche dei rifiuti, sancisce l’obbligo di pretrattamento ed esige tempi di applicazione rapidi. Ciò nondimeno occorre che la norma sul divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti non pre-trattati venga al più presto attuata anche in Italia. Questa sarebbe molto utile a ridurre i quantitativi smaltiti in discarica, abbassandone anche il carico inquinante.
Lo smaltimento dei rifiuti residui Ad oggi non si è ancora chiarito il quadro generale di necessità impiantistiche in Piemonte e, nel conseguente stato di incertezza, si rischia di giungere a soluzioni locali che predefiniscono uno stato di fatto vincolante per le strategie future, anche in termini economici.Sulla recente ridelimitazione degli Ambiti Territoriali Ottimali e sulle competenze si è sostanzialmente d’accordo, ma in ciascun ATO andrebbe ridefinita la destinazione del rifiuto residuo. Per questo occorrerebbe un Piano Regionale che attualmente la Regione non ha,non essendo stato ultimato il percorso avviato dalla precedente amministrazione.

L’invito esplicito è a che la Regione si assuma le sue responsabilità per quel che concerne la pianficazione di settore e al contempo gli enti locali evitino di costruire situazioni in cui sia più difficile ridurre e riciclare i rifiuti.

Inceneritori Dando per scontate le ben note preoccupazioni sull’impatto ambientale dell’incenerimento, si rammenta che il compito degli enti locali è pur sempre quello di cercare di ridurre le conseguenze su ambiente e salute legate allo smaltimento dei rifiuti, in qualunque forma esso avvenga.Inoltre, visti i tempi di realizzazione degli impianti di incenerimento, si può facilmente intuire che nell’arco di tempo tra la proposta e l’entrata in funzione possano intervenire modifiche nella quantità e nella composizione dei rifiuti, tali da rendere inadeguato l’impianto dopo pochi anni dalla sua costruzione. La presenza di un inceneritore condiziona il territorio su cui insiste per circa 25 anni ed è scarsamente adattabile a cambiamenti nella composizione dei rifiuti. Soprattutto si ritiene negativa la necessità di mantenere per lunghi periodi un flusso in ingresso pressocché costante per alimentare l’inceneritore, fatto che indubbiamente è di ostacolo alla diminuzione dei rifiuti e alla crescita del riciclaggio.A tal riscontro si ricordano i dati sulla raccolta differenziata della provincia di Vercelli che fino a poco tempo fa la collocavano tra le ultime dell’Italia del nord.

Per i rifiuti residui deve essere prevista una soluzione tecnologica che non ponga limitazioni alla riduzione e al riciclaggio. Per questo, se nel transitorio sono accettabili soluzioni di incenerimento in impianti esistenti, per quel che concerne la nuova impiantistica si ritiene indispensabile prima di ogni decisione, una scelta attenta ad una valutazione globale dei costi e dei benefici dal punto di vista economico e ambientale, al di fuori di ogni interesse di parte.

Chiuso l’inceneritore di Mergozzo, l’unico funzionante dall’autunno 2012 sarà il forno di Vercelli, essendo il Gebido ancora in costruzione. Si ritiene che anche Vercelli (obsoleto come Mergozzo) debba andare a chiusura in tempi brevi e, come Mergozzo, sottoposto a bonifica.

L’inceneritore del Gerbido, per il quale è previsto un volume di 421 mila tonnellate annue, aumentabili a 570 mila, probabilmente entrerà in funzione nel 2013 .Per questro impianto un ulteriore punto di attenzione è dato dalla recente notizia della dismissione dal Comune a privati dell’80% circa delle quote della Società TRM che gestirà l’impianto.

Tale fatto rende assolutamente indispensabile che i controlli sulle emissioni rispondano a particolari criteri, eventualmente superando le norme minime previste in sede UE.Va anche purtroppo segnalato che in Italia i controlli sovente sono effettuati dallo stesso gestore, con cadenze piuttosto lunghe, e, solo in caso di mal funzionamento dell’impianto, il gestore stesso ha l’obbligo di comunicare all’ARPA l’anomalia riscontrata: ma chi controlla che tutto avvenga in modo regolare, con le emissioni entro i limiti di legge?

Tra i criteri di controllo possiamo elencare:

la frequenza (almeno giornaliera );
l’esaustività territoriale, ossia che siano presenti sufficienti centraline in diverse zone e a diverse distanze, tenendo conto anche delle tipiche situazioni meteo (intensità e direzione dei venti);
la trasparenza, ossia la disponibilità dei dati alla popolazione, ad es. tramite pubblicazione su un sito internet;
la terzietà, ossia che i controlli siano affidati daqlla Società che gestisce l’impianto, a un Ente terzo competente in materia (ad es. ARPA);
il confronto attendibile con il pregresso, ossia che sia determinabile l’effetto dell’inceneritore, scorporandolo dalle altre fonti inquinanti come il traffico privato, quello merci, o il riscaldamento invernale.
A tale scopo occorre che le centraline di monitoraggio siano installate al più presto possibile per disporre di serie storiche esaustive.

L’ultimo punto ha l’obiettivo – in caso di sforamento dei limiti previsti – di evitare i rimpalli di responsabilità tra diversi attori, fatto che porterebbe facilmente a non mettere in atto le necessarie misure.

Devono essere inoltre note alla popolazione le condizioni a seguito delle quali è previsto che l’impianto venga fermato o ne venga ridotto l’utilizzo, non necessariamente per responsabilità del conduttore, ma ad es. a causa di particolari condizioni climatiche.

Sel chiede che siano aboliti gli incentivi economici per gli inceneritori favorendo ed incentivando processi alternativi più virtuosi pianificati e finalizzati a soppiantare la pratica dell’incenerimento e dello smaltimento in discarica con quelle del riciclaggio/riuso e della produzione energetica dagli scarti organici intercettati alla fonte. Non siamo degli irresponsabili, noi non diciamo spegniamo subito tutti gli inceneritori perché farlo senza aver creato e messo a regime sistemi alternativi vorrebbe dire produrre un disastro ambientale senza precedenti. Noi vogliamo creare le condizioni per liberarci
progressivamente dalla necessità degli inceneritori.
Nella nostra prospettiva la raccolta differenziata il recupero e il riciclaggio non rappresenta un aspetto marginale ed integrativo di un altro sistema impiantistico, per noi rappresenta il sistema, il nostro futuro.

