Vanda Bonardo

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Accordo TAV Italia-Francia

COMUNICATO STAMPA

Un esempio di ostinazione senza limiti, al di là di ogni ragionevole evidenza

“Mai come in questo caso il potere pubblico ha mostrato ostinazione e caparbietà, al di là di ogni ragionevole evidenza “ questo è il giudizio che gli esponenti di SEL Piemonte Fabio Lavagno e Vanda Bonardo esprimono con rammarico sul risultato dell’accordo di oggi tra Italia e Francia.

I costi del TAV lievitano in modo spropositato: dai 12 miliardi di euro stimati nel 2002 si è passati ai 25 miliardi stimati attualmente.La Torino-Lione, anche in Francia è sempre più contestata e per di più è pervenuta la bocciatura dellla Corte dei Conti francese per gli alti costi e i ricavi a rischio.”In un momento così delicato per le economie dei due Paesi, – proseguono Lavagno e Bonardo – quando ogni giorno arriva una nuova richiesta di sacrifici , è inaudito che i due capi di governo non abbiano deciso perlomeno di rallentare l’evoluzione del progetto per ricercare soluzioni alternative, così come suggerisce la Corte dei Conti francese” .

Gli studi avvalorati dalla Corte dei Conti francese dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno , che i traffici Italia-Francia sono diminuiti in questi anni. Inoltre, secondo le previsioni più rigorose, si assesteranno su livelli di gran lunga inferiori a quelli previsti.Ciononostante, come se non bastasse l’accordo TAV, si è pensato bene di aggiungere al pacchetto il via libera all’utilizzo della galleria di sicurezza del Frejus come tunnel per la circolazione commerciale.Un atto siglato in barba ai principi del protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi, recentemente sottoscritto anche dall’Italia.

“In un Paese con un numero sempre crescente di disoccupati , i pochi denari a disposizione andrebbero spesi ben in altro modo – concludono i dirigenti di SEL Piemonte- Ad esempio, come ricorda il Sole 24 ore del 13 febbraio 2012, per attività di efficienza energetica con un milione di € si generano addirittura 13 posti di lavoro.Mentre nel progetto TAV per ogni milione di €, a quanto pare, si produce meno di 1 posto (0,73) e nemmeno così appetibile da parte dei nostri giovani”

Fabio Lavagno – Coordinatore regionale SEL
Vanda Bonardo – Responsabile regionale Ambiente SEL

RIVA VALDOBBIA -ennesima cementificazione ai piedi del Monte Rosa

Comunicato Stampa

E’ pur vero che la Giunta Regionale del Piemonte in tutta autonomia può decidere le sorti del nostro territorio, tuttavia lascia  molto sconcerto la scelta della Giunta che, su proposta del Vicepresidente ed Assessore all’Urbanistica, Beni Ambientali ed Edilizia Ugo Cavallera, ha approvato la Variante al Piano Regolatore del Comune di Riva Valdobbia. Si tratta dell’ennesimo  progetto  di pesante cementificazione (32.000 mc nell’area dell’ex Miniera di pirite/calcopirite ) che si vuole realizzare in una zona di altissimo valore naturalistico e paesaggistico, riconosciuta  dal Ministero dell’Ambiente. Per il recupero di questo sito minerario sarebbero auspicabili ben altre forme di fruizione più sostenibili.Nel dichiarare la nostra contrarietà a questo ennesimo scempio della montagna esprimiamo il nostro sostegno alle istanze del Comitato “Noi walser, per un turismo sostenibile e responsabile” che quest’anno ha anche ricevuto la Bandiera Verde di  Legambiente per il puntuale presidio territoriale volto a contrastare gli abusi e le speculazioni edilizie a danno del patrimonio naturalistico e ambientale.

