Vanda Bonardo

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AUTOSTRADA E PAESAGGIO AMI: Altri scempi come questo?

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Fermiamo l’eliski: con una legge di regolamentazione nazionale

cipraLa recente clamorosa decisone di Giuseppe Miotti di dimettersi dall’Associazione delle Guide Alpine Italiane, in polemica con l’accondiscendenza verso la pratica dell’eliski da parte di questa e con l’attribuzione del patrocinio ad una manifestazione di free ride da parte del Collegio delle Guide Regionali Lombarde,

ci offre lo spunto per tornare a sollecitare una rigorosa normativa a livello nazionale in materia di sorvolo a bassa quota degli elicotteri (non solo eliski) per

scopi ludici. Mentre negli altri Paesi alpini l’utilizzo ludico dei velivoli a motore o è

vietato o è seriamente regolamentato, in Italia vige una sorta di deregulation dove ognuno fa, impunemente, quello che gli pare. Si aggira il divieto perfino nelle Province Autonome, e nemmeno nelle aree protette si riesce ad ottenere

il silenzio dei rotori.

Non esiste altra attività “sportiva” che vada a beneficio di così poche persone e che invece rechi disturbo a molti. Per il trasporto in alta quota di poche persone, un’intera valle è costretta a subire per molte ore il rumore di un elicottero. Per la fauna selvatica, specie nel periodo invernale, il rumore dell’elicottero può essere fatale o provocare l’abbandono dei quartieri di svernamento verso aree meno appropriate. L’apparizione dell’elicottero – spesso improvvisa – provoca la fuga precipitosa degli animali che, in preda al panico, percorrono grandi distanze con un elevato dispendio di energia.

Sappiamo che la stragrande maggioranza delle guide alpine non pratica eliski e che le ricadute economiche di questa attività sono del tutto marginali; anzi, laddove questa viene praticata aumentano proprio le lamentele dei turisti che in maniera crescente si avvicinano alla montagna invernale in modo silenzioso, con ricadute positive per le stesse guide oltre che per gli operatori economici del territorio montano. Per queste ragioni CIPRA Italia, anche a nome delle associazioni aderenti, torna a sollecitare il Parlamento affinché venga seriamente disciplinato a livello nazionale il sorvolo con velivoli a motore in zone di montagna.

Riteniamo possano essere presi in considerazione e tenuti come base del confronto i disegni di legge che nel 1998 erano arrivati ad un passo dalla approvazione e che avevamo in gran parte condiviso. CIPRA Italia è disponibile a

riprendere un confronto serrato, urgente, che porti il nostro Paese a regolamentare con efficacia l’attività degli elicotteri in montagna.

Dopo Miotti, al quale va tutto il nostro apprezzamento, auspichiamo che anche altre guide alpine – e meglio ancora sarebbe se lo facesse l’associazione che li rappresenta – prendano il coraggio di venire allo scoperto e denunciare l’insensatezza di attività come l’eliski che fanno della montagna un banale lunapark ad uso e consumo dei turisti per lo più inconsapevoli dei danni e dei pericoli che il loro divertimento provoca.

 

Torino, 20 gennaio 2015

 

CIPRA Italia – Il Consiglio Direttivo

NUBIFRAGIO A GENOVA

sbloccafuturo1La Liguria, un insieme di montagne che finiscono dritte dritte nel mare. La base delle pendici completamente ingessata dal cemento.Gli alvei dei fiumi spariti sotto innumerevoli palazzine e capannoni. Eppure l’acqua, quando cade, da qualche parte deve ben andare.

Chissà se di ciò è consapevole la povera signora che guardando l’auto di pregio appena massacrata dal nubifragio esclama ingenuamente “ Tutto questo deve finire!”.

Uso il termine “nubifragio” e non  “bomba d’acqua”, mi dà fastidio questa definizione coniata da un giornalismo esplosivo per un fenomeno che dal punto di vista scientifico non ha niente di dinamitardo. Difficile capire l’influenza dei cambiamenti climatici in termini di aumento delle precipitazioni. Ma una cosa è certa per coloro che amano fare i conti con la matematica del probabile: la presenza di molteplici  bacini separati nella stessa area come nel caso della Liguria rende molto alta la probabilità di un evento alluvionale (teorema della probabilità composta). E non bastano i pochi agricoltori  tornati a tirar su muretti per coltivare qualcosa.  Al di là dell’utile contributo puntuale dato, è impensabile arrivare a coprire la vastità di  interi bacini idrografici. I terrazzamenti, se vengono abbandonati senza prima ricostruire il pendio,  diventano pericolosissimi.