Per i prossimi anni si dovrà scegliere di non costruire più nuovi impianti di incenerimento e per questo occorrerà operare sapendo confutare le previsioni e gli scenari “di parte”. La riduzione dei rifiuti (anche per il particolare momento di recessione) , l’aumento della raccolta differenziata fanno ben sperare per un quantitativo molto ridotto di rifiuto residuo per il futuro. Non va dimenticato che oggi gli inceneritori “di ultima generazione” richiedono tra 350/400.000 ton/anno per essere ammortizzati e perciò si può regionevolmente supporre che una volta messo in funzione il Gerbido , non ci sia una quantità suficiente di rifiuto per un altro inceneritore in Piemonte .

Come affermato da molti ambientalisti e tecnici, le strategie di promozione del riciclaggio e della termodistruzione dovrebbero essere comparate per tutte le loro ricadute; energetiche, ambientali, occupazionali, ed anche per le reciproche interazioni.Allo stesso modo va ricordato come la pratica dell’incenerimento sia fortemente dissipativa in termini energetici se confrontata con le pratiche di riciclo delle frazioni separate e di pretrattamento dei rifiuti indifferenziati, e eventualmente con formazione di “combustibile da rifiuto” (CDR) di qualità (intendendo con questo l’ultimo residuo del rifiuto).Si ribadisce perciò l’importanza di seguire con la dovuta attenzione l’evolversi delle nuove tecnologie, ben sapendo che sarà molto difficile individuare quella risolutiva di tutti i problemi. Da valutare con attenzione in ultima ratio sono quelle soluzioni che consentano il recupero energetico attraverso la sostituzione in impianti esistenti (cementifici, centrali termoelettriche a carbone) di combustibili fossili, anche per il fatto che lasciano maggior libertà sui quantitativi conferiti. In effetti i combustibili fossili, in molti casi, comportano un impatto ambientale maggiore o uguale rispetto a combustibili da rifiuti di qualità adeguata e certificata.

Chiediamo ai nostri amministratori di essere coerenti con questa impostazione.
Se le scelte che vengono attuate oggi rimangono tutte sbilanciate verso l’incenerimento ci precluderemo qualsiasi alternativa nel prossimo futuro e in questa prospettiva la raccolta differenziata e il riciclaggio non potranno che essere del tutto marginali.

SEL assume come orizzonte della propria azione di politica ambientale la strategia “rifiuti zero” un viaggio verso quella che a tutti oggi appare come un’utopia, sicuramente una efficace e rivoluzionaria provocazione culturale e politica che costringe ogni amministratore a muoversi, a vincere la pigrizia, a non accontentarsi dell’ordinaria amministrazione dell’esistente, sprona tutti ad andare avanti anche a piccoli passi, dritti, verso questo ambizioso traguardo fissato davanti a noi.

Il sistema della governace I cambiamenti nella normativa di questi ultimi due anni richiedono una grande attenzione da parte del mondo politico affinchè non si arrivi ad una totale destabilizzazione del sistema.

La nuova normativa regionale 7/2012 del 24 maggio 2012 (che si adegua ai mutamenti legislativi nazionali) dal punto di vista gestionale prevede la separazione delle relative funzioni amministrative di organizzazione e di controllo da quelle di erogazione dei servizi.

Il territorio del Piemonte è suddiviso nei seguenti ambiti territoriali ottimali:

– ambito 1. Novarese, Vercellese, Biellese, e V.C.O.;

– ambito 2 Astigiano e Alessandrino;

– ambito 3 Cuneese;

-ambito 4 Torinese

Tra i primi articoli della nuova Legge regionale si sono declinati principi condivisibili dal punto di vista ambientale come: la riduzione dei RSU, nonché una programmazione ed una gestione integrata dei rifiuti fondata prioritariamente sulla prevenzione e sulla riduzione della produzione, sulla raccolta differenziata , sul recupero e sul corretto smaltimento, anche al fine di un adeguato ed economico riutilizzo, reimpiego e riciclo.

Secondo questa nuova normativa le Province e i Comuni ( di ciascun ATO) esercitano in forma associata le seguenti funzioni:

– piano d’ambito – realizzazione impianti e imposizione tariffaria

– modello organizzativo

– affidamento dei servizi

Le funzioni di piano d’ambito, tariffe, modello organizzativo sono esercitate d’intesa con la Giunta regionale quando sono relative ad opere strategiche, intendendosi per tali i termovalorizzatori, gli impianti finalizzati all’utilizzo energetico dei rifiuti e le discariche a servizio dei medesimi.

Il luogo di governo delle politiche sono le “Conferenze d’ambito”(costituite da Province e Comuni) che operano in nome e per conto degli EELL associati. E’ prevedibile che questo creerà una certa problematicità per quei territori su cui insistono un gran numero di Comuni (Alessandria 190, Torino 315, Cuneo 250)

Il venire meno dei Consorzi crea analoghe problematiche a quelle che si creano nell’ambito socio-assistenziale, ovvero il venire meno di una titolarità degli EELL a gestire un servizio e determinarne le politiche.

La legge regionale presenta parecchie ambiguità perchè se è vero che stabilisce le macroaree delle ATO è altrettanto vero che all’art.6 prevede che:

“Nel caso di articolazione degli ambiti territoriali ottimali in aree territoriali omogenee, ferme restando le competenze delle conferenze d’ambito, per ciascuna di tali aree può essere istituita una assemblea composta dai sindaci o assessori delegati dei comuni appartenenti all’area interessata”

In definitiva la nuova legge regionale prevete ambiti che risultano troppo grandi per la gestione e il controllo da parte degli EELL e troppo piccoli per una seria programmazione delle politiche relative al ciclo dei rifiuti.