Fabio Lavagno – Coordinatore regionale SEL

Vanda Bonardo – Rasponsabile regionale Ambiente SEL

MONCALIERI, la collina che NON vorrei

convegno – novembre 2012
Vanda Bonardo, responsabile Ambiente e Territorio SEL Piemonte

L’incontro, per il tema che affronta, mi offre l’occasione di rilanciare anche in Piemonte la seconda grande campagna nazionale TERRA NOSTRA di Sinistra Ecologia Libertà per la cura e la manutenzione del territorio.
In questi giorni alcune aree (Liguria e Toscana) del nostro Paese sono nuovamente alla prese con gravi fenomeni di esondazioni e frane.Le alluvioni e i continui dissesti,insieme ai sismi sono un’evidente dimostrazione – qualora ce ne fosse ancora bisogno – di come il nostro Paese si mantenga in condizioni di estrema fragilità.
Siamo ad un anno esatto dal disastro di Genova. Il 4 novembre del 2011 sono caduti sulla città 500 mm di pioggia.Nel ’70, all’incirca nello stesso arco temporale ne precipitarono 800/1000 mm, ma con conseguenze ben più ridotte rispetto al 2011. Questo a dimostrazione di come i disastri attuali non possono essere imputabili sempliemente alla sfortuna o escusivamente ai cambiamenti climatici globali. Sarebbe troppo facile e, in qualche modo, anche deresponsabilizzante per il singolo amministratore.Peraltro occorrerebbe avere a portata di mano serie storiche di dati per capire se il cambiamento globale si riverberi direttamente sul regime delle precipitazoni nei singoli bacini. Vista la comlessità della materia, la cautela è d’obbligo.Un fatto però è inconfutabile: a pari di intensità di precipitazioni la risposta del territorio va peggiorando di anno in anno.
E’ enormemente aumentata la fragilità del sistema.In Piemonte l’87% (in Liguria il 99%) dei comuni è a rischio.
La consapevolezza di questo stato di cose richiede un’inversione di rotta per quel che concerne il governo del territorio, con particolarte riferimento al governo dei bacini (pianificazione, uso del territorio come difesa).Con il documento “TERRA NOSTRA “ formuliamo alcune proposte in tal senso. In specifico tra queste:
 una organica riunione interministeriale del CIPE che, d’intesa con le Regioni, riformuli le priorità della legge obiettivo mettendo in testa i piani-stralcio di bacino, una grande opera di “restauro” dei corsi d’acqua
 l’individuazione in ogni Comune degli eventuali interventi urgenti e possibili di delocalizzazione: I Comuni sulla base di direttive regionali dovrebbbero individuare le aree a rischio idraulico e geologico al fine di delocalizzare gli insediamenti a maggiore rischio e impedire che se ne costruiscano altri nelle medesime aree adattando gli strumenti urbanistici con apposite varianti
 una norma da approvare con legge nazionale affinché Regioni e Comuni blocchino da subito nuove costruzioni in tutte le aree di pertinenza fluviale e nelle aree contigue e definiscano misure volte ad arrestare il consumo ulteriore di suolo agricolo. La diffusa “cultura” del cemento e il frequente mancato rispetto delle regole hanno fatto danni.

In altre parole si propone un governo del territorio che, invece di continuare a basarsi sulla cementificazione, intervenga sul’uso del suolo per migliorarne la capacità di reazione .