Le parole d’ordine sono oramai arcinote: rinaturalizzare affinché l’acqua rallenti nella sua corsa, mettere in sicurezza con interventi di disgaggio o quant’altro per i versanti abbandonati. Laddove il disastro urbanistico è compiuto occorre de-localizzare se possibile, o prevedere almeno casse di espansione e scolmatori.  Ma più di tanto non si può fare. Non è per niente risolutiva l’analisi grossolana di Renzi che riduce tutto ad un probabile eccesso di precipitazioni  o, semmai, a ritardi nelle opere. Questo vale solo in rarissimi casi e non può diventare un’ulteriore scusa per proseguire con interventi che quasi nulla hanno a che fare con una sana politica del territorio. Un pessimo esempio sotto gli occhi di tutti in Canavese è il ridicolo e dispendioso progetto di viadotto autostradale Pavone – Lessolo, utile unicamente ad  impedire che l’autostrada si allaghi per qualche ora ogni tot anni.

Si sa, lo Sblocca Italia non affronta quasi nulla dei reali problemi del Paese avendo preferito  accontentare per un po’ gli alleati a destra, ma anche a sinistra, tanto è forte e trasversale la lobby degli speculatori del cemento. Ben altra cosa è il rilancio della difesa del suolo e delle risorse, volta a proteggere in modo efficace le popolazioni e il territorio. In questa direzione Legambiente ha voluto dare un saggio di cosa sarebbe utile agli italiani con il corposo dossier  #sbloccafuturo www.legambiente.it/sblocca-futuro.

Last but not least è l’allerta rapida governata da un sistema pubblico di previsione e di intervento. In una situazione così fortemente compromessa diventa prioritaria, anche in considerazione di un aumento della frequenza degli eventi estremi. La popolazione deve essere aiutata a conoscere ed essere attrezzata a convivere e ad agire nel rischio. Questa è la dura verità con cui fare i conti in un periodo di cambiamenti epocali. Occorre un drastico cambio di mentalità per indirizzare gli investimenti sempre più verso un’economia dematerializzata e  dei servizi. E’ un delitto perdere altro tempo per conservare antiche rendite di posizione per  pochi. Altrettanto vale per le vecchie ideologie (pure a sinistra) che continuano a concentrare l’attenzione sul dito e non sulla luna indicata dal dito.

11 ottobre 2014

 

Vanda Bonardo

(Direttivo nazionale Legambiente)

AEG ed EFFETTO SERRA

IVREA 2 novembre 2013

logo sel epInterveniamo nel dibattito sul mancato impegno di AEG Cooperative per il salvataggio di Effetto Serra, di cui ne è il maggiore azionista.

Ovviamente non siamo a conoscenza di tutti i dati economici e finanziari che richiederebbe il salvataggio e la seguente gestione di un complesso, La Serra, che però, fin dalla sua nascita ha dovuto sostenere costi di funzionamento ben maggiori di quanto le varie soluzioni gestionali abbiano potuto ottenere in entrata. Fino a che la Olivetti è stata in buone condizioni di salute, legiore azionista.

Perdite venivano ripianate da trasferimenti aziendali. Ero un problema di coerenza per chi aveva costruito il complesso, e anche di immagine per la Olivetti e la Città di Ivrea, patria della coniugazione tra cultura e lavoro. Poi, andata in crisi Olivetti, è cominciato il non tanto lento, ma inesorabile declino. La proprietà ha passato varie vicissitudini e tentativi, la camere sono state cedute a privati sotto forma di monolocali, e le rimanenti strutture, cinema, piscina e servizi, sono stati gestiti e lo sono tuttora, da imprenditori privati e Associazioni del Territorio. Gran parte di esse sono fallite.

In tale scenario, AEG si è buttata, con coraggio ed incoscienza, in questa avventura, che poco o niente ha a che vedere con la sua missione ( produrre e vendere energia ), ma che appartiene alla sfera delle attività culturali, terreno dove peraltro AEG è sempre stata presente con larghe e munifiche donazioni. Ma qui si tratta di una gestire, con giusti profitti, una impresa.

AEG, leggendo i bilanci degli ultimi anni, è certamente una Azienda Cooperativa che guadagna e distribuisce ristorni ai propri soci, mantenendo una buona liquidità. Potrebbe, quindi, destinare parte dei propri fondi ad attività culturali.

Perché AEG ha deciso di non procedere?

Due sono le ipotesi, che possono anche coesistere:

1.         I conti di Effetto Serra sono veramente talmente negativi, che nessun salvataggio è possibile;

2.         Il salvataggio sarebbe possibile, ma AEG ha deciso di destinare ad altri obiettivi prioritari i       propri fondi.

