Vanda Bonardo

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Fermiamo l’eliski: con una legge di regolamentazione nazionale

cipraLa recente clamorosa decisone di Giuseppe Miotti di dimettersi dall’Associazione delle Guide Alpine Italiane, in polemica con l’accondiscendenza verso la pratica dell’eliski da parte di questa e con l’attribuzione del patrocinio ad una manifestazione di free ride da parte del Collegio delle Guide Regionali Lombarde,

ci offre lo spunto per tornare a sollecitare una rigorosa normativa a livello nazionale in materia di sorvolo a bassa quota degli elicotteri (non solo eliski) per

scopi ludici. Mentre negli altri Paesi alpini l’utilizzo ludico dei velivoli a motore o è

vietato o è seriamente regolamentato, in Italia vige una sorta di deregulation dove ognuno fa, impunemente, quello che gli pare. Si aggira il divieto perfino nelle Province Autonome, e nemmeno nelle aree protette si riesce ad ottenere

il silenzio dei rotori.

Non esiste altra attività “sportiva” che vada a beneficio di così poche persone e che invece rechi disturbo a molti. Per il trasporto in alta quota di poche persone, un’intera valle è costretta a subire per molte ore il rumore di un elicottero. Per la fauna selvatica, specie nel periodo invernale, il rumore dell’elicottero può essere fatale o provocare l’abbandono dei quartieri di svernamento verso aree meno appropriate. L’apparizione dell’elicottero – spesso improvvisa – provoca la fuga precipitosa degli animali che, in preda al panico, percorrono grandi distanze con un elevato dispendio di energia.

Sappiamo che la stragrande maggioranza delle guide alpine non pratica eliski e che le ricadute economiche di questa attività sono del tutto marginali; anzi, laddove questa viene praticata aumentano proprio le lamentele dei turisti che in maniera crescente si avvicinano alla montagna invernale in modo silenzioso, con ricadute positive per le stesse guide oltre che per gli operatori economici del territorio montano. Per queste ragioni CIPRA Italia, anche a nome delle associazioni aderenti, torna a sollecitare il Parlamento affinché venga seriamente disciplinato a livello nazionale il sorvolo con velivoli a motore in zone di montagna.

Riteniamo possano essere presi in considerazione e tenuti come base del confronto i disegni di legge che nel 1998 erano arrivati ad un passo dalla approvazione e che avevamo in gran parte condiviso. CIPRA Italia è disponibile a

riprendere un confronto serrato, urgente, che porti il nostro Paese a regolamentare con efficacia l’attività degli elicotteri in montagna.

Dopo Miotti, al quale va tutto il nostro apprezzamento, auspichiamo che anche altre guide alpine – e meglio ancora sarebbe se lo facesse l’associazione che li rappresenta – prendano il coraggio di venire allo scoperto e denunciare l’insensatezza di attività come l’eliski che fanno della montagna un banale lunapark ad uso e consumo dei turisti per lo più inconsapevoli dei danni e dei pericoli che il loro divertimento provoca.

 

Torino, 20 gennaio 2015

 

CIPRA Italia – Il Consiglio Direttivo

La città metropolitana e il suo impatto sui comuni

22 novembre ore 16 presso la sede di via Garibaldi 10 Torre Pellice

incontro sul tema:

La citta metropolitana e il suo impatto sui comuni di montagna

con Maurizio Trombotto Consigliere SEL al Comune di Torino

Vanda Bonardo responsabile nazionale Alpi Lega Ambiente

Greendolomiti protagonista a Ecomondo di Rimini

timthumbIl progetto di Confindustria Belluno Dolomiti sarà presentato alla fiera internazionale dello sviluppo sostenibile. Oltre a Gianluca Vigne, all’evento parteciperanno anche il Sottosegretario all’Ambiente, Barbara Degani, e la responsabile Alpi di Legambiente Vanda Bonardo
Belluno, 30 ottobre 2014 – Green Dolomiti sarà protagonista alla diciottesima edizione di Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile che si svolge a Rimini Fiera dal 4 all’8 novembre e che è pronta ad accogliere novantamila operatori provenienti da tutto il mondo. Il progetto sarà presentato giovedì 6, alle 14,30, da Gianluca Vigne, componente della giunta di Confindustria Belluno Dolomiti con delega all’ambente e all’energia, nell’ambito della mostra “Città Intelligenti – Buone Pratiche in Comune” di Legambiente. Si tratta di un’esposizione che metterà in evidenza soluzioni possibili e già esistenti di nuovi materiali, tecnologie innovative, fonti rinnovabili, contenimento degli inquinanti e dell’uso delle risorse, mobilità, territori, biodiversità, attenzione all’identità e alla socialità. Obiettivo e risultato della mostra, come sottolinea Legambiente, è dimostrare come la sostenibilità ambientale si coniuga con la sostenibilità economica. Tra le buone pratiche presentate per far sì che possano essere adottate anche da altri soggetti c’è Green Dolomiti, il network per lo sviluppo sostenibile realizzato dall’associazione tra gli industriali bellunesi.
«Fa piacere che Legambiente abbia voluto riservare uno spazio alla nostra iniziativa in una vetrina tanto prestigiosa», commenta Gianluca Vigne. All’evento parteciperanno anche il Sottosegretario all’Ambiente, Barbara Degani, e la responsabile Alpi di Legambiente Vanda Bonardo. «Prendendo spunto dal nostro progetto – aggiunge Gianluca Vigne – cercheremo di mettere in evidenza, in un contesto suggestivo e stimolante come Ecomondo, le grandi opportunità che la montagna tutta può e deve cogliere per favorire uno sviluppo sostenibile, incentrato sulla valorizzazione delle risorse ambientali e naturali, di cui è ricca, e orientato ad apportare un contributo alle grandi sfide globali che le istituzioni devono affrontare: clima, produzione di energia pulita, risparmio energetico. Solo così si potrà finalmente uscire dall’ottica della montagna come area marginale e svantaggiata che necessita di politiche assistenzialiste. Da questo punto di vista, il connubio tra due realtà molto diverse come Confindustria e Legambiente è di per sé un aspetto da evidenziare».
«In questi dieci mesi – conclude Vigne – il progetto Green Dolomiti sta suscitando interesse a livello nazionale. Prima di Ecomondo, infatti, è stato presentato anche all’Università Bocconi di Milano, nell’ambito del Salone della Csr e dell’innovazione sociale che si è svolto a inizio ottobre. Adesso abbiamo l’opportunità di utilizzare un’altra grande vetrina per raccontare un’iniziativa che interessa un territorio caratterizzato da una spiccata vocazione industriale e dalla presenza di un enorme patrimonio naturale».

LA MORTE DELL’ORSA DANIZA.

danizaCuccioliUna morte che fa discutere. Daniza, l’orsa morta  per un assurdo errore, non era violenta. Sappiamo per certo che faceva solo il suo mestiere di orso bruno. Pur squartando qua e là qualche alveare,  non ha mai aggredito spontaneamente nessun umano. In molti l’hanno avvistata con i piccoli, senza alcun problema, era sufficiente  mantenere una distanza di buon senso. Come una madre normale  ha difeso i suoi orsacchiotti nel momento in cui il solito incauto ha scioccamente deciso di avvicinarsi. Il suo unico difetto è stato forse quello di aver perso un po’ di quella sana paura nei confronti dell’uomo, infatti pare avesse l’abitudine di avvicinarsi ai centri abitati per cercare nei rifiuti un qualcosa di goloso per sé e per i piccoli. Nelle ultime settimane, controllata a vista com’era, si sentiva braccata, tanto da far percorrere più di 20 km al giorno ai suoi cuccioli. Molto probabilmente  lo stress le è stato fatale.

E’ pur vero che la sua è una morte come tante. Quanti animali muoino e vivono in condizioni peggiori, per non parlare degli umani che subiscono sorti analoghe. Questa fine, con il suo carico di sofferenza, ci fa comunque pensare, riproponendoci   una molteplicità di risvolti non solo emotivi. Ambiti di pensiero che ci portano a riflettere sul valore della vita nella sua complessità. Aspetti  che non ci possono lasciare indifferenti, anche in termini di scelte politiche di governo di un territorio.

L’orso è indispensabile all’uomo?No, non lo è, come non lo sono il lupo o la lince, ma  neanche la torre di Pisa  o altre emergenze culturali e naturali che volenti o nolenti ritroviamo attorno a  noi. L’orso può essere pericoloso? Si, ma non più di una  vipera o addirittura di una  mucca (un morto e un ferito grave in Tirolo solo nel mese di agosto), per non parlare dei ghiacciai e dei dirupi che, con la stessa noncuranza del malcauto fotografo di orsi, molti  affrontano in montagna. Anche i meravigliosi cani dei pastori (non solo maremmani) possono essere pericolosi. Un mese fa uno di loro, più facinoroso di altri, vedendomi in lontananza su un sentiero GTA, mi ha  raggiunta  azzannandomi  il polpaccio. Ho risolto facilmente, sono stati sufficienti un po’ di controllo della paura e un po’ di acqua fresca sulla ferita. Questo per dire come i rischi sono variegati e frequenti, più di quanto si possa stigmatizzare.Allora occorre domandarci se vale la pena di conviverci. Personalmente dico di sì, sempre che si provi ad attrezzarci minimamente nella gestione razionale degli stessi, pena la noia di un’esistenza mediocre. Questo ovviamente è un giudizio soggettivo, altra cosa  è una scelta collettiva.

Daniza viveva in Trentino in conseguenza di una scelta collettiva, voluta dalla provincia di Trento. Una scelta che ha fatto gioire molti di noi, ma che porta con sé un carico di responsabilità del quale non so quanto sia stata consapevole l’amministrazione, vista la miriade di errori e di disguidi in cui sono incorsi. Accogliere un animale come l’orso nei territori che si amministra è un po’ come per il singolo prendere  un animale nella propria casa, o meglio nella propria vita. Se lo si fa, è per sempre, anche quando sorgono dei problemi e bisogna tenersi pronti ad affrontarli. Per questo si chiede maggior serietà e impegno alla provincia di Trento e al Ministero dell’Ambiente in termini di attenzione nell’applicazione del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali)  e al contempo di produzione di atti come i  protocolli tanto  attesi dagli amministratori locali per poter  intervenire in maniera scientifica  e con strumenti concreti, utili a far capire a coloro che ancora ignorano cos’è la convivenza con l’orso bruno.

Un po’ diversa è la questione del lupo e della lince, noi non abbiamo scelto di reintrodurli. I lupi soprattutto sono ritornati per proprio conto non appena si rifatto un po’ di spazio in natura. In questi casi si tratta di concordare il tipo di accoglienza da riservare loro, è  pur sempre  una scelta politica (della polis ovvero della comunità). Ribadisco la valenza politica della scelta, poiché basata su una scala di valori da condividere. In molti paesi del Nord Europa e del Nord America la presenza di fauna selvatica sul territorio è considerata un valore talmente elevato tanto che eventuali danni o incidenti vengono considerati un prezzo accettabile da pagare in confronto al beneficio ottenuto. In Italia la scelta  è  avvenuta per lo più a livello istituzionale, non va  dimenticato che questi animali sono protetti dell’Unione Europea. Relativamente alla condivisione di valori per quel che concerne  il senso comune c’è ancora un pezzo di strada da fare . Infatti in  parte  rimane  irrisolto il conflitto sul territorio, soprattutto nella convivenza dei pastori con greggi e i grandi carnivori. Credo sia giunto il tempo per  affrontarlo  con la schiettezza e l’onestà di chi vuole sgombrare il campo dai fondamentalismi di segno opposto. E’ una questione che richiede coraggio, sapendo di dover sperimentare soluzioni nuove, nella consapevolezza che il mondo sta cambiando e che per sopravvivere dignitosamente nessuno (in  montagna o in città) può  chiamarsi fuori dai grandi cambiamenti, anche di pensiero.

12 settembre 2014

(Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente)

documento Alpi di Legambiente

ecco, scaricabile, il nuovo documento Alpi di Legambiente.Documento Alpi Legambiente agosto 2013

Testo che ho coordinato in qualità di responsabile nazionale Alpi di Legambiente.

firma PETIZIONE IPLA

 

“Noi sottoscritti rivolgiamo un pressante appello al Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, affinché le competenze di elevato valore scientifico, intellettuale e operativo, residenti oggi in IPLA SpA vengano mantenute al servizio della Regione e dei suoi cittadini.

Non si tratta di salvare una sigla o una ragione sociale ma di individuare come valorizzare il lavoro ultratrentennale che l’Istituto ha svolto in ambito ambientale e sulla “green economy”.

Il futuro dell’economia regionale, nazionale ed europea da più parti è individuata nella cosiddetta “economia verde”. L’IPLA in questi anni ha garantito il rilevamento e la gestione di una mole enorme di dati su foreste, biodiversità, rifiuti, suoli, patologie ambientali (lotta alle zanzare) e tartufi e gestisce le banche dati naturalistica e pedologica della Regione. La pianificazione in ambito agrario ed ambientale utilizza giornalmente le elaborazioni e i progetti che IPLA ha nel tempo realizzato.

Disperdere questo patrimonio di conoscenze riteniamo sia una scelta poco lungimirante. Per questo Le chiediamo un intervento che possa costruire un percorso verso il futuro anche in considerazione del fatto che la recente sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la parte della legge sulla Spending Review che imponeva l’alienazione e/o la liquidazione delle società partecipate regionali.

L’IPLA del futuro potrà e dovrà supportare concretamente la realizzazione di adeguati investimenti sull’ambiente e sulle produzioni sostenibili e i possibili ritorni in termini di sviluppo economico del territorio rurale”.

FIRMA LA PETIZIONE

Legambiente presenta Carovana delle Alpi 2013,

Roma, 25 luglio 2013                                                                                                                                                                                             Comunicato stampa

la campagna che fa il check up dello stato di salute dell’arco alpino 

Assegnate 11 bandiere nere ai nemici della montagna e 7 bandiere verdi a chi, invece,

la valorizza con pratiche ecosostenibili

CarovanaDelleAlpiSono un paradiso di bellezza e di biodiversità, un patrimonio da difendere e valorizzare. Sono le Alpi, un gioiello unico troppo spesso oggetto di una cattiva gestione del territorio e di abusi edilizi. A denunciare ciò è Legambiente che dal 2002 con la Carovana delle Alpi attraversa tutto l’arco alpino per effettuare un “check up” sullo stato di salute dell’ambiente assegnando le bandiere nere e quelle verdi. Quest’anno sono undici le bandiere nere che l’associazione ambientalista dà ai nemici della montagna, per i danni causati al territorio da amministrazioni e società. Delle 11 bandiere nere, 3 sono state assegnate rispettivamente in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia, 2 in Piemonte, una rispettivamente in Veneto, Trentino e Valle D’Aosta. Undici storie di “pirati” delle Alpi che hanno in comune una visione distorta della valorizzazione turistica del territorio, favorendo così una selvaggia speculazione. Non mancano però le buone pratiche ecosostenibili e le idee positive per uno sviluppo locale green, come testimoniano le sette le bandiere verdi date, invece, a chi ha saputo valorizzare l’arco alpino. In prima linea ci sono le esperienze modello di alcune amministrazioni comunali, di aziende agricole, stabilimenti, associazioni e comitati del Friuli Venezia Giulia (2 bandiere verdi), Veneto (1), Trentino (1), Lombardia (1), Piemonte (1) e Valle d’Aosta (1) che puntano, ad esempio, sulla reinterpretazione e scoperta della tradizione agricola e a soluzioni ecocompatibili per la valorizzazione del patrimonio forestale locale.