La legge fondamentale per il Governo di Bacino è tuttora la 183/89 . Essa ha individuato le unità di bacino idrografico come elementi fondamentali per il governo dei fiumi e dei relativi bacini. Contiene tutti gli elementi affinchè si possano produrre politiche che sappiano coniugare il governo del suolo con l’intero ciclo dell’acqua. Al contrario, risultano piuttosto limitative ed inefficaci tutte quelle azioni che circoscrivono il problema all’asta del fiume, o alla “singola collina” negando le ovvie correlazioni con l’intero territorio. I problemi idrologici, idraulici e geomorfologici,in quanto complessi, esigono risposte complesse, non parziali o frammentate.
A questo proposito la letteratura degli ultimi anni ha introdotto il concetto di rischio passivo e attivo. Per aree a rischio passivo si intendono le aree dove il rischio si esplica, invece per aree a rischio attivo sono da intendere le aree dove il rischio si genera.
Le aree a rischio attivo sono distribuite sull’intero territorio e il loro differente utilizzo rende più o meno alto il rischio. Un criterio fondamentale di cui avvalerci per stabilire qual è la situazione di minor rischio attivo è quello di “ un rallentamento dei deflussi”,ovvero trattenere l’acqua il più possibile dove cade.
La copertura vegetale dà un contributo consistente al contenimento della precipitazione,è utile anche all’imbibizione e all’infiltrazione del suolo boscato.
Il Cemagref Grenoble (Centro Ricerca per l’ingegneria dell’agricoltura e dell’ambiente) sottolinea come l’impermeabilizzazione delle superfici tenda ad aumentare i volumi defluiti e in più le reti artificiali di drenaggio rettilinee e a bassa rugosità accorcino i tempi di risposta, esasperando la sensibilità del bacino.Non secondario è l’effetto della fittissima rete di infrastrutture, soprattutto strade, che ha completamente modificato e squilibrato l’assetto dei versanti di colline e montagne (Sarno docet).
Le zone a rischio passivo (quelle dove il rischio si esplica) sono superfici che una volta individuate devono essere messe in sicurezza o meglio, se possibile, sottoposte a delocalizzazione, ma se libere, è indispensabile che siano soggette a vincolo di inedificabilità (legge 267/99 e per il Piemonte circolare 7LAP del 1996 ) e/o di non uso del terreno, anche attraverso espropri con indennizzi.
Da non dimenticare anche quanto ci richiede la recente Direttiva sulla Gestione dei rischi da alluvione (2007/60/CE) e le misure previste dal Piano territoriale di coordinamento.
In estrema sintesi va quindi riaffermato il bisogno di un rigoroso governo del territorio avente come strumento la buona applicazione delle norme esistenti. E’ assurdo pensare di mettere in sicurezza aree a rischio, per poi subito dopo renderle edificabili!
Meglio sarebbe affermare il concetto di “uso del suolo come difesa” ovunque, anche per la collina di Moncalieri.La Collina è un patrimonio ambientale e naturale a ridosso di Torino di estrema importanza.Un bene unico, non riproducibile che presenta per sua natura una grande fragilità ( dovuta a pendenza, instabilità e struttura). Per questo quando si esamina una variante strutturale di questa portata occorre comprendere se :
 la variante è rispettosa dei vincoli posti dalla natura e quindi dalla geomorfologia e dall’idrologia (aspetti geologico, naturalistico e paesaggistico)?
 c’è stata un’attenta valutazione della stabilità dei terreni oltre alle aree più a rischio (III a -7 Lap)?

Inoltre, qual è la domanda d’uso? Poiché l’uso non è una variabile indipendente, Moncalieri ha effettivamente bisogno di crescere dal punto di vista del consumo di suolo?
Nelle persone è sempre più evidente la voglia di verde, la fuga dalla città.Ma, attenzione, tutto ciò non è sempre un bene, soprattutto se le politiche urbanistiche non sono all’altezza dei problemi. Pensiamo ad esempio agli aberranti aumenti di mobilità, indotti dallo sprawl urbano.
Un nuovo edificio, una volta costruito, è per sempre.Rimane, al di là dell’uso (reale o mancato) nel tempo.Il territorio collinare non può essere caricato troppo, anzi meglio sarebbe se si alleggerisse. Nel calcolo del carico urbanistico non ci sono solo le case, vanno inseriti i servizi: parcheggi, strade, trasporti pubblici, sistema fognario ecc. Che cosa è rimasto della rete di rii e fossi scolmatori? Sono ben note le difficoltà di trattamento delle acque reflue della zona. Per me sono ancora vivi i ricordi di quanto in occasione del BIG JUMP, il grande tuffo” nel Po organizzato da Legambiente, s’ incappava in dati scoraggianti sulla qualità delle acque, a causa di percolamenti e immissioni (dirette e non) di scarichi fognari nel fiume .

Interessante e positivo il riutilizzo di ville e cascine, a quando però il catasto delle superfici? Esso è indispensabile per evidenziare le possibilità di riutilizzo.
Ogni trasformazione si deve accompagnare ad una seria valutazione sulla necessità dell’opera . Emblematici in questo senso i dati della provincia di Torino su disaccoppiamento tra consumo di suolo e crescita demografica.

