Vanda Bonardo

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LE NOSTRE RADICI, IL NOSTRO CAMMINO, I NOSTRI OBIETTIVI: INSIEME A Più DI 100 ISCRITTI  E PRESENTATO ALL’ASSEMBLEA REGIONALE DI SEL PIEMONTE (28 GIUGNO 2014)

DOCUMENTO  SOTTOSCRITTO DA VANDA BONARDO1653716_10202960361480169_2073094706_n

Siamo pervasi da un profondo senso di tristezza e amarezza per ciò che sta accadendo al nostro partito.

Ognuno di noi ha profuso tutti gli sforzi possibili perché, all’indomani dell’esperienza elettorale europea del 2009, quel cartello elettorale potesse trasformarsi in un partito di sinistra moderno, democratico, utile alle esigenze sociali che vogliamo rappresentare, ma soprattutto un partito privo di quella malattia infantile rappresentata da uno sterile massimalismo senza riscontri con la difficile realtà sociale del nostro tempo.

Con una passione senza pari, convinti che fosse la strada giusta da percorrere, siamo stati protagonisti del Congresso di Firenze accentuando l’idea della transitorietà del nostro progetto inteso come ponte per la ricostruzione di un campo largo del centro sinistra. Quella fase dal fortissimo riscontro nei sondaggi popolari e nella ricostruzione di un tessuto organizzativo e culturale di partito, resterà in molti di noi come una delle esperienze più belle e piene di significato.

I risultati straordinari ottenuti in molte amministrazioni (Milano, Genova, Cagliari, Novara), ne sono dimostrazione evidente.

Non abbiamo condiviso le accelerazioni verso un progetto, nei fatti perdente, come la Lista TSIPRAS volute dal congresso nazionale di Riccione. Sei anni d’impegno per ricostruire una sinistra non priva di nome che scegliesse il campo socialista europeo come terreno di confronto e di scontro sono stati semplicemente cancellati con un voto pilotato da una parte del gruppo dirigente che a ragion veduta non ha mai creduto nella possibilità del progetto iniziale con cui era stata fondata SEL.

Il Presidente nazionale VENDOLA, pur essendo stato il principale promotore di una linea d’apertura verso il PSE, ha nei fatti sconfessato se stesso scegliendo di avvallare una opzione politica ed elettorale che ci ha fatto ripiombare nel male eterno della sinistra radicale europea: quello di rimanere dentro i propri confini e della incapacità di accettare il terreno, seppur conflittuale, del rapporto con le forze democratiche che si battono in tutta Europa contro la destra e la sua visione antisociale delle politiche economiche e finanziarie.

Possiamo ritenere che i 60 milioni di cittadini raccolti nei partiti che si richiamano al PSE, abbiano una così diversa cultura ideale dai nostri valori e possano essere identificati ed omologati con la stessa natura  della destra? Noi pensiamo di no e riteniamo sbagliato scegliere il campo minuscolo della sinistra radicale. Queste logiche, come dimostrato dalla storia recente, non portano che alla sconfitta permanente.

Gli interessi del lavoro,la tutela dell’ambiente, la battaglia per l’estensione dei diritti e per una diversa politica economica e finanziaria europea, dal nostro punto di vista si conduce là dove insistono grandi masse di cittadini che pur con sensibilità diverse, nella ricerca continua della mediazione e dei punti di contatto comuni, si organizzano per completare il percorso per una costruzione europea socialmente equa e solidale.

In Italia il voto europeo ha cambiato il volto politico del Paese: ha di fatto visto il termine della parabola Berlusconiana, ha fermato il dilagare delle politiche populiste e antieuropee di Grillo, ha soprattutto modificato la natura  del concetto di “centro sinistra”.

Chi pensava che il PD avrebbe pagato l’alleanza con il NCD forse ha sbagliato i suoi calcoli: oggi il PD e il suo segretario rappresentano il campo largo del centro sinistra e si candidano a diventare altro rispetto anche al progetto originario con cui era stato fondato quel partito.

Nei fatti il PD non è più la stessa organizzazione che si è presentata alle elezioni e si pone nel panorama politico italiano con prospettive nuove, sebbene non del tutto definite, a volte ancora poco comprensibili, ma ormai parte integrante della grande famiglia del Socialismo Europeo.

Sarebbe un grave errore continuare a pensare che sia impossibile trovare punti di contatto con questa novità e con le sue potenzialità. Noi siamo convinti che sia maturo il tempo per riannodare un rapporto che, senza sconti e senza timori, provi a portare il punto di vista della sinistra, seppur con larghi margini d’autonomia,  all’interno di quella dinamica.

Ribadiamo di provare  profonda delusione per quello che sta accadendo alla nostra fragile storia politica. Riteniamo però che la situazione venutasi a creare nel nostro Gruppo parlamentare non sia figlia di una astratta, quanto poco politica, questione parlamentare e neppure di una visione personalistica dettata dalla ricerca di posizioni di rendita nel rapporto con il governo. Le scelte della maggioranza del nostro Gruppo parlamentare, a partire dalla giusta scelta di votare il decreto IRPEF (prima vera, seppur tiepida, inversione delle politiche sin qui perseguite  con un taglio  di tasse sui redditi da lavoro più bassi) siano la rappresentazione di tutto ciò che abbiamo pensato della natura di SEL come forza del centro sinistra e della consapevolezza che la sinistra, fuori da quel campo non rappresenti null’altro che un simulacro di se stessa.

L’ambiguità di questa ultima fase della storia di SEL che è culminata con affermazioni tipo “con TSIPRAS e con SCHULTZ” e “ come sinistra di governo non significhi automaticamente diventare sinistra al governo” non porta da nessuna parte e non assicura nessun futuro politico alla istanze della sinistra.

Per queste ragioni e perché riteniamo necessario rimetterci in cammino, per non disperdere le poche energie che a sinistra tengono viva una cultura che ha profonda necessità di innovarsi confrontandosi senza paura con la società. Per questo riteniamo giustificata la scelta di alcuni nostri deputati di abbandonare SEL.  Con la loro scelta èiniziato un percorso sicuramente difficile ed insidioso, ma ricco di opportunità. Questo con l’intento di riportare, là dove s’incontrano e si scontrano culture diverse, quelle forze reali che intendiamo rappresentare: vogliamo  diventare, insieme alle altre forze di ispirazione socialista e democratica, un fiume grande ed impetuoso che porti il nostro Paese a diventare più europeo, democratico e socialmente più equo.

E’ nostra intenzione, sin da ora, costruire insieme un luogo associativo trasversale e aperto, che sia casa e luogo delle qualità e delle quantità della politica prodotta sino ad oggi. Vogliamo arricchire e non disperdere quei progetti e quelle idealità che – in questi anni – siamo riusciti a mettere in campo e che dovevano rappresentare le forti radici della nuova  sinistra Italiana.

(giugno 2014)

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