“La fotografia scattata dalla Carovana delle Alpi 2013 – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – dimostra che c’è ancora molto da fare per la tutela e la valorizzazione delle Alpi. Serve infatti una maggiore difesa e valorizzazione di questo splendido territorio, ricco di storia, di risorse naturali e culturali. Investire sull’ambiente alpino significa dare impulso all’economia locale, creare occupazione e creare le condizioni per migliorare la possibilità di “abitare” la montagna. Questi risultati passano anche attraverso la possibilità di far conoscere la bellezza di questi luoghi grazie anche ad un turismo ecosostenibile. Le località montane racchiudono in sé un grande potenziale in termini di risorse naturali ed economiche che le amministrazioni locali, quasi sempre prime destinatarie delle Bandiere Nere, devono interpretare e usare al meglio attraverso uno sviluppo basato sulla green economy e attuando appropriate politiche di gestione del territorio più sostenibili. Troppo spesso ci siamo dimenticati che la qualità e la sicurezza della pianura dipendono dall’uso che si fa dei territori montani, è in questo senso che le Alpi sono un bene comune di tutti”.

BANDIERE NERE – Quest’anno tre bandiere nere vanno al Friuli Venezia Giulia. La prima è stata assegnata  alla società Edipower per la colata di fango verificatasi a valle della diga di Saurisi. La seconda agli organizzatori regionali del Giro d’Italia per l’abbattimento di centinaia di alberi sull’Altopiano del Montasio. La terza bandiera nera va all’Anas e al Friuli Venezia Giulia Strade per gli interventi attuati sulla viabilità della Carnia e del Canal del Ferro. Tra le cause dei vessilli neri, assegnati da Legambiente ai “nemici” delle Alpi, resta la speculazione edilizia che, in nome del turismo, apre possibilità e spazi per la cementificazione d’alta quota. Bandiere nere in Veneto ai comuni di Roveré Veronese, San Mauro di Saline e Velo Veronese (Verona) per aver falsato le previsioni demografiche espresse nel Piano di Assetto del Territorio Intercomunale finalizzate prevalentemente alla cementificazione del territorio, incoerente quindi con il più volte citato sviluppo sostenibile all’interno del P.A.T.I. Altra bandiera nera va al Trentino, alla comunità di Valle delle Giundicarie per aver votato un documento preliminare del Piano Territoriale di Comunità che, senza una seria analisi dei limiti e delle potenzialità del mercato turistico, prevede un ulteriore pesantissimo sacrificio di territorio e di naturalità, con un altro ampliamento delle aree sciabili in zone ancora intonse e di grande pregio ambientale e paesaggistico.

Alla Lombardia Legambiente assegna tre bandiere nere. La prima va a Raffaele Cattaneo, ex assessore alle infrastrutture e mobilità della Regione, per la superficialità e l’approssimazione, di cui è politicamente responsabile, con le quali sono state condotte le procedure di appalto e l’avvio dei lavori della tratta ferroviaria Arcisate-Stabio, opera strategica per il territorio. E per aver lasciato senza servizio ferroviario e con un cantiere fermo i centri della Valceresio, privilegiando contestualmente l’avvio e la prosecuzione di costose e inutili opere stradali. La seconda bandiera nera va all’Anas per la viabilità della SS36 e ai ripetuti collassi delle gallerie nel tratto fra Dervio e Colico, a causa di inadeguate tecniche costruttive in presenza di una difficile situazione geologica. La terza bandiera nera va al sito web www.ruralpini.it per la controinformazione e l’approccio, ingiustificatamente allarmistico, alla complessità della gestione dei grandi predatori in ambiente alpino, che mira a vanificare l’esito di un importante ritorno, quello di lupi e orsi nelle Alpi italiane. Anche il Piemonte non va bene: bandiere nere alla Provincia di Cuneo – Assessorato Ecologia e tutela ambiente – Rifiuti – Risorse idriche, energetiche e naturali – Cave e torbiere per la scarsa iniziativa nel proporre politiche sostenibili per il territorio e la gestione dell’acqua nella Provincia di Cuneo, per la poca attenzione agli esiti del referendum e per l’inefficacia nel tutelare le acque superficiali da varie forme di sfruttamento. E la bandiera nera va anche alla Regione Piemonte, per il secondo anno consecutivo, per l’assenza di politiche volte alla tutela, alla regolamentazione e alla valorizzazione della montagna. Infine in Valle D’Aosta, la bandiera nera all’Assessorato alle Attività Produttive della Regione e all’Assessorato opere pubbliche, difesa del suolo e edilizia residenziale pubblica per voler facilitare a tutti i costi la costruzione di centrali idroelettriche, anche contro la volontà dei proprietari di terreni, dei residenti e dei turisti, delle amministrazioni comunali, delle associazioni ambientaliste, anche dove le norme, oltre che il buon senso, lo sconsiglierebbero.