Oggi abbiamo anche un ddl nazionale che affronta il problema del consumo di suolo. Mi riferisco al Disegno di Legge cosiddetto ‘Salvasuoli’. Nei giorni scorsi la Conferenza Stato Regioni lo ha approvato, con sostanziali emendamenti proposti dalle regioni stesse rispetto al testo proposto dal Ministro Catania. La nuova versione del ddl, ora sottoposto al Parlamento per la conversione in Legge entro la scadenza della Legislatura, contiene aspetti fortemente innovativi rispetto all’originario DDL Catania.
Innanzitutto, il suolo è classificato come ‘bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici’. Si tratta di un salto culturale e giuridico rilevantissimo, e non privo di ricadute. Inoltre la legge, a differenza della versione iniziale, tutela tutti i suoli, definendoli ‘agricoli’ in rapporto allo stato di fatto: non, cioè, in rapporto alle destinazioni urbanistiche dei piani vigenti. Inoltre, accogliendo le osservazioni ambientaliste, si stabilisce inequivocabilmente il divieto ai comuni di utilizzare le risorse derivanti da oneri di urbanizzazione per la copertura di spese correnti.

In conclusione, anche con il cenno alla nuova letteratura che si va sviluppando in campo urbanistico a livello nazionale c’ è un esplicito invito a rivedere l’iter dell’intera variante urbanistica

SEL AUGURA BUON ANNO ALLE SCUOLE PIEMONTESI

CON L’AUSPICIO CHE  LE NUOVE INDICAZIONI  MINISTERIALI AIUTINO A RIPORTARE LA SCUOLA  AL  COMPITO DI CRESCITA CULTURALE  DELLA COMUNITA’ CHE LE è PROPRIO

Domani anche in Piemonte inizierà il nuovo anno scolastico.Alle solite carenze che vanno dall’edilizia scolastica agli organici, quest’anno si aggiungerà il caos ingenerato  dalla revisione della spesa pubblica: istituti accorpati fino a mille o più alunni, tagli al personale e ai dirigenti, precari penalizzati.

Questa situazione caotica mal si concilia con le nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, appena pubblicate, anche se ancora all’esame del Consiglio di Stato per un parere.Pur con tutti i limiti del caso, ivi compresa la necessità   di chiarimenti soprattutto per quel che concerne la didattica per competenze e la valutazione – secondo SEL – esse costituiscono un testo innovativo,  nel suo complesso.In particolare, in riferimento alla premessa  (Cultura Scuola Persona), SEL auspica che al più presto si apra  un dibattito nella scuola e nel Paese, ciò in considerazione dell’importanza delle argomentazioni messo in campo .

Finalmente si torna a declinare  la complessità dei fatti educativi nella società contemporanea,e la necessità di formare cittadini competenti,  avendo come riferimento i principi della nostra  Costituzione. Il nuovo testo, infatti, ricostruisce puntualmente, attraverso il riferimento a singoli articoli della Costituzione (2, 30, 33, 34, 117), con esplicito richiamo all’art. 3 comma 2, la funzione pubblica della scuola nel nostro Paese, istituzione deputata alla formazione di ogni persona, alla sua crescita civile e sociale.

Purtuttavia occorre essere consapevoli della loro inutilità qualora non siano supportate da debite misure di accompagnamento.Aumenti mirati degli investimenti nell’istruzione e nella formazione a livello nazionale ed europeo – secondo SEL –  sono uno strumento chiave per uscire dalla crisi economica, sia nell’ottica delle riforme strutturali a lungo termine sia per attenuare l’impatto sociale immediato della crisi.

Il successo  dell’Italia e dell’Europa nel competere sullo scenario globale dipende dalle sue abilità e dalla sua capacità di innovazione e dal rapido passaggio a un’economia della conoscenza a basse emissioni. Per tutto questo è indispensabile una scuola  competente.

Hollande NOTAV o politica del buon senso?

COMUNICATO STAMPA

La notizia secondo cui il Governo francese sarebbe intenzionato ad abbandonare la realizzazione della Torino-Lione, dimostra che la Francia di Hollande si conferma un faro di riferimento in Europa per chi ancora considera la politica come non subordinata ai desiderata dei mercati e ai proclami ideologici.

Quella che si esprime in Francia in queste settimane è una politica che riporta al centro del ragionamento i cittadini, lo stato sociale e una scala di priorità nella programmazione delle opere che privilegia il buon senso. Nel caso della Torino-Lione non solo il costo e la mancata copertura finanziaria appare come deterrente nella sua prosecuzione, ma lo è soprattutto un’analisi dei flussi di traffico.

L’alternativa di una nuova politica, perché l’Italia non si avvicini sempre più ai destini di altri  sciagurati Paesi europei, non può che passare da una seria rigenerazione che riveda le priorità, le pianificazioni e le compatibilità delle proprie scelte.

Fabio Lavagno – Coordinatore regionale SEL

Vanda Bonardo – Rasponsabile regionale Ambiente SEL

AREE PROTETTE: la regione non rispetta le proprie leggi!

Comunicato stampa

DISATTESA LA NORMA SULLA CARTA DELLA NATURA

Domani, 29 giugno 2012 scade il termine ultimo per l’adozione della Carta delle Natura da parte della regione Piemonte e nulla è stato concluso! Natura e Cultura sono i due grandi patrimoni che contraddistinguono il nostro Paese. Il Piemonte in particolare è considerato un “hotspot” ovvero uno dei punti caldi di biodiversità (e quindi importanti) della terra.
Il dettato normativo sulle aree protette (Legge Regionale 29 giugno 2009 n. 19), a tutela del patrimonio naturale piemontese prevede all’Art. 3 comma 2 che Entro tre anni dall’entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale, di concerto con le province, adotta la carta della natura regionale che è approvata dal Consiglio regionale nel rispetto delle procedure previste, per gli strumenti della pianificazione territoriale regionale, dalla vigente legislazione in materia urbanistica e territoriale. Ma, come si poteva supporre, non c’è alcun atto a tale riguardo.
“ La Carta della Natura è un fondamentale strumento di conoscenza e monitoraggio dello stato dell’ambiente naturale del Piemonte. –ricorda Vanda Bonardo responsabile Ambiente di SEL Piemonte.-La realizzazione di questo strumento di conoscenza rappresenta un’opportunità per metterci al passo con molti altri paesi del mondo sviluppato, dotando così le istituzioni di un sistema di raccolta, valutazione, elaborazione delle conoscenze.”
Oltre a fornire fondamentali informazioni sul patrimonio naturale delle aree protette, permette di conoscere tutte quelle emergenze naturalistiche al di fuori del sistema dei parchi, attualmente ignorate dai più. La Carta è anche indispensabile per gli amministratori per quel che concerne la pianificazione territoriale .
Ha dell’incredibile l’atteggiamento di questa Giunta tanto attenta alle istanze liberiste dei pochi , quanto indifferente al bene comune. Anche la Rete Ecologica Regionale, parte fondamentale della Carta, avviata attraverso un altro strumento ( Piano Paesaggistico Regionale) pare sia percepita più come un inciampo che come un aiuto al territorio. Attualmente non è dato sapere dove si sia arenata. Quasi che non si voglia in alcun modo dare cogenza e quindi vincoli da rispettare.
“L’applicazione della normativa avrebbe anche il pregio di favorire e sostenere la ricerca scientifica offrendo occasioni lavorative per giovani naturalisti, forestali, zoologi, botanici, geologi, geometri, architetti.- Dichiara Fabio Lavagno Coordinatore Regionale di SEL – Nuove e qualificate professionalità per i giovani piemontesi che il pubblico, per il ruolo che gli compete, avrebbe il dovere di sostenere anziché snobbare con autosufficienza.”
Un elemento questo della Carta che si aggiunge ad un quadro preoccupante rilevato da SEL Piemonte in più occasioni, dal recente seminario sui parchi, alla manifestazione dei sindacati. “Ribadiamo la netta percezione che volutamente, in tempi brevi, con la scusa della crisi, si vada verso una sorta di dismissione silenziosa di un sistema. – Concludono i dirigenti di SEL- Un segnale di scarsa lungimiranza di questa Giunta non solo inadempiente e inconcludente ma anche poco accorta . Assolutamente incapace di comprendere che in questo modo si perderà un’importante occasione di sviluppo e si contribuirà solamente alla crescita della crisi invece che del PIL e del benessere!”
Fabio Lavagno – Vanda Bonardo (Sinistra Ecologia Libertà Piemonte)