La soppressione del sistema ATO-Consorzi e le soluzioni normative prospettate con la legge regionale 7/2012 del 24 maggio 2012 poco soddisfano le esigenze di governo del ciclo dei rifiuti. Il nuovo ente, la Conferenza d’ambito, pare costruito per non funzionare:un’assemblea che dovrà assumere decisioni importanti e di ampio respiro probabilmente senza possedere le necessarie competenze. Un probabile esempio di come le necessarie riforme del funzionamento dello stato e delle sue articolazioni territoriali non possano e non debbano essere assunte per rispondere alle contingenze immediate ma disegnare un sistema che funzioni nel tempo (sia in termini di costi sia in termini di qualità delle prestazioni o dei servizi erogati) e che garantisca ai cittadini la gestione pubblica dei servizi essenziali e universali come è quello dello smaltimento dei rifiuti.

Tutto ciò a riprova di come un tema così delicato come quello dello smaltimento dei rifiuti (e non solo quelli urbani) necessiti di interlocuzioni serie, affidabili, che sappiano tradurre in atti quello che viene concordato e, soprattutto, non venire meno agli impegni assunti con i cittadini nel momento della richiesta del loro consenso.

Ottobre 2012

(testi a cura di Vanda Bonardo e Fabio Lavagno)

La maggiori associazioni ambientaliste oggi a Montecitorio per incontrare Bersani

“C’E’ BISOGNO DI UNA SVOLTA VERDE PER RILANCIARE L’ITALIA”

Incontro con Bersani che punta su un Programma d’Attacco

ass.ambient“Se, come detto dall’onorevole Bersani, il nuovo Governo deve definire un ‘Programma d’attacco’, per rilanciare il Paese si deve puntare decisamente sul Green Deal, su una Svolta per un’economia verde e rigenerativa che deve costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo, valorizzando gli elementi di forza (parchi, biodiversità, patrimonio culturale, produzioni di qualità), garantendo una roadmap verso il 100% di energie rinnovabili, un programma di piccole e medie opere immediatamente cantierabili per il risanamento e la manutenzione del territorio e una ri-conversione ecologica del nostro apparato produttivo che ricomprenda i costi ambientali per evitare che le minacce e i danni ambientali provocati dalle produzioni inquinanti ricadono sui cittadini e mettano a rischio anche gli asset di forza del Paese”, così commentano le maggiori associazioni ambientaliste CAI – Club Alpino Italiano, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF che hanno avuto un incontro questa mattina dalle 13.00 alle 14.00 a Montecitorio con l’onorevole Pierluigi Bersani, che ha ricevuto il mandato esplorativo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

“Apprezziamo che per la prima volta nella storia repubblicana si chieda un incontro anche con le associazioni ambientaliste, riconoscendo loro un ruolo fondamentale nel contribuire con la tutela dell’ambiente, della biodiversità e dei beni culturali alla ricchezza della nazione”, aggiungono le maggiori associazioni ambientaliste, che hanno consegnato un sintetico documento su 10 temi 1.Energia e clima; 2. Trasporti e infrastrutture; 3. Consumo del Suolo, 4. Difesa del Suolo, 5. Bonifiche, 6, Biodiversità e aree protette, 7. Beni culturali e paesaggistici, 8. Turismo e ambiente, 9. Ministero dell’ambiente, 10. Diritti e delitti ambientali (vedi scheda di approfondimento in coda).

Le maggiori associazioni ambientaliste chiedono, anche, di dare piena attuazione alla Strategia Nazionale della Biodiversità, approvata nell’ottobre 2010, che stenta a decollare e di fissare un termine entro il quale approvare la nuova generazione dei Piani paesaggistici, che attendiamo dal gennaio 2010. Occorre che il Governo si occupi organicamente di Patrimonio culturale, della sua conservazione (tutela e cura), fruizione (turismo culturale) e ri-produzione di cultura”.

Le maggiori associazioni ambientaliste chiedono più coraggio nella ri-conversione ecologica dell’economia: “Il presupposto della Green Economy è la decarbonizzazione dell’economia e non quella di creare un “settore verde. – commentano le maggiori associazioni ambientaliste e aggiungono: “In questo senso, le proposte a breve presentate nel Programma di Governo dell’on. Bersani, ampiamente condivisibili nello specifico, vanno inserite in un quadro nuovo che preveda la progressiva fuoriuscita dalle fonti fossili. E’ necessario rivedere in quest’ottica la “Strategia Energetica”da poco approvata dal governo uscente: eliminare progressivamente l’uso del carbone e dell’olio combustibile nel settore elettrico, fermare le trivelle a mare, garantire strumenti efficaci e snelli alle rinnovabili per uno scenario 2050 a zero emissioni di CO2. Anche nel settore delle grandi opere si chiede chiarezza: si deve definire un Piano nazionale per la mobilità che serva a dare risposta ai gravi problemi di congestione e di inquinamento delle nostre città, abbandonare il Primo programma delle infrastrutture strategiche, che costituisce (con le sue 390 opere in elenco per 375 miliardi di euro) un’ipoteca per il futuro economico-finanziario e ambientale del Paese.”

Segue:
Scheda di approfondimento “Punti per una ri/conversione ecologica del Paese”

Roma, 25 marzo 2013

Gli Uffici Stampa
WWF Italia, Tel.: 06 84497 265/213; 02 83133233
Legambiente: 06 86268376 – 53
Touring Club Italiano, Tania Rao Torres/Chiara Catella Tel. 02 8526214; Cell.3493371029

Scheda di approfondimento:

PUNTI PER UNA RI/CONVERSIONE ECOLOGICA DEL PAESE
INCONTRO CON L’ON. PIERLUIGI BERSANI DEL 25 MARZO 2013

Quelle che vengono descritte qui di seguito sono alcune delle principali priorità individuate dalle maggiori associazioni ambientaliste CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF tra le 80 proposte e 12 filoni tematici che sono stati illustrati nel Documento pre-elettorale “Agenda ambientalista per la Ri/Conversione ecologica del Paese”.