“Da sempre Legambiente – aggiunge Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente – interpreta l’ambiente montano come un laboratorio naturale, dove si sono sviluppati alcuni dei più notevoli esempi di adattamenti degli esseri viventi ai limiti della vita, dando origine a ecosistemi rari e fragili. Anche il ritorno di alcuni grandi predatori va inteso in questa prospettiva e perciò governato attraverso seri piani di azione. È, dunque, indispensabile che si comprenda che il territorio alpino è un territorio sensibile e delicato, che non deve essere sacrificato in nome della speculazione edilizia e di un turismo non sostenibile. Per questo anche quest’anno la Carovana delle Alpi vuole contribuire a dare visibilità alle azioni virtuose e di riscontrato successo attivate da amministratori, privati, associazioni, affinché diventino esempi modello a cui attingere idee e pratiche efficaci per una corretta tutela e valorizzazione delle Alpi”.

BANDIERE VERDI – La Carovana delle Alpi va, infatti, alla ricerca di quanti sviluppano progetti di tutela e salvaguardia della più grande catena montuosa d’Europa per premiare con le bandiere verdi l’impegno di quanti hanno mosso passi significativi verso uno sviluppo di qualità. Quest’anno a ricevere l’ambito premio sono state sette Regioni. In Friuli Venezia Giulia la bandiera verde va all’azienda agricola di Dordolla (Moggio Udinese) “Tiere Viere-AgriKulturAlpina”, per aver reinterpretato, rinnovandola, la tradizione contadina in una delle aree più spopolate della montagna friulana. Altro riconoscimento anche a Legnolandia, gli stabilimenti di Forni di Sopra e Villa Santina, per le soluzioni e gli accorgimenti adottati nei processi di produzione e per la valorizzazione del patrimonio forestale locale. In Veneto la bandiera verde è stata assegnata alla coppia di lupi Slavc & Giulietta, un premio simbolico che riconosce la straordinaria unicità dell’incontro tra il lupo dinarico-balcanico Slavc  e la lupa italica chiamata Giulietta. Dopo secoli di divisione, le due razze si sono rincontrate sull’altipiano Lessinico, da più di un anno fanno coppia fissa e i Monti Lessini sono divenuti la loro casa. Bene anche il Trentino con i comuni di Ala, Avio, Brentonico, Mori e Nago- Torbole e le Comunità di Valle della Vallagarina e dell’Alto Garda-Ledro per aver firmato l’accordo di programma sottoscritto il 15 giugno con la Provincia autonoma di Trento e per avviare il primo Parco naturale locale del Trentino, quello del Monte Baldo. In Lombardia la Bandiera Verde va al comitato per la tutela e la valorizzazione del territorio agricolo del piano di Bianzone per la passione e l’impegno profuso nella difesa del territorio agricolo, per le importanti iniziative organizzate e le battaglie legali e di rappresentanza messe in atto. Premiato anche il Piemonte, la bandiera verde va al Comune di Vignolo per aver messo in atto numerose azioni di tutela del territorio. Infine non delude le aspettative anche la Valle D’Aosta, dove l’associazione Vallevirtuosa e comunità valdostana riceve la bandiera verde per la vittoria referendaria contro la costruzione di un impianto di trattamento a caldo in un ambiente di montagna. Si tratta del primo referendum propositivo regionale valido a livello nazionale per la difesa del territorio alpino attraverso la richiesta di applicare una corretta politica dei rifiuti basata sulla loro gestione, senza partire dagli stadi finali dello smaltimento e recupero energetico.

L’elenco completo delle bandiere nere e verde è online sul sito http://www.legambiente.it

Bandiere VERDI e NERE2013 pdf scarica

L’Ufficio stampa Legambiente:

06.86268353-76

Ripensare l’idroelettrico

Ripensare l’idroelettrico

Preone (UD) Sabato 8 giugno 2013

INTRODUZIONE

di Vanda Bonardo, Legambiente

2013_06_08_Adesivo_PREONE2205Vorrei introdurre questo convegno provando a inserire l’argomento di oggi all’interno di un contesto più ampio. Ritengo infatti che la questione dell’idroelettrico, pur nella sua specificità, meriti una riflessione più ampia, in relazione al ruolo e alla natura del territorio alpino.

Le Alpi sono molteplici e differenti tra loro, pur tuttavia esistono elementi e problematiche che le accomunano, fra queste sicuramente l’idroelettrico. Un problema che, come per molte altre questioni montane, va affrontato evitando i due estremi opposti: l’uno arreso al fatalismo dell’abbandono, l’altro all’ineluttabilità della colonizzazione cittadina.

Oggi sarebbe importante riuscire a pensare a un ruolo nuovo e strategico da affidare alle Alpi, innazitutto per quel che concerne le risorse naturali e le identità territoriali. A questo scopo giova ricordare l’importanza della qualità culturale del contesto territoriale, utile, se non indispensabile per coniugare le moderne attività con le più esperienze tradizionali.

Perchè non pensare ad una smart grid anche per la montagna? Un’ottimizzazione dei sistemi che preveda un intelligente consumo e controllo delle risorse, ovviamente supportati dall’introduzione di  nuove tecnologie.In tal modo  le Alpi  potrebbero avviarsi a divenire un grande laboratorio di sostenibilità.

La realizzazione di sistemi avanzati e “intelligenti” di integrazione delle reti di trasmissione dell’elettricità, insieme all’accessibilità digitale potrebbero costituire una buona base per la nascita di una smart grid di montagna.

Fondamentale permane il ruolo della pianificazione e quindi del controllo e indirizzo pubblico di beni come l’acqua (un esempio potrebbe essere l’Agenzia regionale per le risorse idriche e l’energia di cui si discuterà oggi pomeriggio).

Non disgiunto dall’uso della risorsa acqua, nelle scelte politiche  di governo c’è l’uso, o meglio il  consumo di suolo con le sue perverse correlazioni con gli oneri di urbanizzazione.Il motivo è comprensibile anche se non giustificabile, infatti qui, come altrove, chi amministra si deve confrontare con la necessità quotidiana di fornire, in un periodo di crisi, quei servizi essenziali e indispensabili alla popolazione.Oltre alle limitazioni del patto di stabilità, c’è il fondato timore che il forzato rispetto del fiscal compact  riduca ulteriormente i contributi statali con l’evidente rischio di una maggior bisogno di far cassa attraverso  oneri di urbanizzazione e/o royalty di vario genere.Ovviamente con esiti nefasti sul consumo del territorio e sul regime dei suoli e delle acque.

All’interno di una visione più ampia di governance sarebbe utile operare in termini di trasferibilità di progetti e apprendimenti territoriali tra le varie realtà. Per questo scopo la  Macroregione alpina potrebbe essere assunta come strategia di riferimento, innanzitutto per promuovere forti e nuove politiche di sistema.In questo processo è indispensabile  che la Convenzione delle Alpi ed i suoi protocolli  diventino i pilastri della strategia per la Macroregione alpina. Al contempo occorre evitare che il territorio alpino sia subalterno alle aree metropolitane e di pianura.In tal senso deve essere chiaro a tutti  che la Strategia Macroalpina europea  è ben altra cosa rispetto alla macroegione del nord (Italia) sostenuta da alcune forze politiche italiane.Dirimente in tal senso  sarebbe  la determinazione ad attuare effettivamente  la Convenzione delle Alpi.

La piattaforma Energia istituita dalla Conferenza delle Alpi potrebbe divenire uno strumento importante per la promozione e la sperimentazione di tecnologie innovative nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica.Tuttavia è auspicabile che per far fronte alle sfide del cambiamento climatico, accanto al ricorso alle nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili, siano rilanciate politiche di risparmio ed efficienza energetica. E’ indispensabile oggi  che si comprenda che il territorio alpino, così sensibile e delicato, non si veda costretto a sacrificare ulteriormente il suo ambiente, i suoi paesaggi ed i suoi ultimi corsi d’acqua rimasti intatti in nome della produzione di energia.