Aree protette: la Regione Piemonte verso la sistematica demolizione

Comunicato Stampa 25 giugno 2012

La politica delle aree protette piemontesi, condotta dalla Giunta Cota, ci preoccupa molto. La netta percezione è che, volutamente in tempi brevi, con la scusa della crisi, si vada verso una sorta di dismissione silenziosa di un sistema che, pur avendo bisogno di una revisione, tutto merita tranne la sdegnosa trascuratezza da parte delle istituzioni e della politica .

Un sistema che in trent’anni di vita ha contribuito a tutelare e far conoscere il meglio del Piemonte in Italia e non solo. Qui sono nati progetti di alto valore scientifico , riconosciuti in tutto il mondo (dalla Banca del Germoplasma al Progetto Lupo, monitoraggi aria, acqua e molto altro), insieme a importanti progetti di promozione dello sviluppo locale e di educazione ambientale per centinaia di migliaia di studenti.

“I segni del decadimento sono piuttosto evidenti – commenta Vanda Bonardo responsabile Ambiente di SEL Piemonte – la banalizzazione del ruolo dei parchi, il commissariamento come logica conseguenza dei criteri scelti per l’elezione dei presidenti, l’assenza di rappresentanze ambientaliste, il blocco delle politiche di sistema, l’oblio di strumenti fondamentali quale la Carta della Natura. Più di tutto il resto è emblematico il cappio messo al collo degli enti. L’inaudito taglio alle risorse e al personale appare oggi in tutta la sua evidenza: una vera e propria condanna a morte.”

Per un buon funzionamento del sistema regionale servirebbero una trentina di milioni di Euro all’anno. L’assessore Casoni ha dichiarato un finanziamento di 20 milioni per il 2012, a conti fatti, però, il totale stanziato ammonta a solo 13 milioni. Tale cifra assolutamente inidonea per il mantenimento dell’esistente (ivi compresi i posti di lavoro) , inaccettabile da tutti i punti di vista.

“Sinistra Ecologia Libertà intende sostenere la vertenza aperta dei sindacati con la manifestazione del 26 giugno. – conclude Fabio Lavagno Coordinatore Regionale di SEL – Per SEL è indispensabile porre sempre più al centro non solo delle politiche ambientali, ma anche di quelle territoriali ordinarie, la questione delle aree protette , della conservazione della natura, dei posti di lavoro ad esse correlati e del rapporto con le popolazioni come modello per una gestione diversa del territorio e dello sviluppo. Un impegno politico affinché al più presto abbia fine la mortificazione che oggi stanno vivendo i parchi e con essi gli operatori e i tanti cittadini che credono nella protezione ambientale.”

Fabio Lavagno – Vanda Bonardo (Sinistra Ecologia Libertà Piemonte)

IL LUPO tra fascino e terrore

Il luporitorno del Lupo nelle Alpi non poteva che destare sentimenti contrastanti. Un conflitto tra opposti sensi, anche con tracce  arcaiche. Spesso, più di quanto non si possa immaginare  ritorna la rappresentazione del lupo come belva. Un’interpretazione insopportabile per una naturalista  per di più ambientalista (sic!), pur tuttavia degna di attenzione dal punto di vista socioeconomico e antropologico. Anzi da indagare e conoscere  soprattutto se si ha l’ambizione di smantellare quei luoghi comuni duri a morire e, al contempo, disvelare i reali problemi dei montanari.

A parlare di “lupo mannaro” inteso come antropofago, a volte ci si mettono anche persone  con una certa cultura e perciò consapevoli delle proprie affermazioni. In casi come questi diventa difficile non pensar male, tanto paiono lontani da  un approccio razionale e scientifico o  semplicemente da una  normale capacità di analisi di fenomeni  e  fatti.

Allo stesso modo fa meraviglia  la confusione tra fatti e commenti, mescolanze che non aiutano  a distinguere una narrazione fantasiosa da ciò che è realmente accaduto, perciò documentato e quindi dimostrabile.

Un conto è recuperare i racconti, le leggende, le storie del passato per darne un’interpretazione  socio-antropologica. Sempre utile ed interessante per capire l’animo umano e la società, così come  ci hanno insegnato Adorno e de Martino con i fondamenti dell’antropologia culturale. Diverso  è insistere su stereotipi e luoghi comuni per alimentare fantasmi e paure, improponibili  nel moderno Piemonte del terzo millennio.  Non è assolutamente vero che il lupo attacca  gli esseri umani addirittura al pari delle pecore. Il lupo è così timido e riservato da tenersi ben lontano dalla nostra specie. E’ un miracolo vederlo.Con questo  modo di pensare si  continua a  considerare  pericoloso per gli umani un animale come il lupo, sebbene in questi anni non ci sia mai stato nelle Alpi nessun caso di attacco alle  persone. Una valutazione difficile da accettare  visto che quotidianamente conviviamo con rischi sia in casa che all’aperto,  tanto enormi quanto incompresi. Percepire la giusta dimensione del rischio e convincere gli altri a farlo, credo sia un impegno minimo per un paese civile.

 Il lupo non è né buono né cattivo, è un animale come un altro. Probabilmente se lo si conoscesse un po’ di più e si studiassero i dati che abbiamo a disposizione (Progetto Lupo Regione Piemonte), si eviterebbero tante sciocchezze. A partire dal 1999 il numero di branchi di lupo presenti sul territorio regionale è aumentato e di conseguenza è cresciuto anche il numero di attacchi al bestiame domestico, pur non in maniera proporzionale.

Esiste una scienza  che ci aiuta a conoscere il comportamento degli animali :  l’etologia. A questa dovremmo affidarci quando vogliamo seriamente parlare di animali, siano essi lupi o cani domestici o quant’altro del regno animale. A partire dalle conoscenze scientifiche dovremmo  iniziare a costruire  una seria strategia per rendere  possibile  una convivenza con il ritorno del lupo.

Anche se modesto, è innegabile il pericolo per le greggi, e  su questo rischio occorre intervenire. Allo stresso modo occorre comprendere il forte patimento dei pastori “onesti” colpiti. Non capire la sofferenza per un gregge distrutto è da sconsiderati, ma la risposta deve essere “di testa”, non “di pancia”.

Occorre intervenire rafforzando quei  progetti  utili ad affrontare  i reali problemi  dovuti al ritorno del lupo nei pascoli montani. Progetti che realizzino monitoraggi continui sul territorio regionale, sui danni verso gli animali domestici. Sono da sostenere le attività di prevenzione, gestione, con team di veterinari come supporto  agli allevatori, insieme a strumenti normativi per un rapido rimborso dei danni subiti. Non ultimi i  premi per gli allevatori virtuosi che gestiscono il pascolo con buone pratiche.

Attività come queste sono contemplate nell’ottimo progetto del Parco Regionale delle Alpi Marittime, che la Regione Piemonte, con poca lungimiranza, ha pensato di troncare interrompendo i finanziamenti  dal 1° gennaio 2012. Un altro progetto importante, per dimensioni e per risultati è il Life WOLFNET , promosso dai parchi dell’Appenino insieme a Legambiente. Due esempi da seguire  e sostenere se si vuole effettivamente il bene della montagna e dei montanari.

In ultimo non va dimenticato che,  laddove c’è la capacità di reggere la sfida della convivenza con il lupo, possono sorgere  nuove e forti  opportunità economiche. Un territorio che tra le sue offerte turistiche sa anche offrire e comunicare la possibilità di incontri con animali selvatici così affascinanti  come il lupo,  non può che trarne giovamento. La dimostrazione concreta è il bellissimo centro faunistico Uomini e Lupi di Entracque che in due anni di attività ha registrato più di 40 mila visitatori. Una potenzialità economica in più per il territorio montano, sarebbe sciocco disdegnarla in un periodo di crisi come questo.

Vanda Bonardo

Responsabile nazionale Alpi Legambiente

 

 

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