• ENERGIA E CLIMA – Confermare misure immediatamente applicabili quali gli sgravi del 55% per l’efficienza energetica degli edifici, ma nel contempo definire anche il quadro complessivo di intervento attraverso la convocazione di una conferenza energetica nazionale che veda la partecipazione delle organizzazioni non governative e abbia come obiettivo la revisione della Strategia Energetica Nazionale, approvata recentemente con decreto interministeriale. Revisione basata su due assi di intervento/obiettivi: 1. l’Obiettivo del 100% Rinnovabili al 2050 definendo una strategie di transizione che porti all’abbandono progressivo delle centrali alimentate con combustibili fossili, procedendo subito a non costruire nuove centrali a carbone ed ad olio combustibile e rinunciando a al piano di trivellazioni petrolifere off shore; 2. la definizione di una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse per i settori di produzione dell’energia elettrica, dei trasporti, dell’industria e dei servizi che sostengano la Green Economy.

• TRASPORTI E INFRASTRUTTURE – Procedere subito: 1. con tutti gli atti necessari alla liquidazione della Stretto di Messina Spa e alla caducazione dei rapporti concessori, convenzionali e contrattuali con il GC Eurolink, 2. ad un dibattito pubblico che porti ad individuare priorità di intervento per il potenziamento delle linee ferroviarie esistenti alternative alla trasversale ad AV a cominciare dalla Torino-Lione (come sta già avvenendo sull’asse Venezia-Trieste da parte del commissario governativo Bartolo Mainardi); 3. ad emendare l’art. 1 della Legge Obiettivo, l. n. 443/2001, laddove stabilisce che il Primo programma sia “automatica integrazione” del Piano Generale dei Trasporti e della logistica. In un quadro di più ampio respiro rivedere profondamente le procedure derivanti dalla Legge Obiettivo garantendo sedi di confronto tecnico, l’informazione e la partecipazione della cittadinanza e definire un Piano nazionale della mobilità che superi il Primo Programma delle infrastrutture strategiche (lievitato in maniera incontrollata tra il 2001 e il 2012 dai 125,8 miliardi di euro ai circa 375 miliardi di euro attuali) e abbia come priorità l’intervento organico nelle aree urbane, il riequilibrio modale dalla strada alla ferrovia in particolare per le merci e la riduzione delle emissioni di gas serra.

• CONSUMO DEL SUOLO – dal punto di vista delle modifiche puntuali alla normativa attuale: 1. definire una diversa modulazione del contributo di costruzione di cui all’art. 16 del DPR n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia) in grado anche di premiare la riqualificazione statica e energetica del patrimonio edilizio; 2. reintrodurre il vincolo di destinazione del contributo di costruzione. escludendo che sia utilizzato per il finanziamento della spesa corrente. Dal punto di vista della innovazione normativa: a) elaborare una nuova legge di governo del territorio, che aggiorni la normativa urbanistica ferma al 1942, pervenire ad una legge sul contenimento per via normativa del consumo di suolo, non solo agricolo (partendo dal recente disegno di legge proposto sul tema dal ministro delle Politiche Agricole) e b) introdurre una imposta selettiva che disincentivi il consumo di nuovo suolo su aree esterne al già insediato e sui beni paesaggistici ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, D.lgs. n. 42/2004.

• DIFESA DEL SUOLO – adoperarsi per un migliore coordinamento della normativa esistente e una identificazione chiara delle competenze e del sistema delle responsabilità, a partire dalle Autorità di distretto; aggiornare e adeguare i Piani di Assetto Idrogeologico nella logica multidisciplinare e sistemica della pianificazione di bacino, coerentemente con quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60) e dalla Direttiva Alluvioni (2007/60) anche e soprattutto per favorire azioni per una politica di adattamento ai cambiamenti climatici. Garantire risorse adeguate e continue alla manutenzione del territorio e alla difesa del suolo. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare calcola che ci sia bisogno di 2,6 miliardi di euro l’anno per 15 anni per garantire la tutela e il ripristino degli equilibri idrogeologici ed ambientali.

• BONIFICHE – definire una strategia nazionale per garantire l’avvio concreto degli interventi di bonifica attraverso un’azione coordinata con le Regioni competenti (anche in relazione agli interventi non d’interesse nazionale) ed una messa in mora dei soggetti che ai termini di legge hanno l’obbligo di procedere ai ripristini ambientali ed alla messa in sicurezza dei siti contaminati. Infine, va ripristinato il reato di “omessa Bonifica”, previsto a suo tempo dall’art. 51-bis del Decreto legislativo n.22/1997 – c.d “Decreto Ronchi” che è stato sostanzialmente abrogato dall’art. 257 D.Lgs. n. 152/2006 e va cancellato il “condono” introdotto di fatto dall’art. 2 della legge n. 13/2009.

• BIODIVERSITA’ ED AREE PROTETTE – garantire subito nei provvedimenti di spesa, a partire dalla Legge di Stabilità, fondi sufficienti al funzionamento dei parchi terrestri e delle aree marine protette e organizzare la Terza conferenza nazionale delle aree protette in un quadro di certezze per la governance dei parchi nazionali e regionali. Operare perché si proceda alla progressiva integrazione degli obiettivi la Strategia Nazionale sulla Biodiversità approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici.

• BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI – Per quanto riguarda i beni culturali, bisogna seguire le indicazioni date dal Presidente della Repubblica agli Stati generali della cultura il 15.11.2012. Occorre che il Ministero si occupi anche di cultura, di produzioni e di turismo culturali, oltre che di beni e di attività culturali, e bisogna al più presto reintegrare i Comitati tecnico-scientifici recentemente aboliti, rendendo monco il Consiglio Superiore. Il Ministero è in una situazione comatosa, pur avendo una capacità di spesa per investimenti di circa 500 milioni. Dispone per quest’anno di solo 90 milioni per mantenere e restaurare l’intero patrimonio: meno di un quinto di quanto è in grado di spendere in un anno. Servono, quindi, urgentemente almeno altri 200 milioni per permettere di compiere le sue funzioni ordinarie. Bisogna poi bloccare il taglio imminente di una cinquantina di soprintendenti e prevedere l’assunzione in tre anni di un migliaio di unità con varie qualifiche. Servono, poi, agevolazioni fiscali riguardo all’Iva, all’imposta sui redditi e alle sponsorizzazioni. I servizi aggiuntivi devono essere a breve reimpostati. E’ consigliabile consentire ai privati di dare il loro contributo progettuale, previsto d’altra parte nei codici dei beni culturali e dei lavori pubblici. Fondamentale è anche il rapporto con le Università, previsto nel progetto per Pompei, e che andrebbe sistematicamente adottato. Infine, per quanto riguarda il paesaggio, è da ricordare che nessun piano paesaggistico è stato fino ad ora approvato congiuntamente da Ministero e Regioni. Manca infatti nel Codice un limite di tempo per ottemperare a quest’obbligo di legge. Ciò si raccorda con la proposta della legge quadro nazionale per limitare l’uso dei suolo a fini costruttivi.

• TURISMO E AMBIENTE – Per definire una visione Paese e far crescere qualitativamente l’offerta e, dunque, per rendere l’Italia più competitiva sul mercato internazionale, si chiede un Piano nazionale per la qualità per consentire alle imprese di riposizionarsi e di sperimentare progetti di rete che impegnino gli operatori in percorsi condivisi e di crescita comune rispettando e promuovendo quelle attività innovative che valorizzano le vocazioni dei territori. Bisogna anche dedicare grande attenzione allo sviluppo del settore turistico del Mezzogiorno affrontando i problemi del buon uso del territorio, della criminalità e della sicurezza e del migliore impiego delle risorse derivanti dalla nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020.

• MINISTERO DELL’AMBIENTE – Si deve bloccare la progressiva liquidazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare portando il suo bilancio annuale dagli attuali 450 milioni ad almeno 700 milioni di euro l’anno, per consentire di avere le risorse sufficienti per finanziare anche interventi in particolare nel settore della difesa del suolo. Si deve istituire inoltre un’Agenzia nazionale autonoma per i controlli ambientali, che svolga a questo fine attività ispettive, analitiche e di ricerca sul campo e coordini un sistema integrato di agenzie ambientali.

• DIRITTI E DELITTI AMBIENTALI – Si ritiene che si possa procedere a breve alla tutela penale dell’ambiente avendo come riferimento la proposta elaborata nella XV Legislatura dalla Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti, che aveva visto il consenso delle diverse forze politiche. Inoltre, se la legislatura avrà respiro si ritiene opportuna la introduzione, tra i principi fondamentali della Costituzione, del diritto alla tutela dell’ambiente da declinarsi, oltre che come diritto soggettivo, anche in termini di dovere, specie nei confronti delle successive generazioni.

CANDIDATI RISPONDONO A LEGAMBIENTE

  • legambiente_piemonteCome giudica la nostra proposta di legge? Ritiene di poterla sottoscrivere, impegnandosi concretamente a portarla in discussione in Parlamento?

Siamo stati tra i primi a sottoscrivere la proposta di legge poiché condividamo appieno le istanze sostenute e per questo ci impegnamo a portarla avanti in Parlamento.A questo proposito si rammenta che SEL intende rilanciare il dibattito sull’uso razionale di beni comuni come aria, acqua, suolo, territorio, paesaggio e biodiversità ben sintetizzati qui nel concetto di bellezza.

  • L’eccessivo consumo di suolo nel nostro Paese comporta la perdita di suoli agricoli e paesaggi, che vengono irrimediabilmente compromessi. Le nuove costruzioni non sono quasi mai giustificate dalle esigenze abitative e produttive. L’ultima denuncia è arrivata pochi giorni fa dall’Ispra che ha dichiarato che ogni secondo in Italia perdiamo 8 metri quadrati di suolo (oltre la media europea). Pensate sia un fenomeno da contrastare? Come?

E’ indispensabile contrastare il consumo di suolo.Per compiere questo passo indifferibile occorre ripartire dalla determinazione dei fabbisogni “reali”, ovvero necessari alla soddisfazione delle esigenze delle persone e delle attività economiche, alla qualità della vita e allo sviluppo. Contemporaneamente occorre rinunciare a tutti quegli interventi di corto respiro, spesso utili solo a far quadrare i bilanci degli Enti o peggio ancora a soddisfare piccoli gruppi di interesse.Affrontare le questioni urbanistiche, e, quindi, anche i processi attraverso i quali le pubbliche amministrazioni governano il territorio, significa inevitabilmente cercare di comprendere i processi che regolano le trasformazioni del territorio (sia esso urbano o extraurbano.).Il riferimento è alla formazione e appropriazione della rendita, ossia all’incremento di valore del territorio proprio per effetto delle scelte pubbliche relative alla destinazione dei suoli, alla loro densità di utilizzo, agli investimenti per la infrastrutturazione del contesto.

  • L’agricoltura sta assumendo un ruolo sempre più strategico per il futuro della nostra società e nonostante questo la politica se ne occupa molto poco, quali strategie, a suo avviso, andrebbero messe in atto per poter aiutare questo importante settore a migliorarsi e modernizzarsi pur nel rispetto della tradizione che caratterizza il nostro Paese? Ritiene sia necessario attuare politiche che aiutino e supportino le piccole aziende che non possono competere con l’agricoltura intensiva e industrializzata; se si quali? È favorevole o contrario agli OGM? È favorevole o contrario alle colture esclusivamente destinate alla produzioni non destinate all’alimentazione (biomasse, biodisel, ecc.)?