Se è vera la prima ipotesi, non ci resta che rammaricarci della perdita di un altro pezzo della cultura della vecchia Olivetti e della vecchia Ivrea.

Se è vera la seconda ipotesi, vogliamo immaginare e sperare che AEG, una delle ultime realtà industriali dell’ Eporediese, voglia investire per cercare di mantenere, e magari aumentare, la propria presenza nelle tecnologie energetiche, concorrendo con più possibilità di vittoria alla gara per la assegnazione della proprietà e della gestione delle infrastrutture di distribuzione del gas, gara che, seppur con continui slittamenti, prima o poi verrà indetta. Ciò farebbe crescere il know how di AEG, creerebbe qualche posto di lavoro in più, e garantirebbe una ulteriore e sana espansione ad una cooperativa che vede già migliaia di soci locali.

Per quanto riguarda Effetto Serra, il problema rimane aperto e va assolutamente risolto in positivo. La cultura, in tutte le sue declinazioni, è e sarà uno degli ambiti in cui investire, sia per creare nuovi posti di lavoro, sia per tenere alta la discussione su tematiche di impegno civile, anche se inserite, e ciò non guasta, in scenari di intrattenimento. Le amministrazioni Pubbliche del Territorio, in primis quella di Ivrea, devono ricercare e favorire la formazione di una aggregazione di soggetti che, partendo dai presupposti precedenti, abbiano la volontà e la capacità finanziaria di rilanciare il Progetto, riempiendolo anche, se possibile, di nuovi contenuti.

SEL supporterà ogni iniziativa in tale direzione.

SEL    Circolo  Eporediese

documento Alpi di Legambiente

ecco, scaricabile, il nuovo documento Alpi di Legambiente.Documento Alpi Legambiente agosto 2013

Testo che ho coordinato in qualità di responsabile nazionale Alpi di Legambiente.

firma PETIZIONE IPLA

 

“Noi sottoscritti rivolgiamo un pressante appello al Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, affinché le competenze di elevato valore scientifico, intellettuale e operativo, residenti oggi in IPLA SpA vengano mantenute al servizio della Regione e dei suoi cittadini.

Non si tratta di salvare una sigla o una ragione sociale ma di individuare come valorizzare il lavoro ultratrentennale che l’Istituto ha svolto in ambito ambientale e sulla “green economy”.

Il futuro dell’economia regionale, nazionale ed europea da più parti è individuata nella cosiddetta “economia verde”. L’IPLA in questi anni ha garantito il rilevamento e la gestione di una mole enorme di dati su foreste, biodiversità, rifiuti, suoli, patologie ambientali (lotta alle zanzare) e tartufi e gestisce le banche dati naturalistica e pedologica della Regione. La pianificazione in ambito agrario ed ambientale utilizza giornalmente le elaborazioni e i progetti che IPLA ha nel tempo realizzato.

Disperdere questo patrimonio di conoscenze riteniamo sia una scelta poco lungimirante. Per questo Le chiediamo un intervento che possa costruire un percorso verso il futuro anche in considerazione del fatto che la recente sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la parte della legge sulla Spending Review che imponeva l’alienazione e/o la liquidazione delle società partecipate regionali.

L’IPLA del futuro potrà e dovrà supportare concretamente la realizzazione di adeguati investimenti sull’ambiente e sulle produzioni sostenibili e i possibili ritorni in termini di sviluppo economico del territorio rurale”.

FIRMA LA PETIZIONE

Legambiente presenta Carovana delle Alpi 2013,

Roma, 25 luglio 2013                                                                                                                                                                                             Comunicato stampa

la campagna che fa il check up dello stato di salute dell’arco alpino 

Assegnate 11 bandiere nere ai nemici della montagna e 7 bandiere verdi a chi, invece,

