Vanda Bonardo

Home » Acqua

Category Archives: Acqua

ARCHIVIO

Montagne e cambio di clima

articolo CipraIl territorio montano per la sua specificità reagisce con estrema sensibilità al mutamento del clima e quindi ne rappresenta un vero e proprio sistema di preallarme climatico. Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell’intero pianeta. La natura, qui particolarmente reattiva, impone la veloce costruzione di strategie di adattamento sia nell’economia montana (turismo e non solo) sia nella pianificazione territoriale soprattutto per quel che concerne la prevenzione dei pericoli. Strategie che se adeguatamente sviluppate potrebbero costituire un modello di futuro climaticamente sostenibile, di riferimento per le regioni di ogni parte del mondo.

Fenomeni significativi tutt’altro che trascurabili si hanno già da qualche tempo a causa del ritiro dei ghiacciai e dello scioglimento del permafrost. In soli cinquanta anni la superficie dei ghiacciai si è ridotta in Italia del 27%, in Piemonte addirittura del 44%. A quote comprese tra i 2300 e i 2800 metri sul livello del mare si sta aggravando il fenomeno dell’erosione. Il rapporto tra rischio idrogeologico e cambiamento climatico include molteplici interazioni con altri effetti del cambiamento climatico, sia in termini di impatti che di differenti strategie di adattamento. Gli effetti del cambiamento climatico sulle zone alpine non comportano solo impatti negativi sul turismo invernale in seguito alla ridotta disponibilità di neve sulle piste da sci, ma anche variazioni nel rischio di inondazioni e di frane a causa dello scioglimento accelerato di neve e ghiacciai, nonché l’aumento del rischio di inondazioni per la tracimazione dei laghi glaciali.

L’effetto combinato delle temperature più elevate e della probabile maggiore frequenza di precipitazioni intense accentua il pericolo di instabilità dei versanti (smottamenti, cadute di massi, crolli in massa di pareti di roccia) e di colate detritiche. In quest’ambito è notevole il potenziale delle strategie di adattamento, mirate a minimizzare l’impatto sul benessere delle persone esposte al rischio di inondazioni e frane, sulle risorse naturali coinvolte e sul potenziale di crescita economica delle zone a rischio.Il cambiamento climatico nelle zone montane si configura  come un elemento ulteriore di dissesto geologico suscettibile di aumentare lo stress su strutture abitative, infrastrutture turistiche e di trasporto, rischio per l’incolumità delle popolazioni residenti e fonte di crescenti perdite economiche. È quindi estremamente importante che l’impatto del cambiamento climatico in montagna sia preso in debita considerazione nella definizione delle strategie di protezione dal rischio idrogeologico

Allo stesso modo per effetto delle consistenti variazioni delle precipitazioni annue (ivi comprese le probabili riduzioni) oltre che della maggiore evaporazione, il deflusso delle acque e – di riflesso – la produzione di energia elettrica nei prossimi anni potrebbero subire un calo del 5–10%. L’aumento della temperatura delle acque comporterà inoltre una riduzione dell’effetto di raffreddamento per le centrali termiche. Durante la torrida estate del 2003, per due mesi le centrali nucleari svizzere hanno prodotto il 25% in meno di energia elettrica (pari una riduzione del 4% della produzione annuale).

Ciò nonostante la montagna non è inserita tra i temi della Conferenza ONU sul Clima di Parigi-COP21. Si auspica pertanto che gli Stati impegnati nella Conferenza, oltre a dimostrarsi capaci di reali impegni in termini di riduzione dei gas climaterianti, con limiti vincolanti per i singoli Stati, sappiano tenere in debita considerazione la fragilità e la preziosità delle aree montane e delle comunità che vi abitano anche in considerazione dei benefici che possono derivare per l’intero pianeta. Inoltre occorre migliorare la conoscenza e gli scambi di buone pratiche sugli adattamenti in montagna, rinforzare le reti esistenti e i tanti centri di eccellenza per una montagna più sostenibile. In tal senso va anche aperta una speciale finestra nel Green Climate Fund per sostenere le aree montane e soprattutto i Paesi in via di sviluppo con ecosistemi montani fragili dove sono a rischio popolazioni che vivono al limite della sussistenza.

