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Ripensare l’idroelettrico

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Ripensare l’idroelettrico

Preone (UD) Sabato 8 giugno 2013

INTRODUZIONE

di Vanda Bonardo, Legambiente

2013_06_08_Adesivo_PREONE2205Vorrei introdurre questo convegno provando a inserire l’argomento di oggi all’interno di un contesto più ampio. Ritengo infatti che la questione dell’idroelettrico, pur nella sua specificità, meriti una riflessione più ampia, in relazione al ruolo e alla natura del territorio alpino.

Le Alpi sono molteplici e differenti tra loro, pur tuttavia esistono elementi e problematiche che le accomunano, fra queste sicuramente l’idroelettrico. Un problema che, come per molte altre questioni montane, va affrontato evitando i due estremi opposti: l’uno arreso al fatalismo dell’abbandono, l’altro all’ineluttabilità della colonizzazione cittadina.

Oggi sarebbe importante riuscire a pensare a un ruolo nuovo e strategico da affidare alle Alpi, innazitutto per quel che concerne le risorse naturali e le identità territoriali. A questo scopo giova ricordare l’importanza della qualità culturale del contesto territoriale, utile, se non indispensabile per coniugare le moderne attività con le più esperienze tradizionali.

Perchè non pensare ad una smart grid anche per la montagna? Un’ottimizzazione dei sistemi che preveda un intelligente consumo e controllo delle risorse, ovviamente supportati dall’introduzione di  nuove tecnologie.In tal modo  le Alpi  potrebbero avviarsi a divenire un grande laboratorio di sostenibilità.

La realizzazione di sistemi avanzati e “intelligenti” di integrazione delle reti di trasmissione dell’elettricità, insieme all’accessibilità digitale potrebbero costituire una buona base per la nascita di una smart grid di montagna.

Fondamentale permane il ruolo della pianificazione e quindi del controllo e indirizzo pubblico di beni come l’acqua (un esempio potrebbe essere l’Agenzia regionale per le risorse idriche e l’energia di cui si discuterà oggi pomeriggio).

Non disgiunto dall’uso della risorsa acqua, nelle scelte politiche  di governo c’è l’uso, o meglio il  consumo di suolo con le sue perverse correlazioni con gli oneri di urbanizzazione.Il motivo è comprensibile anche se non giustificabile, infatti qui, come altrove, chi amministra si deve confrontare con la necessità quotidiana di fornire, in un periodo di crisi, quei servizi essenziali e indispensabili alla popolazione.Oltre alle limitazioni del patto di stabilità, c’è il fondato timore che il forzato rispetto del fiscal compact  riduca ulteriormente i contributi statali con l’evidente rischio di una maggior bisogno di far cassa attraverso  oneri di urbanizzazione e/o royalty di vario genere.Ovviamente con esiti nefasti sul consumo del territorio e sul regime dei suoli e delle acque.

All’interno di una visione più ampia di governance sarebbe utile operare in termini di trasferibilità di progetti e apprendimenti territoriali tra le varie realtà. Per questo scopo la  Macroregione alpina potrebbe essere assunta come strategia di riferimento, innanzitutto per promuovere forti e nuove politiche di sistema.In questo processo è indispensabile  che la Convenzione delle Alpi ed i suoi protocolli  diventino i pilastri della strategia per la Macroregione alpina. Al contempo occorre evitare che il territorio alpino sia subalterno alle aree metropolitane e di pianura.In tal senso deve essere chiaro a tutti  che la Strategia Macroalpina europea  è ben altra cosa rispetto alla macroegione del nord (Italia) sostenuta da alcune forze politiche italiane.Dirimente in tal senso  sarebbe  la determinazione ad attuare effettivamente  la Convenzione delle Alpi.

La piattaforma Energia istituita dalla Conferenza delle Alpi potrebbe divenire uno strumento importante per la promozione e la sperimentazione di tecnologie innovative nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica.Tuttavia è auspicabile che per far fronte alle sfide del cambiamento climatico, accanto al ricorso alle nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili, siano rilanciate politiche di risparmio ed efficienza energetica. E’ indispensabile oggi  che si comprenda che il territorio alpino, così sensibile e delicato, non si veda costretto a sacrificare ulteriormente il suo ambiente, i suoi paesaggi ed i suoi ultimi corsi d’acqua rimasti intatti in nome della produzione di energia.