la valorizza con pratiche ecosostenibili

CarovanaDelleAlpiSono un paradiso di bellezza e di biodiversità, un patrimonio da difendere e valorizzare. Sono le Alpi, un gioiello unico troppo spesso oggetto di una cattiva gestione del territorio e di abusi edilizi. A denunciare ciò è Legambiente che dal 2002 con la Carovana delle Alpi attraversa tutto l’arco alpino per effettuare un “check up” sullo stato di salute dell’ambiente assegnando le bandiere nere e quelle verdi. Quest’anno sono undici le bandiere nere che l’associazione ambientalista dà ai nemici della montagna, per i danni causati al territorio da amministrazioni e società. Delle 11 bandiere nere, 3 sono state assegnate rispettivamente in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia, 2 in Piemonte, una rispettivamente in Veneto, Trentino e Valle D’Aosta. Undici storie di “pirati” delle Alpi che hanno in comune una visione distorta della valorizzazione turistica del territorio, favorendo così una selvaggia speculazione. Non mancano però le buone pratiche ecosostenibili e le idee positive per uno sviluppo locale green, come testimoniano le sette le bandiere verdi date, invece, a chi ha saputo valorizzare l’arco alpino. In prima linea ci sono le esperienze modello di alcune amministrazioni comunali, di aziende agricole, stabilimenti, associazioni e comitati del Friuli Venezia Giulia (2 bandiere verdi), Veneto (1), Trentino (1), Lombardia (1), Piemonte (1) e Valle d’Aosta (1) che puntano, ad esempio, sulla reinterpretazione e scoperta della tradizione agricola e a soluzioni ecocompatibili per la valorizzazione del patrimonio forestale locale.

“La fotografia scattata dalla Carovana delle Alpi 2013 – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – dimostra che c’è ancora molto da fare per la tutela e la valorizzazione delle Alpi. Serve infatti una maggiore difesa e valorizzazione di questo splendido territorio, ricco di storia, di risorse naturali e culturali. Investire sull’ambiente alpino significa dare impulso all’economia locale, creare occupazione e creare le condizioni per migliorare la possibilità di “abitare” la montagna. Questi risultati passano anche attraverso la possibilità di far conoscere la bellezza di questi luoghi grazie anche ad un turismo ecosostenibile. Le località montane racchiudono in sé un grande potenziale in termini di risorse naturali ed economiche che le amministrazioni locali, quasi sempre prime destinatarie delle Bandiere Nere, devono interpretare e usare al meglio attraverso uno sviluppo basato sulla green economy e attuando appropriate politiche di gestione del territorio più sostenibili. Troppo spesso ci siamo dimenticati che la qualità e la sicurezza della pianura dipendono dall’uso che si fa dei territori montani, è in questo senso che le Alpi sono un bene comune di tutti”.

BANDIERE NERE – Quest’anno tre bandiere nere vanno al Friuli Venezia Giulia. La prima è stata assegnata  alla società Edipower per la colata di fango verificatasi a valle della diga di Saurisi. La seconda agli organizzatori regionali del Giro d’Italia per l’abbattimento di centinaia di alberi sull’Altopiano del Montasio. La terza bandiera nera va all’Anas e al Friuli Venezia Giulia Strade per gli interventi attuati sulla viabilità della Carnia e del Canal del Ferro. Tra le cause dei vessilli neri, assegnati da Legambiente ai “nemici” delle Alpi, resta la speculazione edilizia che, in nome del turismo, apre possibilità e spazi per la cementificazione d’alta quota. Bandiere nere in Veneto ai comuni di Roveré Veronese, San Mauro di Saline e Velo Veronese (Verona) per aver falsato le previsioni demografiche espresse nel Piano di Assetto del Territorio Intercomunale finalizzate prevalentemente alla cementificazione del territorio, incoerente quindi con il più volte citato sviluppo sostenibile all’interno del P.A.T.I. Altra bandiera nera va al Trentino, alla comunità di Valle delle Giundicarie per aver votato un documento preliminare del Piano Territoriale di Comunità che, senza una seria analisi dei limiti e delle potenzialità del mercato turistico, prevede un ulteriore pesantissimo sacrificio di territorio e di naturalità, con un altro ampliamento delle aree sciabili in zone ancora intonse e di grande pregio ambientale e paesaggistico.

Alla Lombardia Legambiente assegna tre bandiere nere. La prima va a Raffaele Cattaneo, ex assessore alle infrastrutture e mobilità della Regione, per la superficialità e l’approssimazione, di cui è politicamente responsabile, con le quali sono state condotte le procedure di appalto e l’avvio dei lavori della tratta ferroviaria Arcisate-Stabio, opera strategica per il territorio. E per aver lasciato senza servizio ferroviario e con un cantiere fermo i centri della Valceresio, privilegiando contestualmente l’avvio e la prosecuzione di costose e inutili opere stradali. La seconda bandiera nera va all’Anas per la viabilità della SS36 e ai ripetuti collassi delle gallerie nel tratto fra Dervio e Colico, a causa di inadeguate tecniche costruttive in presenza di una difficile situazione geologica. La terza bandiera nera va al sito web www.ruralpini.it per la controinformazione e l’approccio, ingiustificatamente allarmistico, alla complessità della gestione dei grandi predatori in ambiente alpino, che mira a vanificare l’esito di un importante ritorno, quello di lupi e orsi nelle Alpi italiane. Anche il Piemonte non va bene: bandiere nere alla Provincia di Cuneo – Assessorato Ecologia e tutela ambiente – Rifiuti – Risorse idriche, energetiche e naturali – Cave e torbiere per la scarsa iniziativa nel proporre politiche sostenibili per il territorio e la gestione dell’acqua nella Provincia di Cuneo, per la poca attenzione agli esiti del referendum e per l’inefficacia nel tutelare le acque superficiali da varie forme di sfruttamento. E la bandiera nera va anche alla Regione Piemonte, per il secondo anno consecutivo, per l’assenza di politiche volte alla tutela, alla regolamentazione e alla valorizzazione della montagna. Infine in Valle D’Aosta, la bandiera nera all’Assessorato alle Attività Produttive della Regione e all’Assessorato opere pubbliche, difesa del suolo e edilizia residenziale pubblica per voler facilitare a tutti i costi la costruzione di centrali idroelettriche, anche contro la volontà dei proprietari di terreni, dei residenti e dei turisti, delle amministrazioni comunali, delle associazioni ambientaliste, anche dove le norme, oltre che il buon senso, lo sconsiglierebbero.

“Da sempre Legambiente – aggiunge Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente – interpreta l’ambiente montano come un laboratorio naturale, dove si sono sviluppati alcuni dei più notevoli esempi di adattamenti degli esseri viventi ai limiti della vita, dando origine a ecosistemi rari e fragili. Anche il ritorno di alcuni grandi predatori va inteso in questa prospettiva e perciò governato attraverso seri piani di azione. È, dunque, indispensabile che si comprenda che il territorio alpino è un territorio sensibile e delicato, che non deve essere sacrificato in nome della speculazione edilizia e di un turismo non sostenibile. Per questo anche quest’anno la Carovana delle Alpi vuole contribuire a dare visibilità alle azioni virtuose e di riscontrato successo attivate da amministratori, privati, associazioni, affinché diventino esempi modello a cui attingere idee e pratiche efficaci per una corretta tutela e valorizzazione delle Alpi”.

BANDIERE VERDI – La Carovana delle Alpi va, infatti, alla ricerca di quanti sviluppano progetti di tutela e salvaguardia della più grande catena montuosa d’Europa per premiare con le bandiere verdi l’impegno di quanti hanno mosso passi significativi verso uno sviluppo di qualità. Quest’anno a ricevere l’ambito premio sono state sette Regioni. In Friuli Venezia Giulia la bandiera verde va all’azienda agricola di Dordolla (Moggio Udinese) “Tiere Viere-AgriKulturAlpina”, per aver reinterpretato, rinnovandola, la tradizione contadina in una delle aree più spopolate della montagna friulana. Altro riconoscimento anche a Legnolandia, gli stabilimenti di Forni di Sopra e Villa Santina, per le soluzioni e gli accorgimenti adottati nei processi di produzione e per la valorizzazione del patrimonio forestale locale. In Veneto la bandiera verde è stata assegnata alla coppia di lupi Slavc & Giulietta, un premio simbolico che riconosce la straordinaria unicità dell’incontro tra il lupo dinarico-balcanico Slavc  e la lupa italica chiamata Giulietta. Dopo secoli di divisione, le due razze si sono rincontrate sull’altipiano Lessinico, da più di un anno fanno coppia fissa e i Monti Lessini sono divenuti la loro casa. Bene anche il Trentino con i comuni di Ala, Avio, Brentonico, Mori e Nago- Torbole e le Comunità di Valle della Vallagarina e dell’Alto Garda-Ledro per aver firmato l’accordo di programma sottoscritto il 15 giugno con la Provincia autonoma di Trento e per avviare il primo Parco naturale locale del Trentino, quello del Monte Baldo. In Lombardia la Bandiera Verde va al comitato per la tutela e la valorizzazione del territorio agricolo del piano di Bianzone per la passione e l’impegno profuso nella difesa del territorio agricolo, per le importanti iniziative organizzate e le battaglie legali e di rappresentanza messe in atto. Premiato anche il Piemonte, la bandiera verde va al Comune di Vignolo per aver messo in atto numerose azioni di tutela del territorio. Infine non delude le aspettative anche la Valle D’Aosta, dove l’associazione Vallevirtuosa e comunità valdostana riceve la bandiera verde per la vittoria referendaria contro la costruzione di un impianto di trattamento a caldo in un ambiente di montagna. Si tratta del primo referendum propositivo regionale valido a livello nazionale per la difesa del territorio alpino attraverso la richiesta di applicare una corretta politica dei rifiuti basata sulla loro gestione, senza partire dagli stadi finali dello smaltimento e recupero energetico.

L’elenco completo delle bandiere nere e verde è online sul sito http://www.legambiente.it

Bandiere VERDI e NERE2013 pdf scarica

L’Ufficio stampa Legambiente:

06.86268353-76

La maggiori associazioni ambientaliste oggi a Montecitorio per incontrare Bersani

“C’E’ BISOGNO DI UNA SVOLTA VERDE PER RILANCIARE L’ITALIA”

Incontro con Bersani che punta su un Programma d’Attacco

ass.ambient“Se, come detto dall’onorevole Bersani, il nuovo Governo deve definire un ‘Programma d’attacco’, per rilanciare il Paese si deve puntare decisamente sul Green Deal, su una Svolta per un’economia verde e rigenerativa che deve costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo, valorizzando gli elementi di forza (parchi, biodiversità, patrimonio culturale, produzioni di qualità), garantendo una roadmap verso il 100% di energie rinnovabili, un programma di piccole e medie opere immediatamente cantierabili per il risanamento e la manutenzione del territorio e una ri-conversione ecologica del nostro apparato produttivo che ricomprenda i costi ambientali per evitare che le minacce e i danni ambientali provocati dalle produzioni inquinanti ricadono sui cittadini e mettano a rischio anche gli asset di forza del Paese”, così commentano le maggiori associazioni ambientaliste CAI – Club Alpino Italiano, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF che hanno avuto un incontro questa mattina dalle 13.00 alle 14.00 a Montecitorio con l’onorevole Pierluigi Bersani, che ha ricevuto il mandato esplorativo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

“Apprezziamo che per la prima volta nella storia repubblicana si chieda un incontro anche con le associazioni ambientaliste, riconoscendo loro un ruolo fondamentale nel contribuire con la tutela dell’ambiente, della biodiversità e dei beni culturali alla ricchezza della nazione”, aggiungono le maggiori associazioni ambientaliste, che hanno consegnato un sintetico documento su 10 temi 1.Energia e clima; 2. Trasporti e infrastrutture; 3. Consumo del Suolo, 4. Difesa del Suolo, 5. Bonifiche, 6, Biodiversità e aree protette, 7. Beni culturali e paesaggistici, 8. Turismo e ambiente, 9. Ministero dell’ambiente, 10. Diritti e delitti ambientali (vedi scheda di approfondimento in coda).

Le maggiori associazioni ambientaliste chiedono, anche, di dare piena attuazione alla Strategia Nazionale della Biodiversità, approvata nell’ottobre 2010, che stenta a decollare e di fissare un termine entro il quale approvare la nuova generazione dei Piani paesaggistici, che attendiamo dal gennaio 2010. Occorre che il Governo si occupi organicamente di Patrimonio culturale, della sua conservazione (tutela e cura), fruizione (turismo culturale) e ri-produzione di cultura”.

Le maggiori associazioni ambientaliste chiedono più coraggio nella ri-conversione ecologica dell’economia: “Il presupposto della Green Economy è la decarbonizzazione dell’economia e non quella di creare un “settore verde. – commentano le maggiori associazioni ambientaliste e aggiungono: “In questo senso, le proposte a breve presentate nel Programma di Governo dell’on. Bersani, ampiamente condivisibili nello specifico, vanno inserite in un quadro nuovo che preveda la progressiva fuoriuscita dalle fonti fossili. E’ necessario rivedere in quest’ottica la “Strategia Energetica”da poco approvata dal governo uscente: eliminare progressivamente l’uso del carbone e dell’olio combustibile nel settore elettrico, fermare le trivelle a mare, garantire strumenti efficaci e snelli alle rinnovabili per uno scenario 2050 a zero emissioni di CO2. Anche nel settore delle grandi opere si chiede chiarezza: si deve definire un Piano nazionale per la mobilità che serva a dare risposta ai gravi problemi di congestione e di inquinamento delle nostre città, abbandonare il Primo programma delle infrastrutture strategiche, che costituisce (con le sue 390 opere in elenco per 375 miliardi di euro) un’ipoteca per il futuro economico-finanziario e ambientale del Paese.”

Segue:
Scheda di approfondimento “Punti per una ri/conversione ecologica del Paese”

Roma, 25 marzo 2013

Gli Uffici Stampa
WWF Italia, Tel.: 06 84497 265/213; 02 83133233
Legambiente: 06 86268376 – 53
Touring Club Italiano, Tania Rao Torres/Chiara Catella Tel. 02 8526214; Cell.3493371029

Scheda di approfondimento:

PUNTI PER UNA RI/CONVERSIONE ECOLOGICA DEL PAESE
INCONTRO CON L’ON. PIERLUIGI BERSANI DEL 25 MARZO 2013

Quelle che vengono descritte qui di seguito sono alcune delle principali priorità individuate dalle maggiori associazioni ambientaliste CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF tra le 80 proposte e 12 filoni tematici che sono stati illustrati nel Documento pre-elettorale “Agenda ambientalista per la Ri/Conversione ecologica del Paese”.

• ENERGIA E CLIMA – Confermare misure immediatamente applicabili quali gli sgravi del 55% per l’efficienza energetica degli edifici, ma nel contempo definire anche il quadro complessivo di intervento attraverso la convocazione di una conferenza energetica nazionale che veda la partecipazione delle organizzazioni non governative e abbia come obiettivo la revisione della Strategia Energetica Nazionale, approvata recentemente con decreto interministeriale. Revisione basata su due assi di intervento/obiettivi: 1. l’Obiettivo del 100% Rinnovabili al 2050 definendo una strategie di transizione che porti all’abbandono progressivo delle centrali alimentate con combustibili fossili, procedendo subito a non costruire nuove centrali a carbone ed ad olio combustibile e rinunciando a al piano di trivellazioni petrolifere off shore; 2. la definizione di una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse per i settori di produzione dell’energia elettrica, dei trasporti, dell’industria e dei servizi che sostengano la Green Economy.

• TRASPORTI E INFRASTRUTTURE – Procedere subito: 1. con tutti gli atti necessari alla liquidazione della Stretto di Messina Spa e alla caducazione dei rapporti concessori, convenzionali e contrattuali con il GC Eurolink, 2. ad un dibattito pubblico che porti ad individuare priorità di intervento per il potenziamento delle linee ferroviarie esistenti alternative alla trasversale ad AV a cominciare dalla Torino-Lione (come sta già avvenendo sull’asse Venezia-Trieste da parte del commissario governativo Bartolo Mainardi); 3. ad emendare l’art. 1 della Legge Obiettivo, l. n. 443/2001, laddove stabilisce che il Primo programma sia “automatica integrazione” del Piano Generale dei Trasporti e della logistica. In un quadro di più ampio respiro rivedere profondamente le procedure derivanti dalla Legge Obiettivo garantendo sedi di confronto tecnico, l’informazione e la partecipazione della cittadinanza e definire un Piano nazionale della mobilità che superi il Primo Programma delle infrastrutture strategiche (lievitato in maniera incontrollata tra il 2001 e il 2012 dai 125,8 miliardi di euro ai circa 375 miliardi di euro attuali) e abbia come priorità l’intervento organico nelle aree urbane, il riequilibrio modale dalla strada alla ferrovia in particolare per le merci e la riduzione delle emissioni di gas serra.

• CONSUMO DEL SUOLO – dal punto di vista delle modifiche puntuali alla normativa attuale: 1. definire una diversa modulazione del contributo di costruzione di cui all’art. 16 del DPR n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia) in grado anche di premiare la riqualificazione statica e energetica del patrimonio edilizio; 2. reintrodurre il vincolo di destinazione del contributo di costruzione. escludendo che sia utilizzato per il finanziamento della spesa corrente. Dal punto di vista della innovazione normativa: a) elaborare una nuova legge di governo del territorio, che aggiorni la normativa urbanistica ferma al 1942, pervenire ad una legge sul contenimento per via normativa del consumo di suolo, non solo agricolo (partendo dal recente disegno di legge proposto sul tema dal ministro delle Politiche Agricole) e b) introdurre una imposta selettiva che disincentivi il consumo di nuovo suolo su aree esterne al già insediato e sui beni paesaggistici ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, D.lgs. n. 42/2004.

• DIFESA DEL SUOLO – adoperarsi per un migliore coordinamento della normativa esistente e una identificazione chiara delle competenze e del sistema delle responsabilità, a partire dalle Autorità di distretto; aggiornare e adeguare i Piani di Assetto Idrogeologico nella logica multidisciplinare e sistemica della pianificazione di bacino, coerentemente con quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60) e dalla Direttiva Alluvioni (2007/60) anche e soprattutto per favorire azioni per una politica di adattamento ai cambiamenti climatici. Garantire risorse adeguate e continue alla manutenzione del territorio e alla difesa del suolo. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare calcola che ci sia bisogno di 2,6 miliardi di euro l’anno per 15 anni per garantire la tutela e il ripristino degli equilibri idrogeologici ed ambientali.

• BONIFICHE – definire una strategia nazionale per garantire l’avvio concreto degli interventi di bonifica attraverso un’azione coordinata con le Regioni competenti (anche in relazione agli interventi non d’interesse nazionale) ed una messa in mora dei soggetti che ai termini di legge hanno l’obbligo di procedere ai ripristini ambientali ed alla messa in sicurezza dei siti contaminati. Infine, va ripristinato il reato di “omessa Bonifica”, previsto a suo tempo dall’art. 51-bis del Decreto legislativo n.22/1997 – c.d “Decreto Ronchi” che è stato sostanzialmente abrogato dall’art. 257 D.Lgs. n. 152/2006 e va cancellato il “condono” introdotto di fatto dall’art. 2 della legge n. 13/2009.

• BIODIVERSITA’ ED AREE PROTETTE – garantire subito nei provvedimenti di spesa, a partire dalla Legge di Stabilità, fondi sufficienti al funzionamento dei parchi terrestri e delle aree marine protette e organizzare la Terza conferenza nazionale delle aree protette in un quadro di certezze per la governance dei parchi nazionali e regionali. Operare perché si proceda alla progressiva integrazione degli obiettivi la Strategia Nazionale sulla Biodiversità approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici.

• BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI – Per quanto riguarda i beni culturali, bisogna seguire le indicazioni date dal Presidente della Repubblica agli Stati generali della cultura il 15.11.2012. Occorre che il Ministero si occupi anche di cultura, di produzioni e di turismo culturali, oltre che di beni e di attività culturali, e bisogna al più presto reintegrare i Comitati tecnico-scientifici recentemente aboliti, rendendo monco il Consiglio Superiore. Il Ministero è in una situazione comatosa, pur avendo una capacità di spesa per investimenti di circa 500 milioni. Dispone per quest’anno di solo 90 milioni per mantenere e restaurare l’intero patrimonio: meno di un quinto di quanto è in grado di spendere in un anno. Servono, quindi, urgentemente almeno altri 200 milioni per permettere di compiere le sue funzioni ordinarie. Bisogna poi bloccare il taglio imminente di una cinquantina di soprintendenti e prevedere l’assunzione in tre anni di un migliaio di unità con varie qualifiche. Servono, poi, agevolazioni fiscali riguardo all’Iva, all’imposta sui redditi e alle sponsorizzazioni. I servizi aggiuntivi devono essere a breve reimpostati. E’ consigliabile consentire ai privati di dare il loro contributo progettuale, previsto d’altra parte nei codici dei beni culturali e dei lavori pubblici. Fondamentale è anche il rapporto con le Università, previsto nel progetto per Pompei, e che andrebbe sistematicamente adottato. Infine, per quanto riguarda il paesaggio, è da ricordare che nessun piano paesaggistico è stato fino ad ora approvato congiuntamente da Ministero e Regioni. Manca infatti nel Codice un limite di tempo per ottemperare a quest’obbligo di legge. Ciò si raccorda con la proposta della legge quadro nazionale per limitare l’uso dei suolo a fini costruttivi.

• TURISMO E AMBIENTE – Per definire una visione Paese e far crescere qualitativamente l’offerta e, dunque, per rendere l’Italia più competitiva sul mercato internazionale, si chiede un Piano nazionale per la qualità per consentire alle imprese di riposizionarsi e di sperimentare progetti di rete che impegnino gli operatori in percorsi condivisi e di crescita comune rispettando e promuovendo quelle attività innovative che valorizzano le vocazioni dei territori. Bisogna anche dedicare grande attenzione allo sviluppo del settore turistico del Mezzogiorno affrontando i problemi del buon uso del territorio, della criminalità e della sicurezza e del migliore impiego delle risorse derivanti dalla nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020.

• MINISTERO DELL’AMBIENTE – Si deve bloccare la progressiva liquidazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare portando il suo bilancio annuale dagli attuali 450 milioni ad almeno 700 milioni di euro l’anno, per consentire di avere le risorse sufficienti per finanziare anche interventi in particolare nel settore della difesa del suolo. Si deve istituire inoltre un’Agenzia nazionale autonoma per i controlli ambientali, che svolga a questo fine attività ispettive, analitiche e di ricerca sul campo e coordini un sistema integrato di agenzie ambientali.

• DIRITTI E DELITTI AMBIENTALI – Si ritiene che si possa procedere a breve alla tutela penale dell’ambiente avendo come riferimento la proposta elaborata nella XV Legislatura dalla Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti, che aveva visto il consenso delle diverse forze politiche. Inoltre, se la legislatura avrà respiro si ritiene opportuna la introduzione, tra i principi fondamentali della Costituzione, del diritto alla tutela dell’ambiente da declinarsi, oltre che come diritto soggettivo, anche in termini di dovere, specie nei confronti delle successive generazioni.

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