Vanda Bonardo                                                                                                                                                                                       Direttivo Cipra Italia, responsabile nazionale Alpi Legambiente

Ivrea 7-11-2015

 

AUTOSTRADA E PAESAGGIO AMI: Altri scempi come questo?

scempivarieventuali

SOPRAELEVAZIONE FA RIMA CON CONCESSIONE?

locandina evento pubblico sopraelevazione A5Sicurezza idrogeologica: quali priorità per il territorio?

INCONTRO PUBBLICO

Martedì 14 aprile ore 21, Sala Santa Marta, Ivrea

La società ATIVA ha presentato un progetto di sopraelevazione del tratto autostradale da Pavone sino a Baio Dora con alti costi economici, sociali e paesaggistici

A discutere di quali siano le priorità per la sicurezza del territorio e la tutela dei beni comuni devono essere in primo luogo i cittadini e le amministrazioni per tutto l’Anfiteatro Morenico di Ivrea.

Intervengono

Vanda Bonardo             CIPRA Italia Commissione internazionale per la protezione delle Alpi

Maurizio Cieol               Circolo Legambiente Dora Baltea

Diego Corradin              Osservatorio Paesaggio AMI

Daniele Meregalli         FAI Fondo Ambiente Italiano

Paolo Foietta                 Città metropolitana Direttore Territorio, trasporti e protezione civile

Carlo Della Pepa           Sindaco Ivrea

I Sindaci locali

sopraelevazione A5

Questo accade quando le sorti di un territorio sono decise da un privato per i propri interessi e non da un buon governo da parte di chi ne è preposto.

«Causerà piene peggiori del 2000» piena

No al progetto: «Si basa su calcoli non estendibili, le istituzioni si occupino di sicurezza». Ativa punta sui totem ai caselli

NUBIFRAGIO A GENOVA

sbloccafuturo1La Liguria, un insieme di montagne che finiscono dritte dritte nel mare. La base delle pendici completamente ingessata dal cemento.Gli alvei dei fiumi spariti sotto innumerevoli palazzine e capannoni. Eppure l’acqua, quando cade, da qualche parte deve ben andare.

Chissà se di ciò è consapevole la povera signora che guardando l’auto di pregio appena massacrata dal nubifragio esclama ingenuamente “ Tutto questo deve finire!”.

Uso il termine “nubifragio” e non  “bomba d’acqua”, mi dà fastidio questa definizione coniata da un giornalismo esplosivo per un fenomeno che dal punto di vista scientifico non ha niente di dinamitardo. Difficile capire l’influenza dei cambiamenti climatici in termini di aumento delle precipitazioni. Ma una cosa è certa per coloro che amano fare i conti con la matematica del probabile: la presenza di molteplici  bacini separati nella stessa area come nel caso della Liguria rende molto alta la probabilità di un evento alluvionale (teorema della probabilità composta). E non bastano i pochi agricoltori  tornati a tirar su muretti per coltivare qualcosa.  Al di là dell’utile contributo puntuale dato, è impensabile arrivare a coprire la vastità di  interi bacini idrografici. I terrazzamenti, se vengono abbandonati senza prima ricostruire il pendio,  diventano pericolosissimi.