E’ d’uopo ricordare che le Alpi , per  come sono fatte, reagiscono con estrema sensibilità al mutamento del clima e quindi ne rappresentano un vero e proprio sistema di preallarme climatico. Negli ultimi 150 anni  le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell’intero pianeta. La natura, qui  particolarmente reattiva, impone la veloce costruzione di strategie di adattamento.

Per effetto delle consistenti variazioni delle precipitazioni annue, ivi comprese le probabili riduzioni, oltre che della maggiore evaporazione, il deflusso delle acque e, di riflesso, ad esempio la produzione di energia elettrica nei prossimi anni potrebbero subire un calo del 5–10%.

A causa del ritiro dei ghiacciai e dello scioglimento del permafrost, a quote comprese tra i 2300 e i 2800 metri sul livello del mare si sta aggravando il fenomeno dell’erosione. Le piogge più intense provocano inoltre un incremento del trasporto di sedimenti nei corsi d’acqua e, di conseguenza, anche nei laghi artificiali (trasporto di materiale solido in sospensione e di fondo), accelerando il processo di interramento e aumentando le problematicità ,di per sé già consistenti, dell’asporto dei sedimenti dai bacini artificiali.

A  quesi fenomeni sia aggiunge la variazione del regime idrogeologico e quindi delle portate, tutte da ricalcolare  e rivedere.

Le Alpi hanno un ruolo fondamentale nel bilancio energetico.Secondo un’ipotesi della CIPRA entro il 2050  tutte le Alpi potrebbero raggiungere l’autonomia energetica.  Il territorio alpino possiede molte risorse per far crescere il contributo delle fonti rinnovabili e per  questo occorre continuare o meglio accelerare lo sviluppo delle diverse fonti guardando con attenzione alle risorse presenti e al paesaggio, in modo da mettere al centro le vocazioni delle aree e ricercare il più efficace mix di offerta energetica.Da una parte le Alpi offrono fonti di energia rinnovabili quali l’acqua, il legno e il sole, già efficacemente utilizzate in diverse aree dell’arco alpino. Dall’altra parte invece, l’energia disponibile a livello alpino non viene ancora utilizzata con sufficiente efficienza e oculatezza. Per questo occorrono politiche  e scelte pianificatorie volte a controllare meglio le risorse ambientali .

In questo periodo di cambiamenti epocali, dove le rinnovabili  necessariamente assumeranno sempre più il ruolo di protagoniste, occorre  essere ben informati su cosa sta accadendo sul territorio e al contempo saper andare  oltre la verifica puntuale dei singoli impianti. Infatti ci sarà da comprendere come meglio si adattano le Alpi al cambiamento che vogliamo attuare, quali le potenzialità inespresse, quali i vincoli ambientali ed economici, anche in considerazione delle grandi diversità che le caratterizzano. L’idroelettrico è esemplare per la sua natura controversa.Se da un lato c’è un uso delle risorse idriche che persegue un fine ultimo di energia rinnovabile, dall’altro ce n’è uno che consente la vita economica (per via di fruizione, usi culturali e turismo) di km di valle che dal fiume traggono senso.

La nostra è certamente una sfida di portata epocale verso un modello basato sulle fonti rinnovabili e quindi distribuito e più democratico, più attento all’uso delle risorse presenti nei territori, alla domanda di energia e all’efficienza dei sistemi di gestione di impianti e reti. Per questo  è urgente sostituire centrali obsolete, sostenere le migliori tecnologie, in specie rinnovabili,ma anche contenere la domanda di nuovi impianti, lavorare per la generazione distribuita, lo scambio locale .

Ovunque occorre accompagnare il percorso con un’analisi costi/benefici che sappia cogliere tutti i termini della questione, dai costi diretti di costruzione, di gestione, a quelli indiretti come la fruizione mancata, l’uso turistico impedito, la perdita di valore degli immobili, l’occupazione, la bellezza ambientale, l’equilibrio geologico, geomorfologico e idrologico e il rischio nel suo complesso.

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