E’ d’uopo ricordare che le Alpi , per  come sono fatte, reagiscono con estrema sensibilità al mutamento del clima e quindi ne rappresentano un vero e proprio sistema di preallarme climatico. Negli ultimi 150 anni  le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell’intero pianeta. La natura, qui  particolarmente reattiva, impone la veloce costruzione di strategie di adattamento.

Per effetto delle consistenti variazioni delle precipitazioni annue, ivi comprese le probabili riduzioni, oltre che della maggiore evaporazione, il deflusso delle acque e, di riflesso, ad esempio la produzione di energia elettrica nei prossimi anni potrebbero subire un calo del 5–10%.

A causa del ritiro dei ghiacciai e dello scioglimento del permafrost, a quote comprese tra i 2300 e i 2800 metri sul livello del mare si sta aggravando il fenomeno dell’erosione. Le piogge più intense provocano inoltre un incremento del trasporto di sedimenti nei corsi d’acqua e, di conseguenza, anche nei laghi artificiali (trasporto di materiale solido in sospensione e di fondo), accelerando il processo di interramento e aumentando le problematicità ,di per sé già consistenti, dell’asporto dei sedimenti dai bacini artificiali.

A  quesi fenomeni sia aggiunge la variazione del regime idrogeologico e quindi delle portate, tutte da ricalcolare  e rivedere.

Le Alpi hanno un ruolo fondamentale nel bilancio energetico.Secondo un’ipotesi della CIPRA entro il 2050  tutte le Alpi potrebbero raggiungere l’autonomia energetica.  Il territorio alpino possiede molte risorse per far crescere il contributo delle fonti rinnovabili e per  questo occorre continuare o meglio accelerare lo sviluppo delle diverse fonti guardando con attenzione alle risorse presenti e al paesaggio, in modo da mettere al centro le vocazioni delle aree e ricercare il più efficace mix di offerta energetica.Da una parte le Alpi offrono fonti di energia rinnovabili quali l’acqua, il legno e il sole, già efficacemente utilizzate in diverse aree dell’arco alpino. Dall’altra parte invece, l’energia disponibile a livello alpino non viene ancora utilizzata con sufficiente efficienza e oculatezza. Per questo occorrono politiche  e scelte pianificatorie volte a controllare meglio le risorse ambientali .

In questo periodo di cambiamenti epocali, dove le rinnovabili  necessariamente assumeranno sempre più il ruolo di protagoniste, occorre  essere ben informati su cosa sta accadendo sul territorio e al contempo saper andare  oltre la verifica puntuale dei singoli impianti. Infatti ci sarà da comprendere come meglio si adattano le Alpi al cambiamento che vogliamo attuare, quali le potenzialità inespresse, quali i vincoli ambientali ed economici, anche in considerazione delle grandi diversità che le caratterizzano. L’idroelettrico è esemplare per la sua natura controversa.Se da un lato c’è un uso delle risorse idriche che persegue un fine ultimo di energia rinnovabile, dall’altro ce n’è uno che consente la vita economica (per via di fruizione, usi culturali e turismo) di km di valle che dal fiume traggono senso.

La nostra è certamente una sfida di portata epocale verso un modello basato sulle fonti rinnovabili e quindi distribuito e più democratico, più attento all’uso delle risorse presenti nei territori, alla domanda di energia e all’efficienza dei sistemi di gestione di impianti e reti. Per questo  è urgente sostituire centrali obsolete, sostenere le migliori tecnologie, in specie rinnovabili,ma anche contenere la domanda di nuovi impianti, lavorare per la generazione distribuita, lo scambio locale .

Ovunque occorre accompagnare il percorso con un’analisi costi/benefici che sappia cogliere tutti i termini della questione, dai costi diretti di costruzione, di gestione, a quelli indiretti come la fruizione mancata, l’uso turistico impedito, la perdita di valore degli immobili, l’occupazione, la bellezza ambientale, l’equilibrio geologico, geomorfologico e idrologico e il rischio nel suo complesso.


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