Le parole d’ordine sono oramai arcinote: rinaturalizzare affinché l’acqua rallenti nella sua corsa, mettere in sicurezza con interventi di disgaggio o quant’altro per i versanti abbandonati. Laddove il disastro urbanistico è compiuto occorre de-localizzare se possibile, o prevedere almeno casse di espansione e scolmatori.  Ma più di tanto non si può fare. Non è per niente risolutiva l’analisi grossolana di Renzi che riduce tutto ad un probabile eccesso di precipitazioni  o, semmai, a ritardi nelle opere. Questo vale solo in rarissimi casi e non può diventare un’ulteriore scusa per proseguire con interventi che quasi nulla hanno a che fare con una sana politica del territorio. Un pessimo esempio sotto gli occhi di tutti in Canavese è il ridicolo e dispendioso progetto di viadotto autostradale Pavone – Lessolo, utile unicamente ad  impedire che l’autostrada si allaghi per qualche ora ogni tot anni.

Si sa, lo Sblocca Italia non affronta quasi nulla dei reali problemi del Paese avendo preferito  accontentare per un po’ gli alleati a destra, ma anche a sinistra, tanto è forte e trasversale la lobby degli speculatori del cemento. Ben altra cosa è il rilancio della difesa del suolo e delle risorse, volta a proteggere in modo efficace le popolazioni e il territorio. In questa direzione Legambiente ha voluto dare un saggio di cosa sarebbe utile agli italiani con il corposo dossier  #sbloccafuturo www.legambiente.it/sblocca-futuro.

Last but not least è l’allerta rapida governata da un sistema pubblico di previsione e di intervento. In una situazione così fortemente compromessa diventa prioritaria, anche in considerazione di un aumento della frequenza degli eventi estremi. La popolazione deve essere aiutata a conoscere ed essere attrezzata a convivere e ad agire nel rischio. Questa è la dura verità con cui fare i conti in un periodo di cambiamenti epocali. Occorre un drastico cambio di mentalità per indirizzare gli investimenti sempre più verso un’economia dematerializzata e  dei servizi. E’ un delitto perdere altro tempo per conservare antiche rendite di posizione per  pochi. Altrettanto vale per le vecchie ideologie (pure a sinistra) che continuano a concentrare l’attenzione sul dito e non sulla luna indicata dal dito.

11 ottobre 2014

 

Vanda Bonardo

(Direttivo nazionale Legambiente)

AEG ed EFFETTO SERRA

IVREA 2 novembre 2013

logo sel epInterveniamo nel dibattito sul mancato impegno di AEG Cooperative per il salvataggio di Effetto Serra, di cui ne è il maggiore azionista.

Ovviamente non siamo a conoscenza di tutti i dati economici e finanziari che richiederebbe il salvataggio e la seguente gestione di un complesso, La Serra, che però, fin dalla sua nascita ha dovuto sostenere costi di funzionamento ben maggiori di quanto le varie soluzioni gestionali abbiano potuto ottenere in entrata. Fino a che la Olivetti è stata in buone condizioni di salute, legiore azionista.

Perdite venivano ripianate da trasferimenti aziendali. Ero un problema di coerenza per chi aveva costruito il complesso, e anche di immagine per la Olivetti e la Città di Ivrea, patria della coniugazione tra cultura e lavoro. Poi, andata in crisi Olivetti, è cominciato il non tanto lento, ma inesorabile declino. La proprietà ha passato varie vicissitudini e tentativi, la camere sono state cedute a privati sotto forma di monolocali, e le rimanenti strutture, cinema, piscina e servizi, sono stati gestiti e lo sono tuttora, da imprenditori privati e Associazioni del Territorio. Gran parte di esse sono fallite.

In tale scenario, AEG si è buttata, con coraggio ed incoscienza, in questa avventura, che poco o niente ha a che vedere con la sua missione ( produrre e vendere energia ), ma che appartiene alla sfera delle attività culturali, terreno dove peraltro AEG è sempre stata presente con larghe e munifiche donazioni. Ma qui si tratta di una gestire, con giusti profitti, una impresa.

AEG, leggendo i bilanci degli ultimi anni, è certamente una Azienda Cooperativa che guadagna e distribuisce ristorni ai propri soci, mantenendo una buona liquidità. Potrebbe, quindi, destinare parte dei propri fondi ad attività culturali.

