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Bonardo e Lavagno -TAV :USCIAMO DALL’ANOMALIA ITALIANA DI UN DIBATTITO TUTTO SCHIACCIATO SULLE GRANDI OPERE !

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Lunch: 11am - 2pm
Dinner: M-Th 5pm - 11pm, Fri-Sat:5pm - 1am

COMUNICATO STAMPA

300x01364069576490NoTav-ValdiSusa“Usciamo dell’anomalia italiana di un dibattito tutto schiacciato sulle grandi opere! – questo è l’appello che Fabio Lavagno, neodeputato di SEL e coordinatore regionale del Piemonte, insieme a Vanda Bonardo, responsabile ambiente e territorio del coordinamento regionale di SEL rivolgono a tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti nel conflitto su grandi opere e infratrutture come la TAV. ”Il tema del trasporto ferroviario pendolare, ad esempio – proseguono gli esponenti di SEL – ad ora non riesce a trovare in alcun modo uno spazio dignitoso nel confronto sulle politiche della mobilità a livello nazionale e regionale. Eppure il bacino della domanda è notevolmente superiore a quello che ogni giorno si sposta sui treni a percorrenza nazionale o internazionale . “

Secondo l’Isfort oltre il 70% della mobilità è su percorsi attorno ai dieci chilometri. Proprio quelli per cui non ci sono quasi mai investimenti, sebbene indispensabili per togliere una quota rilevantissima di spostamenti che oggi avvengono in automobile.

Paradossalmente il problema del trasporto pendolare è che spesso alcuni interventi che potrebbero migliorare significativamente il servizio costano troppo poco, muovono tecnologie di gestione delle reti invece che grandi quantità di terra, presuppongono l’acquisto di treni, invece produzioni di “cemento e tondino”.

“La maggioranza degli italiani, oggi, è convinta che abbiamo più bisogno di piccole opere diffuse che di grandi opere concentrate. Per questo – ricordano Lavagno e Bonardo – proponiamo un atto di coraggio politico: una sorta di disarmo bipartisan che, in questo momento di grandi cambiamenti, sappia affrontare concretamente il nodo delle infrastrutture di cui l’Italia ha veramente bisogno. Per questo occorre avviare in tempi brevi una riflessione collettiva e strutturata che dia spazio alle esigenze prioritarie degli italiani.”

Le grandi opere, al di là del notevole impatto ambientale, presentano un’elevatissima intensità di capitale e tempi di realizzazione molto lunghi. Altre forme di spesa pubblica come gli investimenti su piccole opere, differentemente, costituirebbero importanti volani economici, utili a creare grandi quantità di nuovi posti di lavoro, più qualificati e superiori per dimensioni numeriche rispetto a quanto indotto dalle grandi opere. “In sintesi – concludono Lavagno e Bonardo – ci sono tutti i buoni motivi per fermare l’ostinata rincorsa ad un progetto come quello della TAV Torino-Lione che in un momento molto delicato di crisi economica e politica rischia di diventare un boomerang per l’intero Paese.”


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