Vogliamo un’attività agricola che rappresenti un vero presidio ambientale del territorio. Un’agricoltura che garantisca reddito può arginare il fenomeno del consumo dissennato del suolo creando forze vive di pressione locale che si battano contro la destinazione delle aree agricole ad aree di edilizia residenziale e aree produttive. Così come vogliamo un’agricoltura che si occupi del ripristino ambientale, della manutenzione di sentieri e altra infrastrutturazione minore rurale.
Le politiche a favore dell’agricoltura e il rapporto con le lobby del settore devono chiudere le porte al puro assistenzialismo per stimolare la crescita di un forte comparto agricolo del futuro.
L’azienda agricola deve fare i conti con il mercato, anche se piccola, ma a questa vanno attribuite funzioni nuove di interesse collettivo come: la manutenzione idrogeologica, il miglioramento degli habitat agronaturali insimma un’agricoltuira multifunzionale e in tal senso vanno pensati i meccanismi di incentivi a sostegno delle piccole aziende.Va promossa anche la consapevolezza nelle aziende agricole di essere custodi (oltre che legittime proprietarie) del suolo agricolo inteso come vero patrimonio collettivo: di cui la collettività incentiva la custodia, la piena funzionalità produttiva, l’efficienza ambientale, il valore paesaggistico.
Siamo contrari alla coltivazione di OGM sul territorio italiano.
Per le biomasse è indispensabile prevedere una valutazione del bilancio del carbonio (LCA), che privilegi pertanto i residui e la provenienza locale, mentre più cauta deve essere la valutazione delle coltivazione dedicate. In tal senso si ritiene che le colture non alimentari destinate alla produzione di biomassa, biodiesel e bioetanolo,possano essere esclusivamente inserite in normali rotazioni agrarie o comunque in pratiche che consentano di ottenere produzioni adeguate in condizioni di bilancio energetico favorevole, di mantenere la fertilità generale dei suoli e di non distogliere in modo definitivo le superfici agrarie dalla loro naturale destinazione.

  • Come giudica la decisione della commissione agricoltura del Parlamento Europeo di impoverire o bloccare la maggior parte delle misure di greening, che obbligavano le aziende a mettere in atto una serie di azioni rivolte alla salvaguardia e miglioramento della biodiversità per poter aver accesso ai finanziamenti della PAC, e che, più in generale, avrebbero dovuto rendere l’agricoltura più sostenibile per l’ambiente. È a favore del greening? Pensa che le aziende agricole che percepiscono finanziamenti pubblici debbano dimostrare di svolgere un ruolo utile all’ambiente ed alla collettività? L’Italia, essendo uno dei primi contribuenti della CEE può incidere su queste decisioni: cosa pensa di poter fare affinché ciò accada realmente?

Esprimiamo il nostro netto dissenso relativamente al blocco delle misure greening e pensiamo che queste scelte possano essere riviste eventualmente anche con una bocciatura del bilancio da parte del Parlamento Europeo oltre che con il necessario pressing da parte del futuro governo italiano.Tra le varie misure da tradursi in fondi strutturali utilizzabili a livello regionale riteniamo importanti per l’intera collettività:
 Gli incentivi alla forestazione di pianura come compromesso tra riqualificazione naturalistica del territorio e opportunità di reddito. Conversione dei pioppeti e dei campi a cereali delle aree golenali e delle aree più scomode e meno produttive con bosco
 Gli incentivi al ridisegno del paesaggio agricolo con l’alternanza di colture, siepi, tratti boscati;
 La promozione dell’agricoltura in montagna, associata alla manutenzione territorio e dei sentieri;
 I centri per l’agricoltura biologia e per i servizi ai prodotti tipici;
 La promozione della filiera corta e dei prodotti tipici;;
 I rapporti stretti tra le associazioni dei produttori e i gruppi di acquisto collettivo;
 Le azioni per favorire l’approvvigionamento esclusivo di prodotti di stagione del territorio da parte della ristorazione e del ricettivo turistico-alberghiero;

  • I boschi sono un’importante risorsa multifunzionale: l’aumento del costo dei combustibili per il riscaldamento, nonché gli incentivi per la produzione di energia da biomassa hanno riacceso l’interesse verso il loro sfruttamento. La gestione forestale è in capo alle Regioni che hanno normative anche molto differenti tra loro. Tutto il settore risente di una pesante arretratezza e disorganizzazione che favorisce chi si improvvisa a svantaggio di ditte serie che operano ufficialmente sul mercato. Fatte queste premesse, cosa pensa si debba fare per garantire uno sfruttamento della risorsa che garantisca il mantenimento della sua multifunzionalità?
  • Pensa che il CFS debba essere riorganizzato, se sì come e con quali finalità? Pensa sia utile investire nel settore forestale, in modo certo e continuativo, anche per quel che riguarda lo studio e la conoscenza, visto il ruolo che gli viene riconosciuto nel contribuire alla lotta per il cambiamento climatico. Se sì con quali risorse? É d’accordo a cancellare il vincolo paesaggistico e dunque l’obbligo di compensazione facilitando la possibilità di trasformare un enorme quantità di boschi, come stabilito dall’art. 26 del decreto semplificazioni (L.35 del 4/4/2012)?

In questo particolare momento di crisi economica generalizzata, l’interesse che si è venuto a creare per lo sfruttamento delle nostre foreste va in qualche modo governato e indirizzato al fine di evitare che, utilizzazioni forestali senza regole ci privino di un patrimonio fondamentale che per essere mantenuto tale richiede il rispetto di regole ben definite.Si ritiene indispensabile e urgente rafforzare la tutela del patrimonio faunistico e ambientale, riformando così anche il Corpo forestale regionale, che soffre sempre più di carenze di personale qualificato e manca di direttive coerenti con gli obiettivi di tutela e valorizzazione dell’ambiente naturale. Per quanto sopra risulta quindi indispensabile investire nel settore forestale.Siamo contrari alla cancelazione del vincolo paesaggistico.

  • Si impegna a sostenere la taratura dell’incentivazione delle fonti rinnovabili in funzione della loro sostenibilità, in particolare togliendo gli incentivi in vigore per quelle fonti che, ad un esame di ciclo di vita, risultano avere un bilancio ambientale negativo a livello locale o globale, e incrementando gli incentivi per pratiche più virtuose, come ad esempio, la sostituzione dell’eternit sui tetti con pannelli fotovoltaici?

SI

  • Si impegna a propugnare la realizzazione di un deposito nucleare centralizzato nazionale opponendosi, viceversa, alla realizzazione di depositi nucleari locali?

SI

  • Si impegna a richiedere il ripristino della norma che impone il rispetto dei valori massimi di campo elettromagnetico ad alta frequenza per qualsiasi intervallo di sei minuti, e non come media giornaliera?

SI

  • Si impegna a promuovere l’adozione di misure organiche, che vadano oltre le logiche della raccolta differenziata, dell’incenerimento, dello smaltimento e della gestione dello scarto, al fine di passare da azioni sul consumatore (da continuare a sensibilizzare) ad interventi sul produttore, premiando chi sceglie di fabbricare simili prodotti, chi ingegnerizza, incentivando la produzione di beni con una vita più lunga, facilmente smaltibili a fine vita e riutilizzabili in ogni parte?

SI

  • Si impegna a sostenere l’ottemperanza alla nuova direttiva europea sui rifiuti che, tra gli impegni per ogni Stato membro, prevede entro il 12 dicembre 2013 la redazione del Programma nazionale di prevenzione?

SI

  • Nella proposta di legge per la bellezza si parla anche di repressione all’abusivismo edilizio, piaga che affligge tutta l’Italia anche se meno la nostra Regione. Non si può dire altrettanto per le ecomafie e i reati ambientali che, come denunciamo con il nostro annuale Rapporto Ecomafia e come emerso dalle ultime inchieste (Minotauro, Alba Chiara, ecc) non sono solo più prerogativa del sud Italia.
  • Da tempo noi chiediamo che i reati ambientali vengano inseriti nel codice penale. Cosa ne pensate? Come pensate di muovervi per arginare la criminalità ambientale?

La lotta alle mafie e alla corruzione per noi è parte essenziale di un grande e forte progetto di ricostruzione dei diritti sociali e delle politiche pubbliche.Per questo poniamo al primo punto del nostro programma sulla legalità il contrasto ai capitali e ai patrimoni dei corrotti e dei mafiosi per un loro riutilizzo sociale. In considerazione del fatto che gran parte del femomeno mafioso e dell’illegalità è riferibile ad atti contro l’ambiente consideriamo indispensabile l’introduzione nel Codice penale dei delitti contro l’ambiente, condannando con pene reclusive, crescenti in base alla gravità degli illeciti, l’inquinamento ambientale, la frode, il disastro, il delitto di ecomafia. Anche in questo senso raccogliamo e facciamo nostra la proposta avanzata dall’Associazione Libera per un forte rilancio della Legge La Torre e per una effettiva utilizzazione a scopo sociale dei beni confiscati. Riteniamo del tutto inadeguata l’attuale legge anticorruzione, nella quale mancano i capitoli decisivi del falso in bilancio e dei reati di auto riciclaggio e corruzione tra privati.

  • Si impegna affinché vengano messe in campo tutte le politiche necessarie per favorire entro il 2020 il raggiungimento del target 20-20-20 della mobilità (intese come percentuali di ripartizione modale tra biciclette, pedoni e TPL), quale risposta più efficace al disinquinamento e alla rivitalizzazione delle nostre città? In particolare si impegna a farsi promotore delle proposte contenute nel Libro Rosso della Ciclabilità e della Mobilità Nuova, che prevedono, tra l’altro, una revisione organica del Codice della Strada con una particolare attenzione agli utenti deboli della strada?

SI

  • Si impegna affinché si abbandonino progetti che prevedono l’ulteriore potenziamento della rete stradale e autostradale (es. tangenziale Est di Torino, Pedemontana del Monviso, collegamento autostradale Cuneo-Sisteron) nonché grandi opere inutili e dannose come il TAV Torino-Lione? Si impegna inoltre ad un sostanziale incremento delle risorse destinate al Fondo per il trasporto pubblico locale con l’obiettivo, sul territorio piemontese, di ripristinare e rilanciare le tratte ferroviarie recentemente soppresse e potenziare i servizi di trasporto pubblico locale?

SI

  • Si impegna affinché venga rispettato l’esito del referendum del 12 e 13 giugno 2011, attraverso cui 27 milioni di italiani hanno chiesto che l’acqua venga gestita da aziende di diritto pubblico e senza scopo di lucro? Si impegna, in primo luogo, affinché venga ritirata la delibera AEEG che ripristina il profitto sull’acqua? Si impegna inoltre a promuovere politiche di risparmio della risorsa acqua in tutte le sue forme?

SI

  • Circhi e spettacoli viaggianti sono destinatari di ingenti somme del Fondo Unico dello Spettacolo (circa 6 milioni nel 2010). Gli unici parametri a cui devono attenersi riguardo alla gestione degli animali sono le Linee guida della Commissione Scientifica CITES, peraltro sovente disattese. Sempre più persone, tra cui educatori e psicologi, sono contrari agli spettacoli che utilizzano animali, ritenendoli diseducativi e causa di maltrattamento per gli animali. In particolare, può essere giuridicamente configurato il maltramento di animali per quelli selvatici, trattandosi di specie le cui caratteristiche eco-etologiche vengono profondamente alterate; l’utilizzo di animali appartenenti alla fauna selvatica, inoltre, è una delle cause della cattura e commercio di specie esotiche anche protette o potenzialmente pericolose; molti Comuni hanno recentemente ricercato soluzioni per evitare l’attendamento di circhi/spettacoli con animali, spazi che andrebbero concessi secondo la legge 337 del 1968. Alla luce di questi fatti, si impegnerà nel sostenere con forza l’adozione di misure normative volte a vietare a circhi e spettacoli viaggianti ogni ulteriore acquisizione di animali (anche se frutto di scambio, affitto, cessione gratuita e riproduzione), a cominciare da quelli selvatici, a non rinnovare agli spettacoli che utilizzano animali, in particolare se selvatici, le autorizzazioni che annualmente devono essere sottoposte a revisione, e a privilegiare, nell’assegnazione del Fondo Unico dello Spettacolo, gli spettacoli che non utilizzano animali?

SI

  • In base alle disposizioni della Legge 157/1992 e dell’art. 842 del Codice Civile, un cittadino contrario alla pratica venatoria e/o che teme per l’incolumità sua e dei suoi animali domestici non può opporsi alla caccia su terreni di sua proprietà, a meno che non possa permettersi di recintarne il perimetro con una rete metallica, o un muro, di altezza non inferiore a mt 1.20, oppure tali fondi non siano delimitati da corsi d’acqua perenni, il cui letto deve essere fondo almeno 1.50 mt e largo non meno di 3 metri. Essendo questa normativa, che risale all’epoca del ventennio, in contrasto con il principio di uguaglianza dei cittadini, sancito dalla Costituzione italiana, che devono godere tutti degli stessi diritti davanti alla legge (art. 3) e che devono vedere assicurato il loro diritto assoluto alla proprietà privata riconosciuta e garantita dalla Costituzione in maniera esclusiva (art. 42), si impegnerà per una modifica in tal senso dell’art. 842 del C.C.?

SI

  • dal momento che le 4 specie appartenenti alla Tipica Fauna Alpina (lepre variabile, coturnice, pernice bianca, gallo forcello) possiedono un alto valore ecologico e naturalistico, non recano alcun danno alle attività umane e versano da anni in grave stato di sofferenza a causa sia delle modificazioni dell’habitat montano, sia del prelievo venatorio, si impegnerà per inserirle nell’elenco delle specie non cacciabili?

SI

  • in relazione anche a quanto accaduto negli ultimi anni circa le campagne contro gli allevamenti Morini e Green Hill e contro la ditta Harlan, che hanno visto la mobilitazione di migliaia di persone contrarie alla vivisezione sulla base dell’esistenza di alternative serie e scientificamente valide, si impegnerà affinché sia abrogato, in ogni campo, il generico e generalista obbligo di presentare dati raccolti tramite la sperimentazione animale, pur tenendo fermo l’obbligo per le aziende di fornire dati solidi, ottenuti nel rispetto del metodo scientifico, sui potenziali effetti dei nuovi prodotti (siano sostanze e/o tecniche e/o metodi) per cui si richiede l’autorizzazione al commercio, e affinché siano vietati nel nostro Paese l’allevamento, l’importazione, il transito e la detenzione di animali destinati alla vivisezione e vengano chiusi di quelli esistenti?

SI

  • in un contesto di crisi economica e politica quale quello che stiamo vivendo, le politiche giovanili rimangono un ambito fondamentale su cui puntare e investire? Noi riteniamo che lavoro, sapere e diritti debbano tornare al centro delle scelte strategiche per restituire fiducia e futuro al paese e crediamo anche che si debba costruire un nuovo sistema di welfare universale in grado di assicurare sia il diritto allo studio e l’accesso ai saperi, rimuovendo le disuguaglianze economiche e sociali di partenza, sia la continuità del reddito come fondamento dell’autonomia sociale per il superamento della precarietà lavorativa ed esistenziale delle giovani generazioni. Lei cosa ne pensa?.

Il sistema di welfare italiano, in parte lavoristico (dove i diritti sono riconosciuti in base al lavoro svolto e finanziati attraverso il versamento di contributi da parte di lavoratori e di imprese) e in parte universalistico (dove i diritti riguardanti la sanità, l’istruzione, l’assistenza vengono finanziati dalla fiscalità generale) manifesta una struttura ormai inadeguata nel rispondere alle nuove domande, alle nuove e crescenti diseguaglianze e povertà, e soprattutto all’esclusione dei giovani. Noi proponiamo di investire sullo stato sociale: esso prima di tutto non è un costo, bensì una condizione essenziale allo sviluppo e alla coesione sociale. Per questo proponiamo una riforma del sistema della formazione in linea con quel che chiede l’Europa.L’università e la ricerca devono essere considerati beni pubblici essenziali e perciò serve un piano straordinario di immissione in ruolo dei ricercatori.Inoltre per consentire alle ragazze e ai ragazzi l’autonomia e la libertà di sottrarsi al ricatto della precarietà proponiamo il reddito minimo garantito di 600 euro.

  • riguardo all’edilizia scolastica, crede che possa essere una soluzione la programmazione e pianificazione a lungo termine degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, che dia modo di analizzare i bisogni del patrimonio edilizio scolastico nella sua complessità ed interezza?

SI

  • Riteniamo che lavoro, sapere e diritti debbano tornare al centro delle scelte strategiche per restituire fiducia e futuro al paese e crediamo anche che si debba costruire un nuovo sistema di welfare universale in grado di assicurare sia il diritto allo studio e l’accesso ai saperi, rimuovendo le disuguaglianze economiche e sociali di partenza, sia la continuità del reddito come fondamento dell’autonomia sociale per il superamento della precarietà lavorativa ed esistenziale delle giovani generazioni. Lei cosa ne pensa?

Rispondiamo con i titoli dei capitoli del nostro programma a dimostrazione del fatto che per noi è imprescindibile un cambio di paradigma dove lavoro, ambiente, sapere e diritti costituiscano le colonne portanti sulle quali costruire il futuro economico e sociale dell’Italia.
Precisamente :
 Al Governo per la conversione ecologica dell’economia e della società italiana
 Al Governo per il sapere come leva di un nuovo sviluppo
 Al Governo per la difesa dei diritti
 Al Governo per l’Europa che vogliamo

Torino 21 febbraio 2013

Vanda Bonardo
Monica Cerutti
Fabio Lavagno

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