Perché AEG ha deciso di non procedere?

Due sono le ipotesi, che possono anche coesistere:

1.         I conti di Effetto Serra sono veramente talmente negativi, che nessun salvataggio è possibile;

2.         Il salvataggio sarebbe possibile, ma AEG ha deciso di destinare ad altri obiettivi prioritari i       propri fondi.

Se è vera la prima ipotesi, non ci resta che rammaricarci della perdita di un altro pezzo della cultura della vecchia Olivetti e della vecchia Ivrea.

Se è vera la seconda ipotesi, vogliamo immaginare e sperare che AEG, una delle ultime realtà industriali dell’ Eporediese, voglia investire per cercare di mantenere, e magari aumentare, la propria presenza nelle tecnologie energetiche, concorrendo con più possibilità di vittoria alla gara per la assegnazione della proprietà e della gestione delle infrastrutture di distribuzione del gas, gara che, seppur con continui slittamenti, prima o poi verrà indetta. Ciò farebbe crescere il know how di AEG, creerebbe qualche posto di lavoro in più, e garantirebbe una ulteriore e sana espansione ad una cooperativa che vede già migliaia di soci locali.

Per quanto riguarda Effetto Serra, il problema rimane aperto e va assolutamente risolto in positivo. La cultura, in tutte le sue declinazioni, è e sarà uno degli ambiti in cui investire, sia per creare nuovi posti di lavoro, sia per tenere alta la discussione su tematiche di impegno civile, anche se inserite, e ciò non guasta, in scenari di intrattenimento. Le amministrazioni Pubbliche del Territorio, in primis quella di Ivrea, devono ricercare e favorire la formazione di una aggregazione di soggetti che, partendo dai presupposti precedenti, abbiano la volontà e la capacità finanziaria di rilanciare il Progetto, riempiendolo anche, se possibile, di nuovi contenuti.

SEL supporterà ogni iniziativa in tale direzione.

SEL    Circolo  Eporediese

documento Alpi di Legambiente

ecco, scaricabile, il nuovo documento Alpi di Legambiente.Documento Alpi Legambiente agosto 2013

Testo che ho coordinato in qualità di responsabile nazionale Alpi di Legambiente.

firma PETIZIONE IPLA

 

“Noi sottoscritti rivolgiamo un pressante appello al Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, affinché le competenze di elevato valore scientifico, intellettuale e operativo, residenti oggi in IPLA SpA vengano mantenute al servizio della Regione e dei suoi cittadini.

Non si tratta di salvare una sigla o una ragione sociale ma di individuare come valorizzare il lavoro ultratrentennale che l’Istituto ha svolto in ambito ambientale e sulla “green economy”.

Il futuro dell’economia regionale, nazionale ed europea da più parti è individuata nella cosiddetta “economia verde”. L’IPLA in questi anni ha garantito il rilevamento e la gestione di una mole enorme di dati su foreste, biodiversità, rifiuti, suoli, patologie ambientali (lotta alle zanzare) e tartufi e gestisce le banche dati naturalistica e pedologica della Regione. La pianificazione in ambito agrario ed ambientale utilizza giornalmente le elaborazioni e i progetti che IPLA ha nel tempo realizzato.

Disperdere questo patrimonio di conoscenze riteniamo sia una scelta poco lungimirante. Per questo Le chiediamo un intervento che possa costruire un percorso verso il futuro anche in considerazione del fatto che la recente sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la parte della legge sulla Spending Review che imponeva l’alienazione e/o la liquidazione delle società partecipate regionali.

L’IPLA del futuro potrà e dovrà supportare concretamente la realizzazione di adeguati investimenti sull’ambiente e sulle produzioni sostenibili e i possibili ritorni in termini di sviluppo economico del territorio rurale”.

FIRMA LA PETIZIONE

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: